In Georgia Una piccola comunità di Osseti con fedi e religioni diverse sopravvive al conflitto etnico
di Natia Kuprashvili
Come ogni settimana, Tina Batsiavili sta facendo la sua scarpinata settimanale
sul sentiero circondato da vigneti che porta al villaggio di Kitaani, Est della
Georgia, dove parteciperà al consueto incontro con il gruppo cristiano di cui
fa parte. “Siccome qui non ci sono mezzi di trasporto, ogni mercoledì devo camminare
per dieci chilometri fino a Kitani”, dice Batsiashvili, che va al villaggio a
partecipare alle letture bibliche della comunità Battista. Nel frattempo Lela,
che vive a Kitaani e che come Batsiashvili appartiene all’etnia degli Osseti,
lascia il suo lavoro e scappa per il suo incontro di letture bibliche, anche se
nel suo caso si tratta di un meeting di Testimoni di Geova. Anche Zuri Kethashvili,
altra abitante di Kitaani, ha qualcosa per cui pregare. Ha sentito dal notiziario
meteo alla televisione che su questa regione della Georgia, Kakheti, grandinerà
e ripone la sua fede in un albero antico, chiamato Elia, oggetto di culto per
la gente del villaggio. “Se vado da Elia, e accendo una candela per chiedere a
Dio di risparmiarci, sono sicura che non un singolo chicco di grandine cadrà su
Kitaani, anche se il resto della regione dovesse esserne ricoperto” dice Kethashvili;
implorerà l’albero insieme alla sua comunità di Cristiano Ortodossi che hanno
mantenuto alcune vecchie pratiche pagane.
Un villaggio ecumenico. Il piccolo villaggio di Kitaani e le sue cento famiglie é speciale per due motivi:
é il villaggio della Georgia con più confessioni religiose, con in eguale misura
protestanti Battisti, Testimoni di Geova e cristiano ortodossi, qualche caso di
paganesimo, e, fatto ancora più curioso, con una popolazione etnicamente costituita
da osseti, anche se hanno passaporto georgiano. Circa la metà degli abitanti originari
di Kitaani ha deciso di rimanere, nonostante il conflitto esploso in Ossezia nel
1991-92, che ha costretto migliaia di loro paesani a fuggire in Georgia. “Tutti
i villaggi circostanti sono in gran parte popolati da Georgiani” dice Khetaschvili.
“Kitaani é l’unico villaggio in cui vivono 100 famiglie ossete”.
In un territorio inospitale. Centinaia di case ancora abitate sono circondate da un numero uguale di edifici
in rovina, i cui abitanti se ne sono fuggiti durante il conflitto georgiano-osseto
per non ritornare mai più. La comunità osseta ha popolato la zona di Kakheti da
quando sono scesi dalle montagne, un centinaio d’anni fa. “La leggenda dice che
i nostri predecessori vennero qui per partecipare alla costruzione di un canale
d’irrigazione per poi decidere di insediarsi lungo queste sponde”, dice Khetashvili.
Ci riferisce anche come le generazioni precedenti abbiano cambiato i loro cognomi
osseti con cognomi georgiani, e in pochi ricordano i loro nomi originari.
Quando, dopo il crollo dell’Unione Sovietica é esploso il conflitto Sud-osseto,
sono affiorate le tensioni etniche tra la gente di Kitaani e i loro vicini georgiani.
“Sono trascorsi più di quindici anni, ma io non posso ancora dimenticare quello
che abbiamo passato allora” ricorda Khetshavilli, che durante il conflitto era
a capo della cooperativa che riunisce le fattorie della zona. “Venivamo molestati
ovunque e senza ragione. Ci dicevano: ‘Sei osseto e te ne devi andare’. Ci accusavano
di essere in contatto con gli osseti di Tskhinvali, capitale dell'Ossezia del
Sud, ma tutti gli altri osseti abitano così lontani da qui che non ricordo alcun
abitante di Kitaani che abbia mai visto un altro osseto, eccetto quelli che vivono
qui”.
Libertà nata dalla guerra. Il sociologo Temuri Kakhishvili afferma che gli abitanti del villaggio hanno
iniziato ad convertirsi a religioni differenti a seguito della guerra. “Dopo il
conflitto georgiano-osseto, questo villaggio è stato abbandonato a se stesso”
spiega il sociologo “Lo stato nei fatti ha lasciato che ogni aspetto della vita
pubblica –l'educazione, l'agricoltura, la sanità e il sentimento religioso- fosse
lasciato alla libera iniziativa. Ecco perché troviamo così tante religioni a Kitaani”.
