28/07/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Un'inchiesta svela gli errori di Fatah e il capo della sicurezza a Gaza, Dahlan, si dimette
É passato un mese e mezzo dopo la fine degli scontri che hanno visto Hamas prendere il controllo della Striscia di Gaza e la nascita di un governo di Emergenza di Fatah in Cisgiordania. Venerdì, sul tavolo del presidente Abu Mazen sono giunti i risultati di una commissione d'inchiesta, istituita per soprire le responsabilità della debacle subita da Fatah nella Striscia. Nel frattempo però, giovedì, il capo della sicurezza di Fatah a Gaza, Mohamed Dahlan, si era già fatto da parte.

Le lacrime di DahlanEpurazione. Le dimissioni dell'uomo forte di Fatah erano nell'aria da giorni. Il 25 luglio il consigliere per la Sicurezza Nazionale Jibril Rajub e il segretario di Fatah a Gaza, Ahmal Halas, avevano accusato apertamente Dahlan per la sconfitta patita nella Striscia e ne avevano chiesto l'arresto. Dahlan durante gli scontri era assente dalla Striscia per motivi di salute, anche se molti pensano si trattasse di un banale pretesto. Problemi di salute sono anche la motivazione che l'ex capo della sicurezza di Fatah ha dato per le sue dimissioni, ma fonti dell'Autorità Palestinese riferiscono che la richiesta sia venuta dallo stesso presidente. Assieme a lui hanno lasciato il posto anche il capo dell'intelligence di Fatah in Cisgiordania, Tawfiq Tirawi, il comandante della sicurezza preventiva Abu Shabak e una dozzina di altri ufficiali. Dopo la presa di Gaza da parte di Hamas, Dahlan aveva sostenuto che i suoi uomini erano logorati da anni di scontri con l'esercito israeliano, ma nelle 200 pagine del rapporto, di cui sono stati resi pubblici solo alcuni estratti, il quadro che viene dipinto è molto diverso. La commissione guidata da Tayeb Abdel Rahim, segretario generale della presidenza Anp, sostiene che la sicurezza di Fatah operava come “un sistema feudale bastato sul nepotismo, controllato da un certo numero di feudatari”. Gli uomini della sicurezza erano mal coordinati e non hanno mantenuto le posizioni loro assegnate -tra cui il quartier generale di Abu Mazen a Gaza- sia per la scarsa motivazione che per l'infiltrazione di elementi di Hamas. Dopo aver preso visione del documento, Abu Mazen ha promesso che applicherà i consigli “alla lettera” e che “verrà creato un moderno sistema di sicurezza del tutto diverso dal precedente”. Sono almeno una sessantina gli ufficiali di Fatah che finiranno davanti alla corte marziale per le negligenze che costarono la vita a più di cento persone.

Dahlan e OlmertDahlan. Mohamed Dahlan è uno dei personaggi più controversi della politica palestinese. Al comando di una forza di 20 mila uomini, è stato a più riprese accusato di violazioni dei diritti umani e abusi. Si ritiene inoltre che sia uno degli uomini più ricchi della Striscia, con una fortuna accumulata sfruttando il commercio di olio e cemento che gestiva per conto dell'Autorità Palestinese. La sua lunga mano ha impedito diverse volte il raggiungimento di accordi sulla nomina del ministro dell'Interno -che avrebbe insidiato il suo potere sulle forze di sicurezza- e si fece sentire anche lo scorso maggio, quando il ministro dell'Interno indipendente del governo di unità nazionale, Hani al Qawasmi, si dimise lamentandosi di non avere “alcuna autorità”. Hamas ha commentato positivamente le sue dimissioni sostenendo che “é iniziata la purificazione dei quadri di Fatah”, ma ha anche sottolineato che gli ufficiali di Fatah sembrano ansiosi di coprire le responsabilità del presidente che, secondo Abu Zuhri “dovrebbe ammettere le sue colpe di fronte al popolo palestinese in quanto comandante in capo dei servizi di sicurezza”. “Abu Mazen dovrebbe essere grato a Hamas per quello che è accaduto nella Striscia -ha dichiarato il noto psichiatra di Gaza, Ijjad Sarraj- è stata un'azione di pulizia, un lavoro che lui non sarebbe mai stato in grado di portare a termine”. Il medico non esita a puntare il dito contro Fatah, che “per anni ha gestito il potere con arroganza, nella convinzione di averla sempre vinta. Hanno boicottato il governo di unità nazionale, mentre i loro servizi di sicurezza erano corrotti e agivano come bande. Tutto era in mano alle famiglie e ai clan. Hamas aveva il diritto di agire”. Diversa è invece l'opinione del ministro dell'Informazione dell'ex governo di unità nazionale, Mustafa Barghouti, secondo cui la presa di Gaza non è stata un'operazione di pulizia: “Hamas ha violato la legge e ha ripetuto gli errori già commessi da Fatah”. 

Naoki Tomasini

Articoli correlati: Conflitto in quest'area: La scheda paese: Gli argomenti più discussi: Le parole chiave più ricorrenti:
creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità