Al via in Danimarca la coppa dei senzatetto. L'Italia pluricampione, se la vede con l'Afghanistan
Scritto per noi da
Alessandro Baretti
Nemmeno il tempo di scendere in campo che l’Italia impegnata a Copenaghen, in
Danimarca, nella V edizione della Homeless World cup, il campionato mondiale dei senza
tetto di streetsoccer (si gioca quattro contro quattro), si trova costretta a
fronteggiare una defezione.

Il nostro portiere titolare, l’argentino Francisco
Mazza, si è infatti schiacciato una mano sotto una pressa mentre si trovava al
lavoro, giusto un paio di giorni prima dell’inizio del torneo. Il suo posto è
stato preso dal brasiliano Wilson Ferreira, convocato in fretta e furia d Bogdan
Kwappik, tecnico e anima della selezione azzurra. La defezione è pesante ma non
preclude i sogni di gloria
dell’Italia.
Dopo aver vinto nel 2004 a Goteborg, in Svezia, e nel 2005 a Edimburgo, in Scozia,
i nostri nutrono l’ambizione di tornare protagonisti dopo l’interregno della Russia,
lo scorso anno in Sud Africa campione del mondo per la prima volta nella sua storia. Le 48 nazioni impegnate nell’edizione danese, che si chiuderà sabato 4 agosto
con la finalissima, sono rappresentate da selezioni costituite senza limiti di
età o sesso. I requisiti per partecipare sono l’aver patito nell’ultimo periodo
la condizione di esiliati politici, l’aver vissuto senza fissa dimora o essersi
trovati ad
attraversare un periodo di riabilitazione.

L’Italia è così composta, tra gli altri, da Ernesto Vasquez salvadoregno padre
di due bambini che vivono con lui in Italia. Quando Ernesto è arrivato nel nostro
paese si ètrovato senza un posto dove andare a dormire e senza un soldo, anche
perché i pochi che si trovava tra le mani erano spesi per acquistare alcol a poco
prezzo. La famiglia era rimasta in centro America e la disperazione era tanta.
Abbandonata la bottiglia, trovati lavori pur saltuari, Ernesto riesce a risparmiare
e permettere alla sua
famiglia di raggiungerlo nel nostro paese. Oggi un lavoro fisso e una casa adeguata
restano sogni, ma ogni mattina, al risveglio, Ernesto trova vicino a sé i figli.
Poi c’è il brasiliano Anderson, che vive a Milano con il suo bagagio di fatalismo
e tanti amci pronti a dargli una mano, ad ospitarlo dal momento che lui una casa
l’ha mai avuta. Tra tanti sudamericani spunta la sagoma di un italiano, Emanuele
Suppa, emigrato dalla Calabria a Milano con la famiglia. Disoccupato e lusingato
dall’alcol,
non se la passa meglio dei suoi compagni di nazionale. In Danimarca sarebbe dovuta
andare anche Veronica Riscato, successivamente rimpiazzata da Sonia Urgiles, ecuadoregna
che fantastica una casa propria da condividere con il suo ragazzo e magari un
paio di figli; per adesso si accontenta di un posto letto in un’abitazione che
contiene troppe persone. Veronica è stata esclusa per scelta tecnica. Il senso
della manifestazione nella sua reazione alla scelta compiuta da Kwappik. Tante
altre si sarebbero offese, lei, assieme a sua madre e sua nonna, ha cucito lo
stemma dell’Italia su ogni maglia destinata a chi è partito per la Danimarca.
Le ha consegnate ai suoi compagni col sorriso nonostante un pizzico di tristezza,
dissimulata, per la mancata partenza.

Alcuni tra i protagonisti di una nazionale titolata e precaria. La Homeless world
cup è per chi vi partecipa un’occasione per mettersi in luce, per riscattare condizioni
di vita sfavorevoli, per scardinare i pregiudizi di parte dell’opinione pubblica
italiana. Un gruppo di ragazzi e una ragazza con esistenze problematiche che sognano
di regalare all’Italia il trofeo di campioni del mondo dei senza tetto. In due
occasioni è già successo, dovesse ricapitare sarebbe il coronamento di un successo
a prescindere. Nel primo girone di qualificazione l’Italia se la vede con Afghanistan,
Svezia e Inghilterra. «Gli afghani possono scendere in campo con i giocatori della
propria nazionale maggiore», dice Kwappik un po’ preoccupato. Sembra una battuta
mal riuscita, invece ne avrebbero i requisiti e non è escluso che succeda davvero.