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Signori, si chiude. Dopo 38 anni, l'esercito britannico lascia per sempre l'Irlanda del Nord. Termina
alla mezzanotte di oggi la più lunga e controversa missione all'estero delle truppe
di Sua Maestà, impegnate dal 1969 nel cuore della provincia britannica martoriata
per un trentennio da una sanguinosa guerra civile tra Cattolici e Protestanti.
La presenza dell'esercito britannico cominciò lentamente a declinare nel 2005,
con il piano di demilitarizzazione deciso da Westminster in risposta all'abbandono
della lotta armata da parte dell'Ira. Le unità del Royal Ulster Regiment e dell'Ulster
Defence Regiment, questi i nomi dei battaglioni dispiegati nelle quattro contee
nordirlandesi, sono state testimoni del periodo più buio dei Troubles (i 'disordini')
, intervenendo dapprima come forza di interposizione nelle marce che opposero
gli attivisti cattolici ai manifestanti protestanti, poi come sostegno alle forze
di polizia.
Diciotto morti a Warrenpoint. Il loro ruolo cambiò drasticamente quando l'Ira cominciò la campagna armata.
Nel 1972, anno in cui la guerra civile raggiunse il suo picco (con 500 vittime),
l'esercito giunse a dispiegare fino a 30 mila effettivi, con 15 battaglioni nella
sola Belfast. Quasi quattrocento, dei 300 mila militari che si avvicendarono nell'Ulster
in fiamme, furono uccisi dai terroristi. L'episodio più grave si verificò nell'agosto
1979, quando un duplice attentato a Warrenpoint, nella contea di Down, provocò
18 vittime tra i militari. L'ultimo soldato a morire fu Stephen Restorick, colpito
dieci anni fa da un cecchino ad un posto di blocco, nel sud della contea di Armagh.
Collusioni. Le truppe britanniche non furono esenti da colpe. In quello che rappresenta
l'evento più emblematico della guerra civile, il 30 gennaio 1972 il reggimento
dei paracadutisti comandati dal colonnello Derek Wilford sparò sulla folla inerme
che stava manifestando nei pressi della città di Londonderry (Derry per gli irlandesi
di fede cattolica). Una domenica di sangue ('Bloody Sunday') in cui rimasero uccisi
13 manifestanti, sei dei quali erano bambini. Le responsabilità dell'esercito
nelle cosiddette 'operazioni di sicurezza' clandestine ai danni di militanti repubblicani
furono evidenziate alla fine degli anni '90 da un rapporto delle Nazioni Unite,
dal quale emerse che i militari britannici avevano collaborato negli omicidi mirati,
nelle gambizzazioni e nelle torture commesse dalla polizia nord-irlandese e dalle
formazioni paramilitari lealista Uda (Ulster defence association) e Uff (Ulster
freedom fighters). Luca Galassi
Parole chiave: irlanda del nord, britannici, belfast, bloody sunday