28/12/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Dopo tempeste e alluvioni, i filippini devono affrontare gravi carenze sanitarie

Un villaggio distrutto dai tifoni - Copyright OxfamIl bilancio dei quattro tifoni che hanno devastato le Filippine fra la fine di novembre e l’inizio di dicembre non è ancora chiuso. Ai morti, che superano il migliaio, al numero altrettanto alto di feriti e agli oltre cinquecento dispersi nel Nord-Est del Paese, bisogna aggiungere 3,6 milioni di persone minacciate dalla possibile diffusione di malattie infettive, più facile e meno controllabile durante emergenze umanitarie come questa.
“E’ stata una tragedia terribile e i suoi effetti sono sentiti ancora di più in questo periodo, subito prima delle vacanze” afferma Jean-Marc Olivé, rappresentante dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nelle Filippine. “La priorità adesso, dal punto di vista dell’OMS, è salvaguardare la salute dei superstiti e riabilitare i servizi di sanità pubblica”.

Epidemie in agguato. Chi è sopravvissuto deve fare i conti con la mancanza di acqua pulita e di attrezzature sanitarie adeguate per far fronte a infezioni intestinali e respiratorie; inoltre, le alluvioni hanno aumentato anche il rischio di epidemie di malaria. Sulla situazione attuale, racconta a PeaceReporter Nerissa N. Dominguez, dell’OMS: “Ci sono solo pochi casi di diarrea in entrambi i centri di evacuazione delle comunità colpite. Ci sono pazienti con infezioni del tratto respiratorio, che ci si aspetta aumentino, ma per il momento non abbiamo epidemie di morbillo e polmonite, malattie di solito presenti nei centri di evacuazione. Vi sono pazienti con lesioni causate dalla caduta di alberi, tronchi e dalla distruzione di case e di infrastrutture. Nei centri di evacuazione sono stati allestiti ricoveri per i bambini insieme con le loro famiglie e il Dipartimento della Salute la prendendo in considerazione la necessità rapida di avere vaccini, in particolare contro il morbillo”.

La zona di Nakar colpita dal tifone - Copyright OxfamSotto l'acqua e il fango. Sono stati stimati danni alle strutture sanitarie pari a 1,1 milione di dollari statunitensi. Le scorte di medicine e gli equipaggiamenti di base sono stati portati via dall’acqua o rimasti sotto il fango: ciò che rimane non è sufficiente a coprire i bisogni sempre maggiori dei superstiti, di cui devono essere tenute sotto controllo anche le condizioni di nutrizione. Inoltre, il periodo di sospensione dell’elettricità ha interrotto la catena del freddo necessaria per una buona conservazione dei vaccini e di altri farmaci.

Il rischio di malaria. L’OMS, dietro richiesta del Dipartimento della Salute, si prepara a possibili epidemie di malaria nelle regioni del Nord, calcolando, sulla base di precedenti esperienze, la possibilità di avere 80 mila casi di infezione su una popolazione di 200 mila filippini. Il programma di controllo della malaria del Dipartimento della Salute ha raccolto scorte di insetticidi, zanzariere e attrezzature varie. “Queste scorte includono test diagnostici rapidi e farmaci per il trattamento di casi di malaria; sono adeguati per la gestione di una popolazione di circa 10 mila persone. In questo momento vi è carenza soltanto di pastiglie e di iniezioni intramuscolari di chinino, necessarie per gestire i casi più gravi in ospedale” conclude Dominguez. 

Valeria Confalonieri

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