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Uccisa a 21 anni perché indigena, perché in lotta contro lo
sfruttamento petrolifero del territorio U’Wa , nel dipartimento di
Cubarà – Boyacà, ad Arauca, in Colombia.
Yamile Ester Garcia Uncasia, studentessa di farmacia, è stata
massacrata mentre si trovava nella riserva indios, che da anni è al
centro degli scontri tra i guerriglieri di sinistra, le forze
paramilitari di destra e l’esercito.
“L’esecutore materiale dell’omicidio è stato l’ Esercito di liberazione
nazionale (Eln) – denuncia il presidente del Cabildo Mayor U’Wa ,
Roberto Cobaria – L’hanno brutalmente ammazzata senza nessuna pietà ”.
Gli U’wa ritengono che con questo atto si sia commessa un’ingiustizia
contro tutta la loro cultura: “Si assassina un popolo intero con la sua
tradizione e la sua storia millenarie. Tuttavia, fino a quando non ci
avranno estirpati fino alla radice sarà impegno degli U’wa continuare a
lottare per la natura e per difendere la vita e la terra”.
L’atteggiamento di totale neutralità dei popoli indigeni di fronte alla
guerra colombiana ha portato a minacce e a molte uccisioni dei membri
più attivi delle varie comunità.
I guerriglieri delle Forze Armate Rivoluzionarie (Farc) e dell’Eln,
guardando con diffidenza il movimento indigeno colombiano per
l’indipendenza politica che lo ha sempre caratterizzato, tentano in
ogni occasione di strumentalizzarlo. I paramilitari, invece, lo
considerano sovversivo e tendono a reprimerlo.
Sono anni che il conflitto armato si sta allargando proprio nelle zone
indigene. Dal punto di vista morfologico e logistico, questi territori
offrono rifugio e possibilità di controllo sia economico che militare.
Attualmente la guerriglia colpisce la maggior parte delle
ottantaquattro comunità native.
Non solo: dall’entrata in vigore del Plan Colombia la militarizzazione
di queste aree si è ulteriormente intensificata e con essa la minaccia
per la sopravvivenza di questa gente.
La giovane Yamile era una indigena mulatta, educata nelle due culture,
ancestrale e cattolica, cresciuta accanto alle suore missionarie. La
comunità le aveva affidato il compito di formarsi come farmacista ed
era diventata la referente del progetto di cooperazione “Apoyo a la
medicina tradicional de la poblacion indigena Uwa”. Era una leader
nella lotta per i diritti indios e in particolare era impegnata contro
l’apertura di pozzi petroliferi previsti dal governo e da una società
petrolifera californiana, Occidental Petroleum Corporation , proprio
sotto i piedi dei settemila U’Wa.
La Costituzione colombiana, adottata nel 1991, concede alle minoranze
indios uno stato di ampia autonomia nelle loro riserve. Ma i confini
riconosciuti dal governo agli U’Wa comprendono solo un decimo del
territorio ancestrale. Il pozzo sperimentale scavato dalla Occidental è
proprio nelle foreste abitate da questa comunità, anche se al di fuori
della riserva stabilita dal governo. Adesso che la foresta è in
pericolo a causa del disboscamento dovuto all’installazione delle
strumentazioni di rilevamento, questo popolo chiede che i confini U’Wa
siano ampliati fino a comprendere le loro terre ataviche. Solo così
potranno impedire che il petrolio, considerato dalla loro
religione il sangue della Madre Terra, sia estratto. Si tratterebbe,
infatti, di un genocidio culturale e Yamile si batteva proprio per
questo.
“Se i gruppi armati vogliono distruggere la nostra cultura – riprende
il presidente del Cabildo Mayor – è meglio che lo rendano ufficiale e
non giochino più con la nostra ingenuità e trasparenza. Noi non
utilizziamo la parola per mentire e ingannare. Non esistono spiegazioni
per un tale comportamento. Si tratta della vita di un popolo, della
sua storia, della sua dignità. Non abbiamo prezzo. E non
cadremo. E’ questa la nostra forza. Con questo nuovo lutto ci
solleveremo ancora di più e uniti andremo avanti”.
Poi un messaggio alle Eln: “Non continuante a giocare in modo
irrispettoso nelle nostre terre, con la nostra tradizione millenaria,
con la gente che ha il diritto legittimo di rimanere su queste terre.
Qui siamo nati e qui restiamo”.
Infine un appello: “Le autorità indigene del Risguardo Unito U’Wa
sollecitano la Colombia e il mondo a pronunciarsi, condannando la morte
di Yamile e tutto quello che nasconde”.