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Malgrado le incoraggianti sensibilità politiche al tema degli effetti indiscriminati
delle munizioni cluster, come tutte le argomentazioni che abbracciano temi legati
alla difesa e al disarmo, anche la campagna per la loro messa al bando deve fare
i conti con meccanismi di discussione che soffrono della diffidenza e della resistenza
ad affrontare argomenti di questo tipo con chiarezza, senza celarsi dietro imminenti
scenari di guerra o segreti strategico-militari. A riprova di ciò l’assenza pressoché
costante degli addetti militari in contesti di confronto con la società civile,
e la mancata disponibilità a fornire i dati necessari anche alla stesura di possibili
disegni di legge ove, nelle more di questi fossero indispensabili alla completezza
della proposta. Non darli, infatti, equivale a riservarsi la possibilità di fare
un appunto sulla mancanza di previsioni di spesa. In sintesi tutto si risolve
nel ritardare il percorso della legge di messa la bando. Nei consessi negoziali
internazionali queste dinamiche si trasformano in un’interminabile posticipo con
il risultato oggettivo di non rispondere in tempi utili alle crisi umanitarie
create dalle armi con effetti indiscriminati.
Dopo Ginevra. A seguito dei deludenti risultati della Conferenza di Ginevra, la Norvegia ha
deciso di organizzare una conferenza internazionale per avviare i negoziati sulla
messa al bando delle cluster bombs. Alla Conferenza, che si è svolta ad Oslo dal
21 al 23 febbraio scorso, hanno partecipato 49 Paesi e 50 Organizzazioni non governative.
Al termine della Conferenza, 46 Paesi, fra i quali l'Italia, hanno sottoscritto
una Dichiarazione nella quale si impegnano a «concludere entro il 2008 uno strumento
internazionale vincolante che preveda il divieto dell'uso, della produzione, del
trasferimento e dello stoccaggio delle munizioni a grappolo che causano danni
inaccettabili ai civili». Settanta Paesi hanno partecipato alla seconda tappa
del Processo che si è svolta a Lima dal 23-25 maggio 2007.
La risoluzione Siniscalchi 7-00219. Approvata all’unanimità dalla Commissioni Esteri della Camera malgrado le resistenze
del Governo “considera il Processo di Oslo il Foro multilaterale appropriato per
il raggiungimento di uno specifico trattato per la messa al bando delle munizioni
a grappolo” richiamando le nostre delegazioni diplomatiche a tener conto di un
indirizzo politico Parlamentare di definitiva legittimazione di questo processo.
Una vittoria della società civile che ha risposto all’appello di sostegno alla
messa al bando di queste armi con 50.000 adesioni in pochi mesi.
* Giuseppe Schiavello è Direttore della Campagna italiana contro le mine