25/07/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Pressato e aiutato da Washington, l'esercito pachistano passa all'offensiva nelle aree tribali
Ormai è guerra aperta nelle aree tribali pachistane. Dopo aver subìto per giorni, da parte dei guerriglieri islamici, imboscate, attentati suicidi e dinamitardi, attacchi a colpi di razzi e granate, l’esercito pachistano ha iniziato a rispondere con offensive terrestri, bombardamenti d’artiglieria e raid aerei. Le vittime si contano già a decine: una quarantina i morti solo lunedì. Il presidente Musharraf ha provato fino all’ultimo a riallacciare il dialogo con i capi talebani locali, ma le fortissime pressioni di Washington – che ha minacciato un intervento militare diretto in Pakistan – lo hanno costretto a suonare la carica ai suoi generali.
 
Truppe pachistane in WaziristanIl contributo Usa. Le irritate risposte del governo di Islamabad alle minacce Usa di un attacco contro le roccaforti di Al Qaeda e dei talebani in Pakistan – “un atto irresponsabile che non verrà consentito”, ha tuonato il ministero degli Esteri – non devono trarre in inganno.
In questa nuova offensiva militare, gli Stati Uniti giocano un ruolo poco visibile ma fondamentale. Sul terreno sono operativi commando di forze speciali Usa che compiono missioni di perlustrazione e combattimento; dal vicino Afghanistan i loro missili terra-terra ‘Himars’ colpiscono obiettivi in territorio pachistano, spesso bombardati anche con i missili ‘Hellfire’ lanciati dagli aerei telecomandati Predator o dagli elicotteri Apache; infine, dato che la guerra non si fa solo con le armi, gli Usa forniscono al governo pachistano milioni di dollari con cui “comprarsi” capi tribali e comandanti talebani.
Intervistato domenica scorsa dalla Fox News, alla domanda “Perché gli Stati Uniti non inviano in Pakistan forze speciali, aerei telecomandati da attacco?”, il consigliere di Bush per la sicurezza nazionale, Frances Townsend, ha risposto: “Il solo fatto che non parliamo di certe cose pubblicamente non significa che non stiamo già facendole”.
 
MappaNessuna novità. Il coinvolgimento militare statunitense in Pakistan, infatti, non è certo una novità di questi giorni.
I primi bombardamenti Usa sulle aree tribali pachistane risalgono ad almeno un anno e mezzo fa. Azioni dirette contro presunti comandanti di Al Qaeda o dei talebani, costati la vita solo a decine e decine di civili. Eccone alcuni esempi.
Il 13 gennaio 2006, almeno diciotto civili morirono nel bombardamento del villaggio di Damadola, nell’area tribale di Bajaur.
Il 30 ottobre 2006, nella stesa zona, ottantadue studenti, bambini e ragazzi, sono morti nel bombardamento aereo della madrasa di Chingai.
Il 20 giugno scorso, trentaquattro civili sono morti in un attacco missilistico contro la madrasa di Dattakhel, in Nord Waziristan.
Tre giorni dopo, un’altra ventina di civili sono morti nei bombardamenti dei villaggi di Mangroti e Angoor Ada, rispettivamente in Nord e Sud Waziristan.
Suona strano, oggi, sentir dire al ministero degli Esteri di Islamabad, Tasnim Aslam: “A nessun Paese sarà consentito compiere azioni militari all'interno del Pakistan, in un modo o nell'altro, a ogni costo”. 

Enrico Piovesana

Articoli correlati: Conflitto in quest'area: Gli argomenti più discussi: Le parole chiave più ricorrenti:
creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità