30/07/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



La Colombia ha registrato il record mondiale di vittime da mina antiuomo
“Avrei dato la mia vita per giocare a calcio. È questo che più mi fa male. Non poterlo far più”. Onofre Zafra Sanchez ha 16 anni. È saltato su una mina antiuomo mentre camminava in una zona rurale della Colombia. È solo una delle migliaia di vittime di quegli ordigni infernali che hanno fatto guadagnare al paese sudamericano un record di morti e feriti: 1107 nel solo 2006, per una media di tre al giorno. Di questi, 304 sono civili, di cui 66 bambini.
A denunciarlo è un rapporto di 40 pagine della Ong Human rights watch, intitolato “Mutilando il popolo: l'uso delle mine anti-uomo e di altre armi indiscriminate da parte della guerriglia in Colombia”. Sul banco degli imputati, primi fra tutti, i combattenti filo-marxisti delle Farc, Forze armate rivoluzionarie, seguiti dall'Esercito di liberazione nazionale (Eln), secondo gruppo guerrigliero, e dai loro nemici di sempre, i paramilitari di destra spesso collusi con l'esercito governativo.

padre di famiglia rimasto mutilato da una mina, foto di Matt ShonfeldStorie come tante. “Mi sento incompleto. Io soltanto ho una mano, gli altri bambini ne hanno due”. Pablo ha 9 anni e a Hrw ha raccontato quello che prova da quando una mina lo ha reso invalido. Lucia, invece, ne ha 10, e per la stessa ragione adesso non vede più e le rimane soltanto una mano a cui mancano molte dita. A causa dell'assenza di figure specializzate che le insegnassero ad adattarsi a quel nuovo mondo buio e pieno di fantasmi, la piccola ha dovuto abbandonare il suo villaggio e trasferirsi in una grande città, Bucaramanga, dove vive in una struttura apposita. E il suo è un destino che tocca a molti, perché saltare su una mina non provoca soltanto danni fisici: è la vita intera a venire violentata. I traumi sono profondi, l'equilibrio mentale, fortemente compromesso e la struttura familiare, disgregata.

Uno per tutti. Trattandosi solitamente di persone povere, che vivono in aree agricole e sperdute, spesso mal servite e lontane dai centri urbani, per i sopravvissuti niente è più lo stesso. E quando le vittime sono persone adulte, padri di famiglia, a essere travolti dall'esplosione è la famiglia intera. “Ero un contadino, un coltivatore di yucca, mais, platano e cacao. Mi hanno creato e sono nato nel campo. Pensavo di poterci vivere per sempre”, ha spiegato Edilberto Prada Ardila, 46 anni, cieco da un occhio e senza entrambe le mani a causa di una mina antipersonale. Adesso vive di carità in una grande città.

bambino impaurito per le violenze viste. Colombia. Foto di Matt ShonfeldVittime e carnefici. I primi responsabili di questa carneficina sono proprio coloro che si dichiarano Esercito del popolo, ossia le Farc. Un dato che cozza con l'ideologia che sembra ispirare una guerriglia che da oltre 40 anni dice di combattere per una nuova Colombia, da consegnare ai colombiani. “E' l'arma dei poveri”, si giustificano. “In guerra ci tocca applicare tutto quello che ci permette di difenderci – aveva dichiarato a Pr il comandante del blocco Magdalena Medio Pastor Alape - Quindi usiamo anche le mine. Le costruiamo da soli. Sono economiche. Ed è anche vero che ogni tanto capita che qualche civile venga ferito. Ma si tratta sempre di incidenti. Certo non è molto etico, ma sbagliano le bombe intelligenti del ricco impero della guerra, può sbagliare un contadino-guerrigliero che deve difendersi per sopravvivere. E comunque, non si può generalizzare. Si devono analizzare i singoli contesti prima di giudicare. Noi raccogliamo sempre i nostri ordigni inesplosi. La nostra casa è la selva. Se ogni volta che abbiamo teso una trappola al nemico minando una zona avessimo lasciato le bombe inesplose, adesso saremmo in gabbia. E poi l'esplosivo costa, non possiamo permetterci di sprecarlo”. Stesso ritornello nelle dichiarazioni rilasciate dall'Eln. Una giustificazione che viene estesa anche agli ordigni ricavati dalle bombole di gas e lanciati su obiettivi che dovrebbero essere militari, ma che per la poca precisione dei lanci è capitato andassero a devastare case, stalle, chiese.

Cosa rischiano Farc, Eln e paramilitari. La Colombia è un paese in guerra da oltre 40 anni e il diritto internazionale proibisce categoricamente l'uso di armi ad impatto indiscriminato come le mine anti-uomo. Quindi, i membri e i comandanti dei gruppi armati che intenzionalmente ordinano o dirigono attacchi contro civili vanno incontro a processi per crimini di guerra e, se le aggressioni fossero parte di un attacco sistematico più amplio contro una comunità di civili (come spesso accade con i paras di destra che tendono a far sgomberare intere aree improvvisando esecuzioni sommarie di centinaia di civili, poi nascosti in fosse comuni) rischiano di essere accusati di crimini di lesa umanità, in accordo con lo Statuto di Roma della Corte penale internazionale.

guerriglieri delle FarcE il governo? La Colombia è uno stato membro del Trattato di messa al bando delle mine del 1997, e ha firmato la Convenzione Onu sui diritti delle persone disabili, quindi ha una serie di obblighi verso tutte le vittime da mina: assistenza medica ed economica, pensione di invalidità, e tutta una serie di benefici specifici. Eppure, per la maggioranza delle migliaia di colombiani deturpati dagli ordigni tutto questo è solo un miraggio. Nonostante il paese sudamericano riceva copiosi finanziamenti internazionali, inclusi fondi dell'Unione Europea destinati ad aiutare i feriti e a diffondere una cultura di prevenzione e supporto, quasi tutti i sopravvissuti non ricevono assistenza. I funzionari governativi locali, i medici e i paramedici, e gli stessi superstiti da mina continuano a non sapere nulla o quasi nulla sui loro diritti e sui benefici che spettano loro. Inoltre, l'accesso a questi aiuti sono resi ancor più difficili dai termini troppo brevi entro i quali presentare la complessa documentazione prevista dalla legge. Tutto si perde nei meandri burocratici. E, anche nei rari casi in cui un ferito riesca a farsi elargire il denaro che gli spetta, si tratta di cifre che poi risultano insufficienti a garantirgli una vita degna. Human rights watch chiude infatti il suo rapporto con un appello al governo affinché riveda e riformi i suoi programmi di assistenza, cancellando deficienze gravi che peggiorano una situazione già fin troppo drammatica.
 

Stella Spinelli

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