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Al via in un clima di violenza. Dal 2 maggio, quando il Tribunale supremo elettorale ha dato il via ufficialmente
alla campagna elettorale in vista delle elezioni del prossimo 9 settembre, “sono
stati registrati 50 episodi di grave violenza” legati al processo elettorale.
Di questi casi, 44 hanno coinvolto dirigenti, candidati o militanti di partito,
sei persone legate più o meno direttamente alla politica o pubblici ufficiali.
“Di questi, 36 sono morti, 16 sono stati feriti gravemente – denunciano gli osservatori
– Gli assassinii hanno così già superato quelli registrati nella corsa alle urne
del 2003, quando avvennero 29 crimini”.
Morti eccellenti. Almeno 15 dei 36 morti erano candidati o dirigenti del partito di centrosinistra
Unidad Nacional de la Esperanza (Une), che vede come candidato alla presidenza Alvaro Colom, dato per favorito
dagli ultimi sondaggi, che vedono risalire la china anche il premio Nobel per
la Pace Rigoberta Menchú. Epressione del movimento indigeno riunitosi nel movimento
Winaq, la donna più famosa del Paese ha scelto di stringere un'alleanza con Encuentro
por Guatemala, facendo proprio lo slogan indigeno “dalla resistenza al potere”.
Dalle autorità nessuna risposta. “Ad essere attaccato è l'intero sistema politico – ha spiegato a PeaceReporter
Mario Polanco, presidente del Gam, Associazione guatemalteca per la difesa dei
diritti umani - non c'è una forza politica che sia stata attaccata più o meno
di un'altra e tutte hanno ricevuto la stessa risposta da parte delle autorità:
passività, mancanza di volontà e incapacità di indagare e perseguire i colpevoli.
Di nuovo siamo di fronte ad abusi e violazioni dei diritti umani e di nuovo è
coinvolto lo Stato. Come nel passato. I settori della politica sono macchiati
da collusioni mafiose che sfruttano le bande criminali per fare i propri comodi
e poi scaricano su di essi tutta la responsabilità. Il Guatemala deve uscire da
questo pantano che gli impedisce di svilupparsi. Non possiamo più permettere che
questi settori legati al passato di sangue continuino a infiltrarsi nelle istituzioni
che invece dovrebbero essere garanti del rispetto della legge, come il Parlamento.
Troppi deputati sono immischiati con la mafia. Eppure, nonostante le segnalazioni,
nessuna indagine è stata aperta. Siamo il paese dell'impunità – ha concluso Polanco
- ed è una realtà dura da cambiare quanto da digerire”.Stella Spinelli