09/08/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



In vista del lancio dell'operazione militare 'Giustizia' filippina su Basilan, 12mila persone hanno abbandonato l'isola. E molte altre le seguiranno
di gianluca Ursini
 
Sono 3mila famiglie, o meglio circa 12mila persone. Le prime vittime dell’offensiva che l’esercito filippino sta per lanciare nell’isola di Basilan, estrema propaggine di terraferma filippina; terra di musulmani, di fondamentalisti e indipendentisti, come quelli accusati di aver sequestrato per un mese tra giugno e luglio Padre Giancarlo Bossi e di aver ucciso, il 10 luglio, almeno 14 marines. Di questi sfortunati soldati 10 vennero decapitati a seguito della notizia dell’uccisione, come riporta la stampa filippina, di un leader in latitanza delle milizie islamiche Abu Sayaff.
 
marines a basilanOperazione Giustizia. La loro. Si chiamerà ‘’Oplan Katarungan’’ (Piano Operativo Giustizia) l’assedio alle basi ribelli di Abu Sayaff lungo tutta l area dell’isola di Basilan: dai 3 ai 5mila marines agli ordini del generale Juancho Sabbas, oltre a un battaglione (un migliaio) dell’Esercito e a compagnie speciali di Rangers e intelligence delle Forze speciali della Marina. Nell’isola da una settimana è già stato bloccato l’arrivo di ogni tipo di viveri e cibarie, per fare uscire allo scoperto i ribelli alla macchia. Nella città di Musilo i militari sostengono di aver già intercettato sacchi di riso destinati ai resistenti al macquis, come riporta il ‘National Enquirer’, maggior giornale indipendente di Manila. L’esercito ha fatto sapere che nessuna notizia filtrerà durante le operazioni militari: zona off limits anche per i giornalisti, quindi: nessuno saprà nulla degli effetti delle incursioni militari
 
 
uno dei caduti del 10 luglioCaccia all'islamico. Il governo ha intanto diramato la lista dei 127 sospettati per l’agguato del 10 luglio in Albarka, Basilan, in cui hanno perso la vita 14 marines, di cui 10 decapitati. Vi sono inclusi 15 sacerdoti e predicatori musulmani. Il Mufti centrale di Isabela City (Basilan), Abdullah Hamja Uttu ha detto di voler verificare che queste 15 persone siano effettivamente mufti in qualche moschea, o siano solo dei predicatori sedicenti. Uttu presenterà anche un ricorso al Comitato provinciale ‘di crisi’ organismi istituito con le leggi speciali antiterrorismo, per evitare che l'arrestare sacerdoti musulmani diventi un'abitudine per l’esercito. “Non è una novità: qui dal 2001 con le nuove leggi antiterrorismo c’è l’abitudine da parte dell’esercito di colpire i leader religiosi tacciandoli di terrorismo per incarcerarli e condannarli senza un processo completo” dice il dottor Saladdin Manar, il cui fratello Monir e il padre Manap, religiosi, sono stati arrestati senza incriminazione nell’autunno 2001, quando Gloria Maracapal Arroyo lanciò da Presidentessa la guerra al terrore. Nella lista attuale sono inclusi anche militanti del Milf ‘Fronte Moro di Liberazione’, anche se tutti i sospetti dei militari ultimamente si sono concentrati contro il gruppo Abu Sayaff, anche per gli sforzi dimostrati dal Milf verso la liberazione di Padre Bossi il 19 luglio scorso, e per l’intenzione dimostrata dall’autunno scorso di arrivare ad una pace duratura con il governo centrale.
 
 
pronti all'attaccoIl disastro annunciato. Intanto il Comitato Nazionale Disastri (la Protezione civile filippina) sotto la guida del generale in ritiro Glenn Rabonza si è riunito nella capitale amministrativa dell’isola Zamboanga, insieme con i rappresentanti dell’amministrazione locale e delle isole di Sulu e Basilan, in vista del probabile fuggi fuggi di civili da Basilan a seguito dell’offensiva militare. Il generale ha detto che il ministero dell’Interno sta “prendendo le misure necessarie” ad accogliere eventuali rifugiati dell’antiterrorismo. Senza specificare se si tratti di tende o altro tipo di ricovero; un accenno vago ad eventuali campi di rifugio per chi scapperà dalla Guerra al Terrore, come già avviene ad altre latitudini da anni.
 

Gianluca Ursini

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