Migliaia di persone stanno fuggendo dai villaggi dell’isola di Basilan, dove
migliaia di soldati filippini sono arrivati nei giorni scorsi in vista della preannunciata
“spedizione punitiva” ordinata da Manila contro i guerriglieri del Fronte Moro
Islamico di Liberazione (Milf) in risposta alla decapitazione di dieci soldati
avvenuto qui due settimane fa.
Le dichiarazioni del Milf. “La situazione è molto tesa non solo sull’isola di Basilan ma in tutto l’arcipelago
di Sulu e a Mindanao”, ha dichiarato via telefono a
PeaceReporter Eid Kabalu, portavoce del Milf. “I nostri combattenti hanno ricevuto l’ordine
di non sparare se non attaccati: in quel caso risponderemo. Un attacco a Basilan
rappresenterebbe un duro colpo al processo di pace. Noi speriamo che questo non
avvenga. Stiamo facendo pressioni sul governo affinché rinunci a questa offensiva”.
“Sto premendo sul governo perché non dia l’ordine di attacco”, ci conferma al
telefono Mohagher Iqbal, il capo negoziatore del Milf, successivamente contattato
da PeaceReporter. “Sono fiducioso che la situazione si possa ancora risolvere pacificamente e
che la gente che sta fuggendo da Basilan possa presto fare ritorno alle proprie
case. Il governo deve darci tempo di concludere la nostra indagine sui presunti
responsabili della decapitazione dei marines filippini: un’azione che noi condanniamo
in quanto contraria ai nostri princìpi. E che perseguiremo internamente come stabilito
dagli accordi sul cessate il fuoco del 2002”.
Pace a rischio. L’appello dei religiosi. Il governo della presidente Gloria Arroyo ha ordinato al Milf di consegnare
i sospetti tagliatori di teste, minacciando altrimenti una violenta offensiva
militare contro le basi del Fronte Moro sull’isola di Basilan. L’ultimatum fissato
da Manila, che scadeva ieri, è stato esteso, non si sa di quanti giorni.
Il cessate il fuoco del 2002 – che avrebbe dovuto porre fine a una guerra ventennale
che ha causato 150 mila morti – è stato violato molte volte da entrambe le parti,
senza che questo producesse mai una riesplosione del conflitto. Questa volta,
però, c’è molta preoccupazione: un attacco governativo a Basilan rischia di far
naufragare definitivamente un negoziato che finora non ha portato nessun risultato.
Ieri, gli esponenti della Chiesa cattolica filippina hanno rivolto un appello
al governo: “Sosteniamo la richiesta di giustizia delle famiglie dei soldati uccisi,
ma esprimiamo preoccupazione per le annunciate azioni punitive e di vendetta di
cui farebbero le spese i civili non combattenti”.