Argentina: Luis Patti, subcomisario di polizia durante la dittatura, oggi è un deputato. A PeaceReporter il commento di Massimo Carlotto
Scritto per noi da
Silvina Grippaldi

Aumentare la sicurezza in Argentina si può: basta che la polizia usi gli stessi
metodi degli anni '70.
L'auspicio di un ritorno alla violenza della dittatura viene da Luis Patti, ex
poliziotto, scampato alla giustizia per le leggi sull'impunità. Da due settimane,
la Corte Suprema di Giustizia ha in mano l'inchiesta sull’ex agente della dittatura,
deputato eletto con 350 mila voti nel 2005 e candidato alle elezioni di giugno
2007 come governatore della Provincia di Buenos Aires per il partito di destra,
da lui fondato, Partido Unidad Federalista.
I giudici dovranno decidere se autorizzare Luis Patti, eletto democraticamente,
ad assumere la sua carica, nonostante la sua carriera da repressore nella dittatura
militare. Luis Patti è accusato di aver partecipato attivamente al sequestro,
tortura e uccisione di diverse persone, fra cui i dirigenti Osvaldo Cambiasso
ed Eduardo Pereyra Rossi. Non è mai stato condannato, perché le leggi di Punto
Final e Obediencia Debida hanno permesso che i repressori argentini non avessero
un processo vero e proprio né tanto meno una condanna.
Carmen Argibay, ministra della Corte Suprema, ha anticipato che Luis Patti non
ha una condanna e siccome in Argentina non esiste una legge che impedisca a qualcuno
di candidarsi, questa persona può esercitare il suo mandato. I 164 deputati che
hanno aperto la causa contro l’ex repressore, hanno annunciato che se la Corte
Suprema autorizzerà Luis Patti a entrare nella Camera dei Deputati, si rivolgeranno
alla Corte Interamericana, perché lo stato argentino si adegui alle normative
internazionali per garantire i diritti umani. Le associazioni umanitarie argentine
hanno fatto richiesta perché il caso di Luis Patti e di un altro ex repressore,
Antonio Bussi, vengano contemplati con uno sguardo di eccezionalità, tenendo conto
che potrebbero creare un precedente in futuro.
A PeaceReporter il commento dello scrittore
Massimo Carlotto
Quando un paese soffre la tragedia della dittatura e, una volta ripristinata
la democrazia, non riesce a fare i conti con la propria storia, è destinato a
sviluppare una società "malata", contraddittoria, in grado di produrre situazioni
apparentemente assurde ma in realtà frutto delle ambiguità del passaggio di consegne
tra golpisti e governi legittimi. L'Argentina è il più eclatante degli esempi.
Dopo la sanguinosa dittatura militare che seminò terrore e morte dal '76 all'83
e le vergognose leggi che garantirono l'impunità alla stragrande maggioranza
della struttura repressiva e dei suoi complici, abbiamo assistito a una lenta
ma inesorabile ricollocazione sociale e politica di coloro che praticarono la
desaparicion per sterminare un'intera generazione. Ogni battaglia delle associazioni
di difesa dei diritti umani è stata durissima in questa nuova democrazia argentina
per arrivare a ottenere modestissimi risultati. Ancora oggi la verità è un concetto
astratto, i bambini rapiti negli anni della dittatura, nella stragrande maggioranza,
ancora non sanno di essere figli di desaparecidos, spesso partoriti nelle prigioni
clandestine. Nel momento
in cui sparisce, nel senso che viene sequestrato e certamente ucciso, un importante
testimone nel processo contro Echecolatz, uno dei principi della tortura, si ritorna
a parlare di Luis Abelardo Patti. Patti è un vecchio attrezzo della desaparicion,
sequestrò, torturò, uccise. Non fu punito e ora vorrebbe sedere in parlamento
a difendere la democrazia con gli stessi metodi della dittatura. Non solo lo pensa
ma usa questi argomenti per farsi propaganda politica. I soliti nomi si oppongono
ma
se non si mobilita (come al solito) l'opinione pubblica europea non succederà
nulla di significativo perché l'Argentina è malata grave in campo democratico.
Non riesce a imporla e a ristabilire quanto meno la decenza.