21/08/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



In Georgia Una piccola comunità di Osseti con fedi e religioni diverse sopravvive al conflitto etnico
di Natia Kuprashvili
 
Come ogni settimana, Tina Batsiavili sta facendo la sua scarpinata settimanale sul sentiero circondato da vigneti che porta al villaggio di Kitaani, Est della Georgia, dove parteciperà al consueto incontro con il gruppo cristiano di cui fa parte. “Siccome qui non ci sono mezzi di trasporto, ogni mercoledì devo camminare per dieci chilometri fino a Kitani”, dice Batsiashvili, che va al villaggio a partecipare alle letture bibliche della comunità Battista. Nel frattempo Lela, che vive a Kitaani e che come Batsiashvili appartiene all’etnia degli Osseti, lascia il suo lavoro e scappa per il suo incontro di letture bibliche, anche se nel suo caso si tratta di un meeting di Testimoni di Geova. Anche Zuri Kethashvili, altra abitante di Kitaani, ha qualcosa per cui pregare. Ha sentito dal notiziario meteo alla televisione che su questa regione della Georgia, Kakheti, grandinerà e ripone la sua fede in un albero antico, chiamato Elia, oggetto di culto per la gente del villaggio. “Se vado da Elia, e accendo una candela per chiedere a Dio di risparmiarci, sono sicura che non un singolo chicco di grandine cadrà su Kitaani, anche se il resto della regione dovesse esserne ricoperto” dice Kethashvili; implorerà l’albero insieme alla sua comunità di Cristiano Ortodossi che hanno mantenuto alcune vecchie pratiche pagane.
 
secondo i Georgiani a Kakheti furono impiantati i primi vigneti dell'umanitàUn villaggio ecumenico. Il piccolo villaggio di Kitaani e le sue cento famiglie é speciale per due motivi: é il villaggio della Georgia con più confessioni religiose, con in eguale misura protestanti Battisti, Testimoni di Geova e cristiano ortodossi, qualche caso di paganesimo, e, fatto ancora più curioso, con una popolazione etnicamente costituita da osseti, anche se hanno passaporto georgiano. Circa la metà degli abitanti originari di Kitaani ha deciso di rimanere, nonostante il conflitto esploso in Ossezia nel 1991-92, che ha costretto migliaia di loro paesani a fuggire in Georgia. “Tutti i villaggi circostanti sono in gran parte popolati da Georgiani” dice Khetaschvili. “Kitaani é l’unico villaggio in cui vivono 100 famiglie ossete”.
 
Kakheti è l'estremo lembo orientale della GeorgiaIn un territorio inospitale. Centinaia di case ancora abitate sono circondate da un numero uguale di edifici in rovina, i cui abitanti se ne sono fuggiti durante il conflitto georgiano-osseto per non ritornare mai più. La comunità osseta ha popolato la zona di Kakheti da quando sono scesi dalle montagne, un centinaio d’anni fa. “La leggenda dice che i nostri predecessori vennero qui per partecipare alla costruzione di un canale d’irrigazione per poi decidere di insediarsi lungo queste sponde”, dice Khetashvili. Ci riferisce anche come le generazioni precedenti abbiano cambiato i loro cognomi osseti con cognomi georgiani, e in pochi ricordano i loro nomi originari.
Quando, dopo il crollo dell’Unione Sovietica é esploso il conflitto Sud-osseto, sono affiorate le tensioni etniche tra la gente di Kitaani e i loro vicini georgiani. “Sono trascorsi più di quindici anni, ma io non posso ancora dimenticare quello che abbiamo passato allora” ricorda Khetshavilli, che durante il conflitto era a capo della cooperativa che riunisce le fattorie della zona. “Venivamo molestati ovunque e senza ragione. Ci dicevano: ‘Sei osseto e te ne devi andare’. Ci accusavano di essere in contatto con gli osseti di Tskhinvali, capitale dell'Ossezia del Sud, ma tutti gli altri osseti abitano così lontani da qui che non ricordo alcun abitante di Kitaani che abbia mai visto un altro osseto, eccetto quelli che vivono qui”.
 
