27/12/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Ogni anno migliaia di minatori cinesi muoiono sul lavoro. Il bilancio del 2004
Un guasto al sistema di ventilazione, una frana o un’esplosione e i tunnel a centinaia di metri sotto terra si trasformano in trappole mortali. Secondo lo State Administration of Work Safety, da gennaio a novembre quest’anno le vittime fra i minatori cinesi sono state 5.286: le ventottomila miniere della Repubblica Popolare, il più grande produttore e consumatore di carbone, sono dunque le più minatore pericolose al mondo. Il China Labour Bulletin (CLB), organizzazione per i diritti dei lavoratori con sede a Hong Kong, ha pubblicato in questi giorni il rapporto “Miniere di carbone cinesi: luoghi di lavoro o tombe?”, che è il bilancio di un tragico 2004.
 
Causa degli incidenti sono sempre i bassissimi standard di sicurezza. Lo State Administration of Work Safety ha stabilito delle regole di manutenzione che però vengono ignorate dalle compagnie minerarie e dalle autorità statali che spesso le controllano. L’ultima tragedia è avvenuta pochi giorni fa, il 20 dicembre, nella provincia sud-occidentale del Sichuan, quando un guasto improvviso ha causato 14 morti e tre feriti.  Solo dieci giorni prima altre 33 persone erano rimaste uccise in un’esplosione nello Shanxi, nel cuore del Paese. Uguale scenario il 28 novembre, giorno del disastro minerario più grave degli ultimi cinque anni: addirittura 166 lavoratori sono soffocati a otto chilometri di profondità nella grande miniera di Chenjiashan, sempre nello Shanxi. Qui tre anni prima un’altra esplosione aveva fatto 38 vittime.
 
I minatori non possono rifiutarsi di lavorare anche quando sanno che qualcosa può non funzionare. Il fratello di un disperso di Chenjiashan, anche lui minatore, ha dichiarato: “Sapevo che era scoppiato un piccolo incendio, così dissi a mio fratello Li di non scendere in miniera. Lui rispose che non poteva rifiutarsi, temeva che gli diminuissero la paga mensile. Così è andato e non tornerà più”. Li lavorava quindici ore al giorno con un solo giorno di riposo al mese e per uno stipendio di 800/1000 yuan (72/90 euro).
 
minieraSpesso le autorità falsificano il numero delle vittime. Un abitante di Chenjiashan ha detto: “Forse i minatori intrappolati erano molti di più, come nel precedente incidente del 2001. Anche gli operai che riescono a salvarsi non raccontano la verità ai giornalisti perché temono ripercussioni da parte dei capi”. Nel giugno 2004 una fonte del governo ha confessato al China Labour Bulletin che molte morti non vengono registrate e che il numero reale di vittime in miniera potrebbe essere di ventimila l’anno. Il CLB ha così condotto un’inchiesta provando che quello stesso mese tre incidenti non erano stati comunicati dalle autorità e che dodici corpi erano stati fatti sparire. Il governo ha pagato il silenzio delle famiglie con somme tra i 75mila ai 144mila yuan (7mila -13mila euro). Gran parte dei minatori, tra l’altro, provengono dalle aree rurali. Non dispongono di documenti e vengono impiegati in modo temporaneo.
 
Il 20 ottobre un’altra forte deflagrazione a Doping, nella provincia centrale dell’Henan, ha provocato 148 morti. Una donna ha raccontato: “Mio marito ha regioni cinesi iniziato a fare il minatore quando ci hanno portato via la terra per scavare la miniera e costruire un agglomerato di edifici. Oltre 60 famiglie sono state sfollate. Adesso lui non c’è più e non ho neanche un posto in cui vivere”.
La maggior parte delle tragedie avvengono in piccole miniere abusive, che stanno comparendo in varie zone del Paese: sono anche queste una risposta alla domanda di elettricità di un gigante in crescita.
 
Moltissimi minatori soffrono di gravi danni alla salute: oltre la metà degli affetti nel mondo da pneumoconiosi (una malattia dei polmoni causata dall’inalazione di polveri) vive in Cina. Qui si registrano oltre 15mila casi ogni anno e almeno 200mila malati non sono in grado di curarsi per l’estrema povertà.
Le tristi vicende dei minatori riportano, dunque, l’attenzione sulle condizioni di lavoro nella Repubblica Popolare. Anche in altri settori gli standard di sicurezza sono pessimi e altrettanto frequenti gli incidenti. Come nelle fabbriche di fuochi d’artificio che impiegano soprattutto donne delle campagne: sempre secondo le statistiche ufficiali, nei primi sei mesi del 2004  sono state registrate 70 esplosioni in cui hanno perso la vita 153 persone.

Francesca Lancini

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