18/02/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Marciavano per i propri diritti e sono stati fermati con la forza

Indios contro Gutierrez E' stata repressa nel sangue la Mobilitazione nazionale per la Vita in difesa della democrazia, la sovranità e la pace organizzata dall’ Ecuarunari (Confederazione dei popoli delle nazionalità Kichwa dell’Ecuador) e dal Conaie (Confederazione delle nazionalità indigene dell’Ecuador) lunedì 16 e martedì 17 febbraio.

Le Forze armate sono intervenute con brutalità e violenza nei confronti delle migliaia di manifestanti che in tutto il Paese hanno marciato contro il governo. Un morto, decine di feriti, e molti arresti il bilancio della due giorni.

La vittima è María Moraliza Lalvay Alta, 65 anni, ferita da una pallottola durante i duri scontri nel cantone Nabón, provincia di Azuay, nel sud dell’Ecuador, e più precisamente nel quartiere Ramada.

Più di duemila manifestanti membri delle comunità della Unione delle Comunità indigene di Azuay (Ucia) sono stati affrontati con metodi da repressione. Lo scontro fatale è avvenuto intorno alle 15.30 di lunedì. Con la donna è stato gravemente ferito Luis Guilberto Morocho, 39 anni, ricoverato nell’ospedale di Cuenca, dove era stata portata anche María Moraliza. 
Luis German Morocho, 33enne, e Sergio Olmedo Remache, 30enne, hanno riportato alcune lesioni, ma non destano preoccupazione.
Più di venti le persone arrestate.

La manifestazione è stata organizzata per protestare contro la politica di Gutierrez e “le sue pretese dittatoriali”, per andare contro il Trattato di libero commercio (Tlc), contro l’Accordo di libero commercio delle Americhe (Alca) e per frenare il coinvolgimento dell’Ecuador nel Plan Colombia e l’applicazione delle ricette del Fondo monetario internazionale.

"Non solo hanno ferito e ucciso la nostra gente, ma hanno tentato di distruggere anche i nostri pochi spazi verdi”, ha detto il sindaco di Nabón, Amelia Erráez. Nella notte tra lunedì e martedì, infatti, circa cinquecento soldati hanno appiccato il fuoco alla vegetazione della zona, nel tentativo di spaventare e scoraggiare gli indigeni. Alcuni giornalisti sono stati aggrediti e costretti a consegnare le foto della repressione.
Violenze si sono verificate anche nella provincia di Cotopaxi.

Il coordinatore nazionale del Movimento Pachakutik-Nuevo País , Guilberto Talahua, il presidente della Conaie, Leonidas Iza, e il presidente dell’Ecuarunari, Humberto Cholango, hanno espresso la loro indignazione per i metodi repressivi del governo. “Con questo comportamento Gutierrez ha dimostrato di essere un bugiardo, pericoloso per la democrazia, e di fomentare il terrore nel Paese”, hanno commentato.

“Non è possibile che il presidente chieda tregua e dialogo reprimendo il popolo - ha detto il coordinatore dei Pachakutik -. Migliaia di indigeni hanno risposto alla nostra chiamata. Questo testimonia la volontà di  lottare per la difesa della democrazia, la giustizia, la pace, la sovranità e la dignità del nostro popolo”.

Indios contro Gutierrez “La democrazia non si costruisce con l’aggressione meno che mai con le pallottole– ha sottolineato Iza, che è stato vittima di un attentato il primo febbraio scorso, di ritorno dall'incontro a Cuba contro l'Alca –.  Denunciamo al mondo questo atto di terrore che avviene proprio nel momento in cui i contadini del cantone Navon, come quelli dell'intero Ecuador, accogliendo l’invito dei dirigenti nazionali, si sono mobilitati in maniera pacifica, seguendo i dettami costituzionali”.

Humberto Cholango, dal canto suo, ha sottolineato l’importanza dell’azione collettiva di protesta: “Continueremo a lottare per raggiungere i nostri obiettivi: benessere e rispetto per il nostro popolo”.

Indios contro Gutierrez Il deputato Ricardo Ulcuango, presidente della Commissione degli affari indigeni e presidente del Parlamento indigeno dell’America ha attaccato indignato la condotta dell’esercito: “Si tratta di metodi assassini e perversi che vanno contro ogni invito al dialogo lanciato da Gutiérrez. I colpevoli dovranno pagare”. Nell’esprimere la sua solidarietà alle famiglie della vittima, dei feriti e dei detenuti, nonché alle organizzazioni che hanno indetto la mobilitazione, Ulcuango ha chiesto al ministro competente di aprire un’indagine affinché si possano giudicare gli autori materiali e intellettuali di questi “fatti vergognosi” . “Lucio Gutiérrez dimostra di non avere la sensibilità sufficiente per tenere veramente in considerazione le misere condizioni di vita di più di 10 milioni di ecuadoriani, che avrebbero bisogno di un governo che metta in atto adeguate azioni contro la crescente povertà – incalza il deputato -. Ma dovrà ricordare sempre che nel nostro Paese il malgoverno e l’autoritarismo, a cui lo hanno condotto parenti ed amici, vale a dire cristiano-socialisti e l’ambasciata degli Usa, non avranno mai vita facile. Non li accetteremo mai”.

Dopo questi episodi il movimento indigeno, insieme ai movimenti sociali e popolari hanno dichiarato definitivamente chiuso il dialogo col presidente Lucio Gutiérrez, di cui chiedono le dimissioni.

Per ora è stata decisa la sospensione della mobilitazione, che non sarà comunque definitiva. “Potremmo tornare nelle piazze in ogni momento”, ha concluso il presidente della Conaie, Leonidas Iza.

 

Stella Spinelli 

 

Categoria: Diritti, Popoli
Luogo: Ecuador