Libertà nata dalla guerra. Il sociologo Temuri Kakhishvili afferma che gli abitanti del villaggio hanno iniziato ad convertirsi a religioni differenti a seguito della guerra. “Dopo il conflitto georgiano-osseto, questo villaggio è stato abbandonato a se stesso” spiega il sociologo “Lo stato nei fatti ha lasciato che ogni aspetto della vita pubblica –l'educazione, l'agricoltura, la sanità e il sentimento religioso- fosse lasciato alla libera iniziativa. Ecco perché troviamo così tante religioni a Kitaani”.
 
la guerra del 1992Osseti? Quali Osseti? I georgiani dei villaggi circostanti sono riluttanti a parlare del passato. “Erano tempi difficili” dice Natelia Gavashelashvili, del vicino villaggio di Chumlaki, mentre vende frutta sulla strada per Kiataani. “Tutti stavano male. Quella guerra assurda ha creato problemi a tutti. Non ho mai avuto nulla contro gli osseti di Kitaani, andiamo perfettamente d’accordo”. Khetashvili é ancora il rappresentante del suo villaggio, ma solo per l'amministrazione regionale di Chumlaki. Kitaani non ha strutture governative autonome, e gli affari quotidiani vengono discussi in incontri ufficiosi, tenuti all’aperto. Gli abitanti del villaggio siedono attorno al busto di un soldato sovietico, che sembra far parte del gruppo, tanto che si potrebbe pensare che da un momento all'altro stia per prendere parte alla discussione.
 
un gruppo di separatisti della Ossezia del SudDemocrazia partecipata. In una di queste riunioni informali, assistiamo ad un dibattito concitato sulle tensioni che stanno nascendo tra il governo di Tbilisi e le autorità de facto della Ossezia meridionale, che hanno vissuto fuori della giurisdizione Georgiana per dieci anni e mezzo. "Per come si stanno comportando (i politici georgiani) si potrebbe pensare che sono sul punto di lanciare una guerra” dice uno degli abitanti del villaggio. “Sbagli - dice un altro - se fosse così, non ci sarebbero tutti questi sforzi per sostenere Sanakoyev (Dmitry, leader georgiano-osseto)- e attaccherebbero direttamente T'skhinvali (capitale osseta).” Gli abitanti dicono di sentirsi “relativamente tranquilli” sotto Mikhail Saakashvili, il presidente della Georgia, ma anche di essere preoccupati perché, se il conflitto dovesse esplodere, la loro etnia diventerebbe nuovamente un problema. “Questo é il trattore di Misha, ma lo guido io, adesso” dice Koba Dzepisashvili, mentre mostra uno dei veicoli agricoli regalato agli abitanti della zona di Kakheti dal presidente georgiano, che viene citato senza formalità, con il nomignolo di Misha, dall'agricoltore. “Per due volte abbiamo strappato il trattore dalle zanne del leone”, dice Dzepisashvili, riferendosi ai tentativi del governo locale di Gurjaani di sottrargli il mezzo. Tuttavia, gli abitanti del villaggio insistono nel dire che il tentativo di portar loro via il trattore non ha nulla a che vedere con il loro essere osseti. “Il trattore di Misha” viene usato principalmente per coltivare i frutteti di pesco, che hanno sostituito le vigne come principale fonte di sostentamento locale.
 
Espropriati della lingua. Col passare del tempo, gli abitanti del villaggio hanno perduto la loro lingua originaria. “Il georgiano é la lingua che conosciamo meglio, dal momento che parliamo osseto solamente a casa” dice Kethashvili.”Non abbiamo mai studiato in lingua osseta a scuola. Nessuno ce lo ha mai nemmeno proposto, così non abbiamo mai pensato di farne richiesta, e abbiamo ricevuto le lezioni sempre in georgiano”. Da settembre, i bambini del villaggio devono andare a scuola a Chumlaki, dal momento che la scuola di Kitani é stata chiusa dal ministro dell’educazione georgiano come previsto da un programma nazionale di razionalizzazione. A Ketashvili la decisione non piace. “Sono state chiuse anche altre scuole a Kakheti, e dunque non penso che i nostri diritti siano stati violati” afferma. “Sono soltanto preoccupato perché non avremo i soldi necessari a pagare l’autobus, e i nostri bambini dovranno percorrere a piedi diversi chilometri”. “E' vero che, adesso come adesso, ci sono soltanto 20 bambini in età scolare a Kitaani, ma ce ne sono molti di più all’asilo. Soltanto quest’anno nel villaggio sono nati sette bambini. Riapriranno la nostra scuola quando il numero degli alunni aumenterà?” 
Alla fine della giornata, l’assemblea del villaggio nota che la minaccia della grandine é passata e unanimemente tutti concordano di essere stati risparmiati grazie alle preghiere all’albero Elia.