27/07/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



35mila persone chiuse fuori dalla Striscia di Gaza, ricevono pochi aiuti e sono dimenticati dalla politica
É ancora chiuso il valico di Rafah, dove da oltre due mesi migliaia di palestinesi attendono di entrare nella Striscia di Gaza. Le loro condizioni sono in costante peggioramento. Per cercare di risolvere la situazione la Lega degli Scolari Palestinesi, un'influente organizzazione religiosa di Gaza, ha proposto un piano per riportare i controllori europei al valico, che verrebbe affidato alla polizia sotto la responsabilità del parlamento palestinese. L'agenda politica internazionale, però, in questo momento sembra guardare altrove, alla luna di miele tra Olmert e Abu Mazen che stringe all'angolo i politici di Hamas e, con loro, l'intera popolazione della Striscia.

Palestinese accampato al confine di RafahChiusi fuori. Il 19 luglio le forze di sicurezza di Hamas hanno imposto il coprifuoco sulla città di Rafah dopo aver saputo che alcuni miliziani di Jihad pianificavano di far saltare uno dei muri del confine, per permettere alle migliaia di palestinesi che attendono, di entrare nella Striscia di Gaza. Anche Hamas spinge per farli rientrare, ma allo stesso tempo ha la responsabilità di mantenere la sicurezza nella Striscia. Lo stesso giorno 2mila palestinesi hanno manifestato dalla parte palestinese del valico per chiedere all'Egitto di lasciare passare quelle persone. “Aprite il valico!”, “Rafah è il nostro unico accesso” era scritto sui cartelloni dei manifestanti. Ma le autorità egiziane ribadiscono che il valico non può essere aperto per la mancanza dei controllori dell'Unione Europea, che hanno lasciato la postazione di Rafah all'inizio degli scontri tra Fatah e Hamas. Israele ha proposto ai palestinesi di aprire un'altra frontiera, che però non confina direttamente con l'Egitto e sarebbe dunque controllata da Tel Aviv. Hamas ha rifiutato la proposta temendo che le autorità israeliane ne avrebbero approfittato per compiere arresti. La Mezzaluna Rossa stima che siano cinquemila i palestinesi che, dal 9 giugno, sono in attesa di entrare nella Striscia di Gaza e sono bloccati fuori, nel deserto del Sinai, con scarsità di cibo, acqua e rifugi. Secondo il Jerusalem Post, oltre ai cinquemila che attendono al valico, ci sono anche altre trentamila persone che hanno trovato una sistemazione provvisoria nelle città egiziane vicine al confine. I pochi aiuti giunti alle persone in attesa sono stati forniti dall'Egitto, mentre le tonnellate di cibo offerte dal World Food Program sono rimaste bloccate al confine.

Il valico di RafahAssistenza. Martedì scorso le autorità egiziane hanno istituito dei rifugi per i palestinesi costretti a dormire in strada nei pressi del valico. Sette strutture di accoglienza sono state approntate in alcune scuole e basi militari, ma le autorità egiziane, che hanno anche promesso pasti gratis ai palestinesi accolti, fanno sapere di non avere ancora raccolto i fondi necessari. Anche gli ospedali della zona sono stati invitati a curare senza spese i palestinesi bisognosi di assistenza. La maggior parte delle persone bloccate fuori dalla Striscia di Gaza erano infatti uscite per ricevere cure mediche, ma assieme a loro ci sono anche diversi altri che si trovavano all'estero per studio, lavoro o semplicemente vacanze. Secondo il ministero della Salute palestinese più di 25 persone sono morte da allora, tra cui una malata di cancro che era andata a farsi curare in Egitto. La donna è morta dopo 40 giorni di inutile attesa. I corpi delle persone decedute sono stati trasportati all'interno dalla Striscia per essere sepolti, ma anche per le bare il passaggio è stato concesso solo attraversi i valichi controllati da Israele. Non tutti i palestinesi sono però ansiosi di tornare a Gaza. Il 25 luglio le agenzie stampa arabe hanno diffuso la notizia secondo cui 125 dirigenti di Fatah, fuggiti dalla Striscia di Gaza durante gli scontri con Hamas, sono spariti. Il governo di Emergenza di Ramallah li aveva rimandati in Egitto per farli poi ritornare a Gaza ma, a quanto pare, hanno fatto perdere le loro tracce pur di non tornare nella città dove rischiano la vita. Giovedì un parlamentare di Fatah è stato assalito e ferito da uomini mascherati. É successo a Rafah dove si gioca il braccio di ferro per il controllo della Striscia di Gaza. A pagare il prezzo più alto, come sempre, sono i civili.
 

Naoki Tomasini

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