Osseti? Quali Osseti? I georgiani dei villaggi circostanti sono riluttanti a parlare del passato.
“Erano tempi difficili” dice Natelia Gavashelashvili, del vicino villaggio di
Chumlaki, mentre vende frutta sulla strada per Kiataani. “Tutti stavano male.
Quella guerra assurda ha creato problemi a tutti. Non ho mai avuto nulla contro
gli osseti di Kitaani, andiamo perfettamente d’accordo”. Khetashvili é ancora
il rappresentante del suo villaggio, ma solo per l'amministrazione regionale di
Chumlaki. Kitaani non ha strutture governative autonome, e gli affari quotidiani
vengono discussi in incontri ufficiosi, tenuti all’aperto. Gli abitanti del villaggio
siedono attorno al busto di un soldato sovietico, che sembra far parte del gruppo,
tanto che si potrebbe pensare che da un momento all'altro stia per prendere parte
alla discussione.
Democrazia partecipata. In una di queste riunioni informali, assistiamo ad un dibattito concitato sulle
tensioni che stanno nascendo tra il governo di Tbilisi e le autorità
de facto della Ossezia meridionale, che hanno vissuto fuori della giurisdizione Georgiana
per dieci anni e mezzo. "Per come si stanno comportando (i politici georgiani)
si potrebbe pensare che sono sul punto di lanciare una guerra” dice uno degli
abitanti del villaggio. “Sbagli - dice un altro - se fosse così, non ci sarebbero
tutti questi sforzi per sostenere Sanakoyev (Dmitry, leader georgiano-osseto)-
e attaccherebbero direttamente T'skhinvali (capitale osseta).” Gli abitanti dicono
di sentirsi “relativamente tranquilli” sotto Mikhail Saakashvili, il presidente
della Georgia, ma anche di essere preoccupati perché, se il conflitto dovesse
esplodere, la loro etnia diventerebbe nuovamente un problema. “Questo é il trattore
di Misha, ma lo guido io, adesso” dice Koba Dzepisashvili, mentre mostra uno dei
veicoli agricoli regalato agli abitanti della zona di Kakheti dal presidente georgiano,
che viene citato senza formalità, con il nomignolo di Misha, dall'agricoltore. “Per
due volte abbiamo strappato il trattore dalle zanne del leone”, dice Dzepisashvili,
riferendosi ai tentativi del governo locale di Gurjaani di sottrargli il mezzo.
Tuttavia, gli abitanti del villaggio insistono nel dire che il tentativo di portar
loro via il trattore non ha nulla a che vedere con il loro essere osseti. “Il
trattore di Misha” viene usato principalmente per coltivare i frutteti di pesco,
che hanno sostituito le vigne come principale fonte di sostentamento locale.
Espropriati della lingua. Col passare del tempo, gli abitanti del villaggio hanno perduto la loro lingua
originaria. “Il georgiano é la lingua che conosciamo meglio, dal momento che parliamo
osseto solamente a casa” dice Kethashvili.”Non abbiamo mai studiato in lingua
osseta a scuola. Nessuno ce lo ha mai nemmeno proposto, così non abbiamo mai pensato
di farne richiesta, e abbiamo ricevuto le lezioni sempre in georgiano”. Da settembre,
i bambini del villaggio devono andare a scuola a Chumlaki, dal momento che la
scuola di Kitani é stata chiusa dal ministro dell’educazione georgiano come previsto
da un programma nazionale di razionalizzazione. A Ketashvili la decisione non
piace. “Sono state chiuse anche altre scuole a Kakheti, e dunque non penso che
i nostri diritti siano stati violati” afferma. “Sono soltanto preoccupato perché
non avremo i soldi necessari a pagare l’autobus, e i nostri bambini dovranno percorrere
a piedi diversi chilometri”. “E' vero che, adesso come adesso, ci sono soltanto
20 bambini in età scolare a Kitaani, ma ce ne sono molti di più all’asilo. Soltanto
quest’anno nel villaggio sono nati sette bambini. Riapriranno la nostra scuola
quando il numero degli alunni aumenterà?”
Alla fine della giornata, l’assemblea del villaggio nota che la minaccia della
grandine é passata e unanimemente tutti concordano di essere stati risparmiati
grazie alle preghiere all’albero Elia.