Un'intellettuale di Teheran commenta l'ondata repressiva del governo di Ahmadinejad
Scritto per noi da
Nardana Talachian
Oltre
ai tanti problemi economici della gente, aggravati dopo il
razionamento della benzina, va aggiunto un giro di vite sulla, per
così dire, sicurezza che prima di ogni altra cosa colpisce la
privacy e la libertà d’espressione. Solo che questa volta il
regime abbellisce le proprie azioni con gli ingannevoli slogan sulla
sicurezza e cultura sociale.
Un periodo oscuro. Mai
nella storia islamica si è parlato dell’integralismo sciita.
Vuoi per l’esempio offerto dall’Imam Ali (genero del Profeta
Mohammad e primo Imam di sciiti), vuoi per l’influenza della
cultura iraniana cui dopo la conquista degli arabi preferì
assorbire lo sciismo per la sua opposizione ai dogmi dei califfi
dell’epoca. Ma a quanto pare da quando hanno preso le redini i
pasdaran filointegralisti, a qualcuno piace piantare grane seguendo
il modello dei fanatici sunniti. Per prima cosa hanno tappato la
bocca di verità. Sono pochi oggi i quotidiani iraniani
oppositori al governo. L’unica voce autonoma dei riformatori,
Sharq, è stata chiusa la settimana scorsa per aver
intervistato una poetessa lesbica, pur chiedendo scusa nella prima
pagina per cinque giorni consecutivi. Da due anni, con l’inizio
della bella stagione, viene immediatamente limitata la libertà
delle donne, che rischiano di essere arrestate dal reparto di ‘guida
islamica’ della polizia iraniana. Ma non solo donne, quest’anno
anche i maschi in giro con camicette strette e capelli
all’occidentale hanno rischiato la multa e il carcere. I giovani
iraniani, più di due terzi della popolazione del Paese,
vengono repressi con tutti i mezzi possibili. Sono limitate anche le
loro scelte per sfogarsi. Da due settimane i promotori del piano di
sicurezza hanno filtrato il portale web
persianblog che aveva
visto nascere dei talenti che non a caso protestavano contro il
sistema corrotto del Paese. Insomma, un moderno Medioevo
all’iraniana, solo che invece dei roghi esistono torture fisiche,
lunghi anni di carcere ed addirittura impiccagione. Quest’ultima è
la cattiva sorte di più di 150 iraniani nel 2007, e si dice
che sia ancora lunga la lista delle esecuzioni. Gli ultrateocratici
del regime iraniano sclegono la sentenza di morte per ogni tipo di
crimine, che sia assassinio, traffico di droghe, stupro o protesta
contro la corruzione del governo. Un palese abuso delle leggi
religiose esattamente come avveniva nell’età buia
occidentale.
Interpretazioni e religione. Nel
Corano ci sono chiari riferimenti per la pena che spetta agli
assassini, adulteri e ladri, che purtroppo non ha niente a che vedere
con la legislazione iraniana. Per alcuni esponenti religiosi iraniani
della diaspora, o rinchiusi nella città di Qom, le pene
islamiche vanno applicate in una società dove non ci sia
povertà e miseria, e dove tutti i ceti della società
possano godere il minimo di benessere. Oltretutto, secondo loro,
tutte le mosse del governo islamico devono corrispondere ai canoni
islamici.
Secondo
il Corano, nel contrappasso, c’è la possibilità di
vita. Anche se lo stesso libro sacro raccomanda i fedeli ad essere
indulgenti e perdonatori:
Se
sopporterete con pazienza, ciò sarà [ancora] meglio per
coloro che sono stati pazienti (XVI Sura, 126). D’altro canto
non si tratta di una novità in materia religiosa. Quella
islamica è esattamente la stessa legge divina riportata nella
Bibbia:
Facemmo
scendere la Torâh, fonte di guida e di luce. Con essa
giudicavano tra i giudei, i profeti sottomessi ad Allah, e i rabbini
e i dottori: [giudicavano] in base a quella parte dei precetti di
Allah che era stata loro affidata e della quale erano testimoni. Non
temete gli uomini, ma temete Me. E non svendete a vil prezzo i segni
Miei. Coloro che non giudicano secondo quello che Allah ha fatto
scendere, questi sono i miscredenti. Per loro [giudei e
cristiani] prescrivemmo vita per vita, occhio per occhio, naso per
naso, orecchio per orecchio, dente per dente e il contrappasso per le
ferite. Quanto a colui che vi rinuncia per amor di Allah, varrà
per lui come espiazione. Coloro che non giudicano secondo quello che
Allah ha fatto scendere, questi sono gli ingiusti (IV Sura,
44-45).
Popoli e governi. I
pragmatici iraniani, però, non esitano a manipolare la legge
divina per portare avanti le politiche della repressione soprattutto
contro gli oppositori.
Lo
scorso mese il capo della polizia della capitale, Bahram Radan ed il
capo procuratore di Teheran, Saeed Mortazavi, sono stati ospiti di un
programma sul terzo canale dell’Irib, seguito dalla maggioranza dei
giovani. Per tre sere si è discusso di vari aspetti del piano
di sicurezza. Sono andate in onda le scene della caccia ai malviventi
nella down town di Teheran, le interviste con dodici delinquenti,
pochi minuti prima di un’impiccagione collettiva, e le
testimonianze delle ragazze e donne stuprate e violentate. L’opinione
pubblica iraniana, però, sembra condividere quest’aspetto
del piano di sicurezza, perché garantisce, appunto, la loro
sicurezza a condizione che siano solo i malviventi a pagare con la
vita le violenze commesse. Anche se, secondo i sociologi iraniani,
questa maratona delle esecuzioni capitali non potrà avere un
effetto duraturo e prima o poi istigherebbe alle azioni di vendetta e
ritorsioni sia contro il popolo che lo stesso governo.
Indifferente
alle critiche interne e sordo alle voci di protesta che arrivano
dall’estero, l’Iran di Ahmadinejad è deciso a ripercorrere
le orme di un medioevo scuro.