24/07/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Nasrallah annuncia di poter colpire ogni punto di Israele e nasconde i razzi tra i civili
La guerra in Libano è passata da un anno, ma il conflitto latente tra Israele e il movimento sciita libanese di Hezbollah è proseguito in questi mesi come una guerra fredda, combattuta a suon di proclami, mentre entrambe le parti si sono riarmate, fino a raggiungere il livello di prima del conflitto.

Miliziani di Hezbollah durante una commemorazione della guerraAmmonimento. Nella sua più recente intervista, rilasciata a un quotidiano del Qatar, lo sceicco Nasrallah, ha annunciato che Hezbollah è nuovamente in grado di colpire con i razzi katyusha qualunque punto di Israele. “Anche nell'agosto 2006 non c'era un solo punto dei Territori Occupati palestinesi che non potessimo raggiungere” ha dichiarato Nasrallah che ha parlato di Territori Occupati alludendo evidentemente a Israele. Durante la guerra della scorsa estate i 4 mila razzi dei miliziani sciiti sono stati sparati contro le città di Haifa, Nazareth e diversi altri villaggi del nord di Israele, molti dai quali abitati da arabi israeliani. Nessun razzo, però, ha colpito la Cisgiordania, la Striscia di Gaza o il deserto del Negev. Secondo gli analisti militari, lo scorso anno la capacità balistica del partito di dio era tale da colpire fino circa a Tel Aviv. La dichiarazione di Nasrallah, dunque, potrebbe essere esagerata, ma potrebbe anche essere un ammonimento contro le voci che in questi mesi hanno ipotizzato un nuovo intervento israeliano in Libano.

Mezzi corazzati dell'Unifil nel sud del LibanoUnifil. Nel 2006, i 34 giorni di guerra terminarono con un cessate il fuoco che portò all'attuale presenza internazionale in Libano. 13 mila uomini della forza Unifil sono stati schierati nel sud del paese anche per impedire che, attraverso il contrabbando di armi, Hezbollah potesse rifornire il suo arsenale. In questi mesi però Israele ha accusato a più riprese Hezbollah di armarsi con l'aiuto di Siria e Iran, ma la forza Unifil non ha potuto impedire questi traffici, sia per ragioni strettamente militari, legate alle regole di ingaggio nel caso scoprissero eventuali trafficanti, che per ragioni di opportunità strategica, visti i delicatissimi equilibri politici che tengono in vita la politica libanese. Secondo alcuni ufficiali militari israeliani, Hezbollah avrebbe anche costruito delle fortificazioni a nord del fiume Litani, fuori dalla giurisdizione delle Nazioni Unite, proprio per evitare il controllo dell'Unifil. Durante il conflitto della scorsa estate i soldati israeliani riuscirono a penetrare solo marginalmente nel territorio libanese, solo poche truppe raggiunsero il fiume Litani, e poterono arrivare fin lì grazie agli elicotteri.

Civili. La scorsa estate mentre Israele bombardava a tappeto l'intero territorio libanese, incluse numerose aree abitate, Hezbollah sparava i suoi razzi da postazioni mobili per lo più lontane dalle aree civili e in prossimità dei famosi tunnel, che si rivelarono l'arma vincente dei miliziani. Oggi, secondo l'intelligence israeliana, quelle postazioni sono state tutte abbandonate perché, sebbene fossero difficilmente raggiungibili dall'artiglieria e dalle truppe israeliane in tempo di conflito, avrebbero potuto benissimo essere scoperte e demolite dai soldati dell'Unifil. Secondo le fonti, Hezbollah avrebbe spostato le sue postazioni di lancio dei razzi in mezzo ai villaggi del sud del Libano, nei centri abitati in mezzo ai civili, che offrono una maggiore copertura. Lo scorso anno Human Rights Watch e Amnesty International accusarono entrambe le parti in conflitto di avere attaccato i civili, Israele fu accusato per avere raso al suolo interi villaggi nel sud e non solo, mentre Hezbollah per essersi fatto scudo della popolazione inerme. La guerra costò allora la vita di almeno 40 civili israeliani e di oltre mille libanesi. Oggi le condizioni materiali per un conflitto bis sembrano esserci tutte, ma si spera che continui a mancare la volontà politica per una nuova guerra che, viste le premesse, costerebbe ancora più cara alla popolazione civile.
 

Naoki Tomasini

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