07/08/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



I passi in avanti dell'Italia e l'opinione del direttore della Campagna italiana contro le mine
 
Scritto per noi da
Giuseppe Schiavello *

Malgrado le incoraggianti sensibilità politiche al tema degli effetti indiscriminati delle munizioni cluster, come tutte le argomentazioni che abbracciano temi legati alla difesa e al disarmo, anche la campagna per la loro messa al bando deve fare i conti con meccanismi di discussione che soffrono della diffidenza e della resistenza ad affrontare argomenti di questo tipo con chiarezza, senza celarsi dietro imminenti scenari di guerra o segreti strategico-militari. A riprova di ciò l’assenza pressoché costante degli addetti militari in contesti di confronto con la società civile, e la mancata disponibilità a fornire i dati necessari anche alla stesura di possibili disegni di legge ove, nelle more di questi fossero indispensabili alla completezza della proposta. Non darli, infatti, equivale a riservarsi la possibilità di fare un appunto sulla mancanza di previsioni di spesa. In sintesi tutto si risolve nel ritardare il percorso della legge di messa la bando. Nei consessi negoziali internazionali queste dinamiche si trasformano in un’interminabile posticipo con il risultato oggettivo di non rispondere in tempi utili alle crisi umanitarie create dalle armi con effetti indiscriminati.

Il processo negoziale. La necessità di un Processo negoziale esterno alla “Convenzione sulla proibizione o limitazione dell'uso di alcune armi convenzionali che possono essere considerate eccessivamente dannose o aventi effetti indiscriminati (CCW)” del 10 ottobre 1980 si è manifestata dopo che la terza Conferenza di riesame della Convenzione CCW - svoltasi a Ginevra dal 7 al 17 novembre 2006 - nonostante da più parti fossero giunti appelli e dichiarazioni affinché fosse bandito l'uso delle munizioni a grappolo -, si è chiusa senza un accordo sostanziale, rinviando il problema ad un gruppo di esperti. Posticipando quindi il problema a una lunga serie di “distinguo” vincolati a diversi interessi e , tra le quali le emergenze umanitarie non hanno, evidentemente, un peso proporzionato alla loro indiscutibile rilevanza.

Dopo Ginevra. A seguito dei deludenti risultati della Conferenza di Ginevra, la Norvegia ha deciso di organizzare una conferenza internazionale per avviare i negoziati sulla messa al bando delle cluster bombs. Alla Conferenza, che si è svolta ad Oslo dal 21 al 23 febbraio scorso, hanno partecipato 49 Paesi e 50 Organizzazioni non governative. Al termine della Conferenza, 46 Paesi, fra i quali l'Italia, hanno sottoscritto una Dichiarazione nella quale si impegnano a «concludere entro il 2008 uno strumento internazionale vincolante che preveda il divieto dell'uso, della produzione, del trasferimento e dello stoccaggio delle munizioni a grappolo che causano danni inaccettabili ai civili». Settanta Paesi hanno partecipato alla seconda tappa del Processo che si è svolta a Lima dal 23-25 maggio 2007.

L'Italia. Le delegazioni diplomatiche Italiane, pur avendo sottoscritto a nome del nostro Paese la dichiarazione di Oslo manifestando quindi un’ apertura verso questo percorso negoziale ed esprimendosi a favore anche di una possibile moratoria internazionale sull’uso delle munizioni cluster, non sono mai passate dalle dichiarazioni di forma a proposte più incisive anzi, specialmente nella riunione di Lima, hanno manifestato la convinzione che il Foro di discussione appropriato fosse il (lentissimo NdA) CCW. Tale opinione veniva di fatto giustificata facendo riferimento ad una risoluzione della Commissione Difesa (Risoluzione Pinotti 8-00027) del 16 gennaio 2007 , in cui si richiamava la volontà di promuovere i negoziati per la stesura di un ulteriore Protocollo alla suddetta Convenzione la quale giungesse ad un espresso divieto alla produzione, allo stoccaggio, al trasferimento e all'uso di munizioni a grappolo. La risoluzione Pinotti non poteva riferirsi ancora al Processo di Oslo avviato circa un mese e mezzo dopo, ma veniva costantemente utilizzato quale riferimento di volontà Parlamentare. Di qui l’impegno della Campagna Italiana contro le Mine ad ottenere un altro pronunciamento più aggiornato ed adeguato al quadro complessivo del problema. 

La risoluzione Siniscalchi 7-00219. Approvata all’unanimità dalla Commissioni Esteri della Camera malgrado le resistenze del Governo “considera il Processo di Oslo il Foro multilaterale appropriato per il raggiungimento di uno specifico trattato per la messa al bando delle munizioni a grappolo” richiamando le nostre delegazioni diplomatiche a tener conto di un indirizzo politico Parlamentare di definitiva legittimazione di questo processo. Una vittoria della società civile che ha risposto all’appello di sostegno alla messa al bando di queste armi con 50.000 adesioni in pochi mesi.



* Giuseppe Schiavello è Direttore della Campagna italiana contro le mine

 
Parole chiave: cluster bombs, mine, italia, schiavello
Categoria: Guerra, Armi
Luogo: Italia