09/08/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Polizia ed esercito schierati nella capitale. Il generale Musharraf potrebbe rinviare le elezioni che è destinato a perdere
Il generale Musharraf, che governa il Pakistan dal colpo di stato dell'ottobre del 1999, stretto ma ambiguo alleato degli Stati Uniti nella guerra al terrorismo, potrebbe dichiarare da un momento all'altro lo stato di emergenza nel paese.
 
il generale Musharraf
Chaudry Shjaat Hussain, presidente della Lega pachistana musulmana, il partito al potere in Pakistan, ha smentito le voci diffuse oggi da una televisione indiana sulla proclamazione imminente dello stato di emergenza nel paese. ''Non c'è nessuna possibilità che il presidente Pervez Musharraf dichiari lo stato di emergenza'', ha puntualizzato Hussein.
Anche il ministro dell'informazione è stato costretto a precipitarsi nella sede della televisione nazionale pachistana per dare la smentita al prossimo colpo di mano del presidente: "Nessuno stato di emergenza verrà dichiarato nel Paese", ha detto Mohammad Ali Durrani, "ci sono state pressioni sul presidente Musharraf perché dichiarasse lo stato di emergenza, vista la situazione, ma oramai il Pakistan è avviato sulla strada della democrazia, e non ci sarà nessun passo indietro: le elezioni sono la priorità del presidente".
Ma è proprio la quasi certezza di perdere le elezioni, che potrebbe indurre il presidente pachistano all'ennesimo colpo di teatro. La settimana scorsa, la Corte Suprema ha reintegrato il giudice Iftikhar Chaudry alla presidenza della corte suprema dopo che il presidente Musharraf lo aveva destituito. Ed era stata proprio la sua destituzione a farne un eroe popolare acclamato ovunque andasse da folle oceaniche come il leader della futura democrazia pachistana. Oltre a Chaudry, è tornato in campo il capo della Alleanza per il ripristino della democrazia Javed Hashmi, liberato sabato scorso proprio dalla stessa corte suprema.
 
Ma la voce sulla proclamazione dello stato di emergenza, su cui l'emittente araba Al Jazeera ha insistito molto negli ultimi giorni, si fa sempre più insistente dopo l'annullamento del previsto viaggio di oggi del generale golpista in Afghanistan per assistere ai lavori della grande jirga per la pace e soprattutto dopo che nella capitale pakistana Islamabad sono state dispiegate truppe dell'esercito e diversi plotoni di polizia.
Il presidente pachistano, secondo la costituzione, potrebbe dichiarare lo stato di emergenza nel caso di gravi pericoli per la nazione. E lo stato di emergenza introdurrebbe pesanti restrizioni alle libertà personali e alla libertà di informazione. Ma soprattutto, grazie all'imposizione dello stato di emergenza, Musharraf potrebbe rinviare le elezioni previste per la fine di quest'anno.

manifestazione contro MusharrafUna mossa che risolverebbe all'alleato di Washington i gravi problemi interni e la verticale caduta di popolarità che il presidente generale ha subito, grazie all'affermazione dei suoi due nemici interni, che da fronti opposti spingono verso il medesimo risultato: sia il movimento per la democrazia che i partiti islamisti vorrebbero un Pakistan svincolato dal potente alleato statunitense. E proprio l'alleanza con gli Usa è la causa della caduta di popolarità del presidente-generale, costretto a subire pesantissime ingerenze interne e addirittura bombardamenti delle regioni del sud del Pakistan da parte delle forze Usa.

Il destino elettorale di Musharraf è indirizzato verso una pesante sconfitta, e l'unica possibilità per rimanere attaccato al potere conquistato con la forza è quella di far slittare le elezioni grazie allo stato di emergenza. Una soluzione che a Washington non dispiacerebbe, visto che le alternative possibili per il dopo elezioni in Pakistan sono la presa del potere da parte dei partiti islamisti e il conseguente rafforzarsi dei legami mai sciolti tra i talebani e i servizi segreti del governo. Oppure l'affermazione dei partiti democratici, che certamente metterebbero in discussione il ruolo di base militare e di sottomissione totale alle volontà dell'amministrazione Bush.

"La dichiarazione dello stato di emergenza sarebbe un passo enorme, e spero che il governo ci pensi più volte prima di farlo", ha dichiarato l'ex presidente e leader del Partito popolare pachistano Benazir Bhutto dagli Emirati Arabi dov'è in esilio. Un avvertimento pesante quello dell'ex premier, che negli ultimi mesi sotto la spinta degli inglesi e degli Usa aveva cominciato un processo di avvicinamento al generale, nel disperato tentativo di salvarne il compromesso ruolo politico proprio in vista delle prossime elezioni.
 
Beniamino Capro
 
Categoria: Guerra, Politica
Luogo: Pakistan