stampa
invia
E' stata repressa nel sangue la Mobilitazione nazionale per la Vita in
difesa della democrazia, la sovranità e la pace organizzata dall’
Ecuarunari (Confederazione dei popoli delle nazionalità Kichwa
dell’Ecuador) e dal Conaie (Confederazione delle nazionalità indigene
dell’Ecuador) lunedì 16 e martedì 17 febbraio.
Le Forze armate sono intervenute con brutalità e violenza nei
confronti delle migliaia di manifestanti che in tutto il Paese
hanno marciato contro il governo. Un morto, decine di feriti, e molti
arresti il bilancio della due giorni.
La vittima è María Moraliza Lalvay Alta, 65 anni, ferita da una
pallottola durante i duri scontri nel cantone Nabón, provincia di
Azuay, nel sud dell’Ecuador, e più precisamente nel quartiere Ramada.
Più di duemila manifestanti membri delle comunità della Unione delle
Comunità indigene di Azuay (Ucia) sono stati affrontati con metodi da
repressione. Lo scontro fatale è avvenuto intorno alle 15.30 di lunedì.
Con la donna è stato gravemente ferito Luis Guilberto Morocho, 39
anni, ricoverato nell’ospedale di Cuenca, dove era stata portata
anche María Moraliza.
Luis German Morocho, 33enne, e Sergio Olmedo Remache, 30enne, hanno riportato
alcune lesioni, ma non destano preoccupazione.
Più di venti le persone arrestate.
La manifestazione è stata organizzata per protestare contro la politica
di Gutierrez e “le sue pretese dittatoriali”, per andare contro il
Trattato di libero commercio (Tlc), contro l’Accordo di libero
commercio delle Americhe (Alca) e per frenare il coinvolgimento
dell’Ecuador nel Plan Colombia e l’applicazione delle ricette del Fondo
monetario internazionale.
"Non solo hanno ferito e ucciso la nostra gente, ma hanno tentato di
distruggere anche i nostri pochi spazi verdi”, ha detto il sindaco di
Nabón, Amelia Erráez. Nella notte tra lunedì e martedì, infatti, circa
cinquecento soldati hanno appiccato il fuoco alla vegetazione della
zona, nel tentativo di spaventare e scoraggiare gli indigeni. Alcuni
giornalisti sono stati aggrediti e costretti a consegnare le foto della
repressione.
Violenze si sono verificate anche nella provincia di Cotopaxi.
Il coordinatore nazionale del Movimento Pachakutik-Nuevo País ,
Guilberto Talahua, il presidente della Conaie, Leonidas Iza, e il
presidente dell’Ecuarunari, Humberto Cholango, hanno espresso la loro
indignazione per i metodi repressivi del governo. “Con questo
comportamento Gutierrez ha dimostrato di essere un bugiardo, pericoloso
per la democrazia, e di fomentare il terrore nel Paese”, hanno
commentato.
“Non è possibile che il presidente chieda tregua e dialogo reprimendo
il popolo - ha detto il coordinatore dei Pachakutik -.
Migliaia di indigeni hanno risposto alla nostra chiamata. Questo
testimonia la volontà di lottare per la difesa della democrazia,
la giustizia, la pace, la sovranità e la dignità del nostro popolo”.
“La democrazia non si costruisce con l’aggressione meno che mai con le
pallottole– ha sottolineato Iza, che è stato vittima di un attentato il
primo febbraio scorso, di ritorno dall'incontro a Cuba contro
l'Alca –. Denunciamo al mondo questo atto di terrore che
avviene proprio nel momento in cui i contadini del cantone Navon, come
quelli dell'intero Ecuador, accogliendo l’invito dei dirigenti
nazionali, si sono mobilitati in maniera pacifica, seguendo i dettami
costituzionali”.
Humberto Cholango, dal canto suo, ha sottolineato l’importanza
dell’azione collettiva di protesta: “Continueremo a lottare per
raggiungere i nostri obiettivi: benessere e rispetto per il nostro
popolo”.
Il deputato Ricardo Ulcuango, presidente della Commissione degli affari
indigeni e presidente del Parlamento indigeno dell’America ha attaccato
indignato la condotta dell’esercito: “Si tratta di metodi assassini e
perversi che vanno contro ogni invito al dialogo lanciato da Gutiérrez.
I colpevoli dovranno pagare”. Nell’esprimere la sua solidarietà alle
famiglie della vittima, dei feriti e dei detenuti, nonché alle
organizzazioni che hanno indetto la mobilitazione, Ulcuango ha chiesto
al ministro competente di aprire un’indagine affinché si possano
giudicare gli autori materiali e intellettuali di questi “fatti
vergognosi” . “Lucio Gutiérrez dimostra di non avere la sensibilità
sufficiente per tenere veramente in considerazione le misere condizioni
di vita di più di 10 milioni di ecuadoriani, che avrebbero bisogno di
un governo che metta in atto adeguate azioni contro la crescente
povertà – incalza il deputato -. Ma dovrà ricordare sempre che nel
nostro Paese il malgoverno e l’autoritarismo, a cui lo hanno condotto
parenti ed amici, vale a dire cristiano-socialisti e l’ambasciata degli
Usa, non avranno mai vita facile. Non li accetteremo mai”.
Dopo questi episodi il movimento indigeno, insieme ai movimenti sociali
e popolari hanno dichiarato definitivamente chiuso il dialogo col
presidente Lucio Gutiérrez, di cui chiedono le dimissioni.
Per ora è stata decisa la sospensione della mobilitazione, che non sarà
comunque definitiva. “Potremmo tornare nelle piazze in ogni momento”,
ha concluso il presidente della Conaie, Leonidas Iza.