stampa
invia
Il processo contro le multinazionali responsabili delle devastazioni sociali
e ambientali dovute alla costruzione dell’Oleoducto de Crudos Pesados (OCP) in Ecuador potrebbe iniziare. Ma mancano i fondi.
Per questo Accion por la Vida, associazione che da anni si batte per difendere le terre amazzoniche dall’invasione
del consorzio di multinazionali Ocp, di cui fa parte anche l’Eni/Agip, rinnova l’appello al sostegno internazionale. Un sostegno reclamato anche dai
contadini del paese sudamericano: “Ci stanno avvelenando”.
Le proteste. Nonostante l'opposizione della società civile ecuadoriana e di numerosi gruppi
ecologisti, i lavori sono stati portati a termine. Lo stato d’emergenza dichiarato
dal governo e la militarizzazione delle province amazzoniche di Sucumbios y Orellana
– da dove è partito l'oleodotto – hanno generato scontri e tensioni provocando
nel febbraio 2002 la morte di quattro persone, fra cui due bambini. Il 25 marzo
2002, diciassette attivisti ecologisti che protestavano contro la distruzione
del bosco di Mindo Nambillo, a nord di Quito, sono stati arrestati. Anche per
questo motivo la mobilitazione ha guadagnato l'attenzione della comunità internazionale.
Le denuncie delle organizzazioni contadine e della comunità indigena. L’Eni è dunque corresponsabile delle devastazioni sociali e ambientali compiute
dall’oleodotto.
Lo scorso 23 settembre 2004, grazie al lavoro di Accion por la Vida, la Corte Superiore dell’Ecuador ha deliberato che il tribunale di San Miguel
de los Bancos è competente a giudicare il caso contro l’OCP.
“Questa decisione si basa sul rapporto della Comisión Especial de Limites Internos de la Republica dell'Ecuador – precisano i campesinos e gli indios nella loro denuncia. Questa
conferma che il terreno della nostra hacienda La Esperanza si trova entro i confini
del cantone San Miguel de los Bancos. Dopo questa decisione a favore degli ecologisti
di Accion por la Vida e di quanto si sono battuti nella campagna internazionale contro l’OCP, sono
state presentate tre citazioni nei giorni 28, 29 ottobre e 4 novembre 2004. Dall’ultima
data all’OCP erano stati concessi quindici giorni di tempo per rispondere alle
nostre richieste".
Non solo Mindo. “Ci stanno avvelenando”. Le organizzazioni contadine di El Triunfo e la comunità
indigena Shuar Washints della provincia di Pastaza però non si fermano all’azione
contro l’oleodotto. Da giorni hanno lanciato una denuncia sulle piogge acide e
sull’inquinamento causato dalla produzione di energia attraverso la combustione
del carbone, (detti lavori di Cfp, Coal Fire Power) dell’Eni-Agip, nel Puyo.
Nelle settimane immediatamente prima a questa denuncia ufficiale, l’impresa aveva
già risposto alle accuse con dichiarazioni ai giornali locali in cui negava le
proprie responsabilità per i danni causati. Non solo, l’Eni-Agip ha anche minacciato
di querelare chiunque intenda continuare ad attribuirle accuse “infondate”.
L’inquinamento. Manuel Caiza, presidente del Comitato per la difesa dell’Ambiente di El Triunfo,
non intende sottacere il dramma ecologico che si sta inesorabilmente consumando
nelle loro terre. Ha raccontato
come lo scorso 10 novembre il municipio di Pastaza abbia effettuato una missione
di ricognizione ambientale a El Triunfo. “Quando gli ispettori sono arrivati nella
zona dei lavori di Cfp - spiega - hanno incontrato gli operai dell’Agip intenti
a ripulire un terreno contaminato vicino alla stazione dai rifiuti industriali.
Stavano cercando di occultare le prove delle loro attività”. Il dipartimento di
Igiene e Salute del municipio ha così deliberato che il Governo sospenda le estrazioni
petrolifere e realizzi un’interrogazione ambientale alla Compagnia Agip che opera
nella zona di El Triunfo. La settimana scorsa, il Comitato per la difesa dell’ambiente
di El Triunfo, accompagnato da un giornalista della città di Puyo che voleva verificare
il grado di contaminazione della zona, ha intercettato un camion dell’impresa
che stava cercando di ritirare un enorme serbatoio di derivati di greggio per
anni abbandonato al bordo della strada, senza alcun tipo di precauzione o misura
di sicurezza che ne indicasse i rischi e la nocività. Vedendo il giornalista,
i funzionari vestiti con divise dell’Agip, colti sul fatto, sono saliti a bordo
di un’auto con vetri polarizzati e se ne sono andati senza dare spiegazioni. Due
giorni prima, un rappresentante dell’Eni aveva dichiarato ad una Radio locale
di Puyo che il serbatoio non apparteneva alla società, e che questa non era a
conoscenza del motivo per cui fosse lì, né cosa contenesse.
Responsabilità. Secondo l'associazione A Sud, che ha raccolto direttamente l’appello dei campesinos e che insiste da tempo a propagandare la campagna contro le conseguenze della costruzione dell’oleodotto, sarà difficile che l'OCP possa legalmente eludere le proprie responsabilità. “E' importante sostenere Accion por la Vida attraverso un sostegno concreto – afferma - che possa contribuire alle spese legali e a dare visibilità alla campagna a livello internazionale. I fatti di Mindo potrebbero costituire un precedente in grado di dare garanzia al nostro futuro e a quello delle generazioni a venire".
Stella Spinelli