09/08/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Ma alla sbarra. Perché la Johnson&Johnson le ha fatto causa per l'uso del simbolo sui suoi prodotti sanitari
Il simbolo della croce rossa è sinonimo di soccorso d'emergenza e aiuti umanitari. Di pace, insomma. Ma per i diritti sul suo utilizzo è iniziata ora una guerra, seppur a colpi di carte bollate. Protagonisti: da una parte l'azienda farmaceutica Johnson&Johnson, dall'altra la sezione statunitense della Croce Rossa. Dopo mesi di infruttuose trattative, il colosso dell'industria sanitaria ha fatto causa all'organizzazione umanitaria perché, con il suo logo identico, l'American Red Cross vende prodotti di pronto soccorso che entrano in competizione con il business della multinazionale.

Una serie di prodotti sanitari dell'American Red CrossLa denuncia. Nella causa, depositata mercoledì 8 agosto presso una corte federale di New York, la J&J denuncia la Croce Rossa per aver violato un accordo che i due gruppi stipularono nel 1895. L'intesa, secondo i documenti presentati dai legali della compagnia, riconosceva il diritto esclusivo della J&J a utilizzare il simbolo della croce greca come “marchio di fabbrica per prodotti chimici, chirurgici e farmaceutici di qualsiasi tipo”. Per oltre un secolo, finché l'American Red Cross si è limitata a usare il simbolo nelle sue attività umanitarie durante guerre ed emergenze, la J&J non ha avuto niente da ridire. Ma nel 2004 la sezione Usa dell'organizzazione internazionale ha iniziato a vendere prodotti sanitari con il suo marchio: spazzolini, kit di primo soccorso, guanti igienici, cerotti. La stessa tipologia di prodotti che la J&J caratterizza con la “sua” croce rossa.

Un vecchio poster della Croce Rossa statunitenseLe reazioni delle due parti. “Stiamo parlando di una deviazione da un accordo duraturo di collaborazione sull'uso di questo marchio, e della loro decisione di commercializzarlo per profitto”, ha detto un portavoce della J&J aggiungendo che la compagnia si dispiace di essere arrivata alle vie legali. Oltre alla consegna dei prodotti dell'American Red Cross ancora sugli scaffali, la J&J chiede che le vengano girati tutti i profitti delle vendite avvenute finora. In un comunicato stampa, il presidente della Croce Rossa statunitense Mark Everson ha definito “oscena” la richiesta dell'azienda farmaceutica, e ha difeso la sua organizzazione spiegando che i proventi derivanti da quei prodotti servono per finanziare le attività umanitarie.

Un kit di primo soccorso della Johnson&JohnsonL'accordo originario. L'uso del simbolo incriminato è conteso da fine Ottocento. La Croce Rossa americana ha iniziato a usarlo dalla sua nascita, nel 1881. Ma solo nel 1900 è arrivato il riconoscimento ufficiale del Congresso. Così, quando la Johnson&Johnson iniziò a usare la croce rossa su alcuni suoi prodotti nel 1887, si venne a creare una situazione ambigua. I due gruppi si accordarono otto anni dopo: a voi le attività umanitarie, a noi i prodotti. Ora la J&J sostiene che “gestire un'impresa commerciale o d'affari non è e non è mai stato uno degli scopi dell'American Red Cross”. I tempi, evidentemente, sono cambiati. Starà al giudice decidere quanto.
 

Alessandro Ursic

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