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Il governo pachistano sperava che un nome nuovo (Moschea Centrale invece che
Lal Masjid), un nuovo imam (il filogovernativo Mohammad Ashfaq al posto dell’integralista
Abdul Aziz Ghazi, ora in carcere), una passata di stucco sui muri per coprire
le migliaia di fori di proiettili e una mano di vernice gialla su quella originale
rossa (che dava il nome alla moschea), bastasse a far dimenticare i sanguinosi
fatti dello scorso 11 luglio, quando oltre cento studenti integralisti sono stati
uccisi nell’attacco che l’esercito ha sferrato contro la Moschea Rossa di Islamabad.
Attacco suicida: almeno 13 morti e 70 feriti. Dalle strade sottostanti, la polizia ha sparato lacrimogeni contro gli occupanti,
che hanno risposto con lanci di pietre. Nelle strade circostanti la moschea sono
scoppiati violenti scontri tra gli agenti e centinaia di altri giovani. Uno di
loro si è fatto esplodere in mezzo ai poliziotti in una via laterale, uccidendone
almeno tredici e ferendone una settantina. Enrico Piovesana