Polizia ed esercito schierati nella capitale. Il generale Musharraf potrebbe rinviare le elezioni che è destinato a perdere
Il generale Musharraf, che governa il
Pakistan dal colpo di stato dell'ottobre del 1999, stretto ma ambiguo
alleato degli Stati Uniti nella guerra al terrorismo, potrebbe
dichiarare da un momento all'altro lo stato di emergenza nel paese.
Chaudry Shjaat Hussain, presidente della Lega pachistana musulmana, il
partito al potere in Pakistan, ha smentito le voci diffuse oggi da una
televisione indiana sulla proclamazione imminente dello stato di
emergenza nel paese. ''Non c'è nessuna possibilità che il presidente
Pervez Musharraf dichiari lo stato di emergenza'', ha puntualizzato
Hussein.
Anche il ministro dell'informazione è stato costretto a precipitarsi nella sede
della televisione nazionale pachistana per dare la smentita al prossimo colpo
di mano del presidente: "Nessuno stato di emergenza verrà dichiarato nel Paese",
ha detto Mohammad Ali Durrani, "ci sono state pressioni sul presidente Musharraf
perché dichiarasse lo stato di emergenza, vista la situazione, ma oramai il Pakistan
è avviato sulla strada della democrazia, e non ci sarà nessun passo indietro:
le elezioni sono la priorità del presidente".
Ma è proprio la quasi certezza di perdere le elezioni, che potrebbe indurre il
presidente pachistano all'ennesimo colpo di teatro. La settimana scorsa, la Corte
Suprema ha reintegrato il giudice
Iftikhar Chaudry alla presidenza della corte suprema dopo che il presidente Musharraf
lo aveva destituito. Ed era stata proprio la sua destituzione a farne un eroe
popolare acclamato ovunque andasse da folle oceaniche come il leader della futura
democrazia pachistana. Oltre a Chaudry, è tornato in campo il capo della Alleanza
per il ripristino della democrazia Javed Hashmi, liberato sabato scorso proprio
dalla stessa corte suprema.
Ma la voce sulla proclamazione dello stato di emergenza, su cui l'emittente araba
Al Jazeera ha insistito molto negli ultimi giorni, si fa sempre più
insistente dopo l'annullamento del previsto viaggio di oggi del
generale golpista in Afghanistan per assistere ai lavori della grande
jirga per la pace e soprattutto dopo che nella capitale pakistana
Islamabad sono state dispiegate truppe dell'esercito e diversi
plotoni di polizia.
Il presidente pachistano, secondo la
costituzione, potrebbe dichiarare lo stato di emergenza nel caso di
gravi pericoli per la nazione. E lo stato di emergenza introdurrebbe
pesanti restrizioni alle libertà personali e alla libertà
di informazione. Ma soprattutto, grazie all'imposizione dello stato
di emergenza, Musharraf potrebbe rinviare le elezioni previste per la
fine di quest'anno.

Una mossa che risolverebbe all'alleato
di Washington i gravi problemi interni e la verticale caduta di
popolarità che il presidente generale ha subito, grazie
all'affermazione dei suoi due nemici interni, che da fronti opposti
spingono verso il medesimo risultato: sia il movimento per la
democrazia che i partiti islamisti vorrebbero un Pakistan svincolato
dal potente alleato statunitense. E proprio l'alleanza con gli Usa è
la causa della caduta di popolarità del presidente-generale,
costretto a subire pesantissime ingerenze interne e addirittura
bombardamenti delle regioni del sud del Pakistan da parte delle forze
Usa.
Il destino elettorale di Musharraf è
indirizzato verso una pesante sconfitta, e l'unica possibilità
per rimanere attaccato al potere conquistato con la forza è
quella di far slittare le elezioni grazie allo stato di emergenza.
Una soluzione che a Washington non dispiacerebbe, visto che le
alternative possibili per il dopo elezioni in Pakistan sono la presa
del potere da parte dei partiti islamisti e il conseguente
rafforzarsi dei legami mai sciolti tra i talebani e i servizi segreti
del governo. Oppure l'affermazione dei partiti democratici, che
certamente metterebbero in discussione il ruolo di base militare e di
sottomissione totale alle volontà dell'amministrazione Bush.
"La dichiarazione dello stato di
emergenza sarebbe un passo enorme, e spero che il governo ci pensi
più volte prima di farlo", ha dichiarato l'ex presidente
e leader del Partito popolare pachistano Benazir Bhutto dagli Emirati
Arabi dov'è in esilio. Un avvertimento pesante quello dell'ex
premier, che negli ultimi mesi sotto la spinta degli inglesi e degli
Usa aveva cominciato un processo di avvicinamento al generale, nel
disperato tentativo di salvarne il compromesso ruolo politico proprio in vista
delle prossime elezioni.