10/08/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Un'intellettuale di Teheran commenta l'ondata repressiva del governo di Ahmadinejad
Scritto per noi da
Nardana Talachian 
 
Oltre ai tanti problemi economici della gente, aggravati dopo il razionamento della benzina, va aggiunto un giro di vite sulla, per così dire, sicurezza che prima di ogni altra cosa colpisce la privacy e la libertà d’espressione. Solo che questa volta il regime abbellisce le proprie azioni con gli ingannevoli slogan sulla sicurezza e cultura sociale.
 
donne velate a teheranUn periodo oscuro. Mai nella storia islamica si è parlato dell’integralismo sciita. Vuoi per l’esempio offerto dall’Imam Ali (genero del Profeta Mohammad e primo Imam di sciiti), vuoi per l’influenza della cultura iraniana cui dopo la conquista degli arabi preferì assorbire lo sciismo per la sua opposizione ai dogmi dei califfi dell’epoca. Ma a quanto pare da quando hanno preso le redini i pasdaran filointegralisti, a qualcuno piace piantare grane seguendo il modello dei fanatici sunniti. Per prima cosa hanno tappato la bocca di verità. Sono pochi oggi i quotidiani iraniani oppositori al governo. L’unica voce autonoma dei riformatori, Sharq, è stata chiusa la settimana scorsa per aver intervistato una poetessa lesbica, pur chiedendo scusa nella prima pagina per cinque giorni consecutivi. Da due anni, con l’inizio della bella stagione, viene immediatamente limitata la libertà delle donne, che rischiano di essere arrestate dal reparto di ‘guida islamica’ della polizia iraniana. Ma non solo donne, quest’anno anche i maschi in giro con camicette strette e capelli all’occidentale hanno rischiato la multa e il carcere. I giovani iraniani, più di due terzi della popolazione del Paese, vengono repressi con tutti i mezzi possibili. Sono limitate anche le loro scelte per sfogarsi. Da due settimane i promotori del piano di sicurezza hanno filtrato il portale web persianblog che aveva visto nascere dei talenti che non a caso protestavano contro il sistema corrotto del Paese. Insomma, un moderno Medioevo all’iraniana, solo che invece dei roghi esistono torture fisiche, lunghi anni di carcere ed addirittura impiccagione. Quest’ultima è la cattiva sorte di più di 150 iraniani nel 2007, e si dice che sia ancora lunga la lista delle esecuzioni. Gli ultrateocratici del regime iraniano sclegono la sentenza di morte per ogni tipo di crimine, che sia assassinio, traffico di droghe, stupro o protesta contro la corruzione del governo. Un palese abuso delle leggi religiose esattamente come avveniva nell’età buia occidentale.

un uomo giustiziato a teheranInterpretazioni e religione. Nel Corano ci sono chiari riferimenti per la pena che spetta agli assassini, adulteri e ladri, che purtroppo non ha niente a che vedere con la legislazione iraniana. Per alcuni esponenti religiosi iraniani della diaspora, o rinchiusi nella città di Qom, le pene islamiche vanno applicate in una società dove non ci sia povertà e miseria, e dove tutti i ceti della società possano godere il minimo di benessere. Oltretutto, secondo loro, tutte le mosse del governo islamico devono corrispondere ai canoni islamici.
Secondo il Corano, nel contrappasso, c’è la possibilità di vita. Anche se lo stesso libro sacro raccomanda i fedeli ad essere indulgenti e perdonatori: Se sopporterete con pazienza, ciò sarà [ancora] meglio per coloro che sono stati pazienti (XVI Sura, 126). D’altro canto non si tratta di una novità in materia religiosa. Quella islamica è esattamente la stessa legge divina riportata nella Bibbia:
Facemmo scendere la Torâh, fonte di guida e di luce. Con essa giudicavano tra i giudei, i profeti sottomessi ad Allah, e i rabbini e i dottori: [giudicavano] in base a quella parte dei precetti di Allah che era stata loro affidata e della quale erano testimoni. Non temete gli uomini, ma temete Me. E non svendete a vil prezzo i segni Miei. Coloro che non giudicano secondo quello che Allah ha fatto scendere, questi sono i miscredenti. Per loro [giudei e cristiani] prescrivemmo vita per vita, occhio per occhio, naso per naso, orecchio per orecchio, dente per dente e il contrappasso per le ferite. Quanto a colui che vi rinuncia per amor di Allah, varrà per lui come espiazione. Coloro che non giudicano secondo quello che Allah ha fatto scendere, questi sono gli ingiusti (IV Sura, 44-45).
 
il presidenete iraniano ahmadinejadPopoli e governi. I pragmatici iraniani, però, non esitano a manipolare la legge divina per portare avanti le politiche della repressione soprattutto contro gli oppositori. Lo scorso mese il capo della polizia della capitale, Bahram Radan ed il capo procuratore di Teheran, Saeed Mortazavi, sono stati ospiti di un programma sul terzo canale dell’Irib, seguito dalla maggioranza dei giovani. Per tre sere si è discusso di vari aspetti del piano di sicurezza. Sono andate in onda le scene della caccia ai malviventi nella down town di Teheran, le interviste con dodici delinquenti, pochi minuti prima di un’impiccagione collettiva, e le testimonianze delle ragazze e donne stuprate e violentate. L’opinione pubblica iraniana, però, sembra condividere quest’aspetto del piano di sicurezza, perché garantisce, appunto, la loro sicurezza a condizione che siano solo i malviventi a pagare con la vita le violenze commesse. Anche se, secondo i sociologi iraniani, questa maratona delle esecuzioni capitali non potrà avere un effetto duraturo e prima o poi istigherebbe alle azioni di vendetta e ritorsioni sia contro il popolo che lo stesso governo.
Indifferente alle critiche interne e sordo alle voci di protesta che arrivano dall’estero, l’Iran di Ahmadinejad è deciso a ripercorrere le orme di un medioevo scuro.
Parole chiave: iran, pena di morte, velo islamico, ahmadinejad
Categoria: Diritti, Donne, Popoli
Luogo: Iran
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