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Chiusi fuori. Il 19 luglio le forze di sicurezza di Hamas hanno imposto il coprifuoco sulla
città di Rafah dopo aver saputo che alcuni miliziani di Jihad pianificavano di
far saltare uno dei muri del confine, per permettere alle migliaia di palestinesi
che attendono, di entrare nella Striscia di Gaza. Anche Hamas spinge per farli
rientrare, ma allo stesso tempo ha la responsabilità di mantenere la sicurezza
nella Striscia. Lo stesso giorno 2mila palestinesi hanno manifestato dalla parte
palestinese del valico per chiedere all'Egitto di lasciare passare quelle persone.
“Aprite il valico!”, “Rafah è il nostro unico accesso” era scritto sui cartelloni
dei manifestanti. Ma le autorità egiziane ribadiscono che il valico non può essere
aperto per la mancanza dei controllori dell'Unione Europea, che hanno lasciato
la postazione di Rafah all'inizio degli scontri tra Fatah e Hamas. Israele ha
proposto ai palestinesi di aprire un'altra frontiera, che però non confina direttamente
con l'Egitto e sarebbe dunque controllata da Tel Aviv. Hamas ha rifiutato la proposta
temendo che le autorità israeliane ne avrebbero approfittato per compiere arresti.
La Mezzaluna Rossa stima che siano cinquemila i palestinesi che, dal 9 giugno,
sono in attesa di entrare nella Striscia di Gaza e sono bloccati fuori, nel deserto
del Sinai, con scarsità di cibo, acqua e rifugi. Secondo il Jerusalem Post, oltre
ai cinquemila che attendono al valico, ci sono anche altre trentamila persone
che hanno trovato una sistemazione provvisoria nelle città egiziane vicine al
confine. I pochi aiuti giunti alle persone in attesa sono stati forniti dall'Egitto,
mentre le tonnellate di cibo offerte dal World Food Program sono rimaste bloccate
al confine.
Assistenza. Martedì scorso le autorità egiziane hanno istituito dei rifugi per i palestinesi
costretti a dormire in strada nei pressi del valico. Sette strutture di accoglienza
sono state approntate in alcune scuole e basi militari, ma le autorità egiziane,
che hanno anche promesso pasti gratis ai palestinesi accolti, fanno sapere di
non avere ancora raccolto i fondi necessari. Anche gli ospedali della zona sono
stati invitati a curare senza spese i palestinesi bisognosi di assistenza. La
maggior parte delle persone bloccate fuori dalla Striscia di Gaza erano infatti
uscite per ricevere cure mediche, ma assieme a loro ci sono anche diversi altri
che si trovavano all'estero per studio, lavoro o semplicemente vacanze. Secondo
il ministero della Salute palestinese più di 25 persone sono morte da allora,
tra cui una malata di cancro che era andata a farsi curare in Egitto. La donna
è morta dopo 40 giorni di inutile attesa. I corpi delle persone decedute sono
stati trasportati all'interno dalla Striscia per essere sepolti, ma anche per
le bare il passaggio è stato concesso solo attraversi i valichi controllati da
Israele. Non tutti i palestinesi sono però ansiosi di tornare a Gaza. Il 25 luglio
le agenzie stampa arabe hanno diffuso la notizia secondo cui 125 dirigenti di
Fatah, fuggiti dalla Striscia di Gaza durante gli scontri con Hamas, sono spariti.
Il governo di Emergenza di Ramallah li aveva rimandati in Egitto per farli poi
ritornare a Gaza ma, a quanto pare, hanno fatto perdere le loro tracce pur di
non tornare nella città dove rischiano la vita. Giovedì un parlamentare di Fatah
è stato assalito e ferito da uomini mascherati. É successo a Rafah dove si gioca
il braccio di ferro per il controllo della Striscia di Gaza. A pagare il prezzo
più alto, come sempre, sono i civili.Naoki Tomasini