24/07/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Il Chp e i suoi elettori sono i grandi sconfitti delle elezioni in Turchia
Senza le bandiere con la mezzaluna e le statue di Ataturk, sembrerebbe di essere in Costa Azzurra. Invece gli yacht, le pittoresche case sul lungomare e le villette con vista sul Bosforo che si inerpicano sulla collina si trovano a Besiktas, quartiere ricco sul versante europeo di Istanbul. Passeggiando tra i due ponti che attraversano lo Stretto, la caotica metropoli di qualche chilometro più a sud sparisce. Niente ingorghi di auto e taxi, niente rivenditori ambulanti di simit e pannocchie. E neanche donne col velo. Questo scorcio di "Istanbul bene" è una delle poche zone della città dove il Chp, il partito repubblicano laico fondato da Ataturk, è ancora la forza politica con più seguito. E dove la diffidenza verso l'Akp e gli islamici raggiunge i picchi massimi.
 
Paure islamiche. Il lungomare a Kolej, Istanbul (foto di A. Ursic)"Finora Erdogan ha nascosto la sua vera anima, e ora che ha ancora più potere credo che cercherà di cambiare molte cose in questo Paese", dice Asli, una giovane studentessa in canottiera e capelli sciolti. "Già in questi anni ci sono state delle avvisaglie, a Istanbul hanno cercato di anticipare l'orario di chiusura dei locali notturni. E poi mettono il velo alle bambine, credo che una ragazzina dovrebbe poter essere libera di scegliere. Ora che anche tanti ricchi votano Akp, perché hanno fatto soldi con questo governo, non so dove finiremo", si preoccupa Asli.
 
Simbolo religioso. La questione del velo infastidisce molti, non per il significato religioso in sè. "Non ho nessun problema contro il velo", spiega Attila, appena tornato da un periodo di studio in Europa, "ma mi irrita il fatto che negli ultimi anni sia diventato un simbolo politico. In Turchia abbiamo il sistema della laicitè, come in Francia. Il velo non è vietato in scuole e uffici perché è una brutta cosa essere musulmani, siamo tutti musulmani qui. Semplicemente, la regola esiste per evitare che la religione diventi una bandiera politica, un discriminare tra gli individui".
 
Gli yacht ormeggiati a Bebek, Istanbul (foto di A. Ursic)Lontani dalla gente. Analizzando la disfatta del Chp, che dopo le enormi manifestazioni a difesa del secolarismo credeva di poter sfidare l'Akp per il predominio nel Paese, gli osservatori politici turchi hanno fatto notare la crescente distanza tra la gente comune e i dirigenti del Chp, considerato ormai il partito di burocrati che non capiscono i cambiamenti della società turca. E combattono quindi una battaglia di retroguardia, per difendere sistemi e privilegi formatisi decenni fa. Ciò spiega anche l'assenza di parole come "riforme" ed "Europa" dal vocabolario dei repubblicani. Non a caso, i circoli politici ed economici stranieri hanno festeggiato la netta vittoria dell'Akp. Lo stesso concetto di democrazia ha un significato diverso, per molti sostenitori del Chp che non vedono niente di male in un intervento dall'alto dell'esercito. "Io credo nelle forze armate come custodi dei valori di questo Paese, quindi non mi scandalizzo se i militari si muovono per difendere la Turchia", dice convinta Zeynip. "La democrazia turca funziona benissimo, ma una volta è stato proprio Erdogan a dire che la democrazia è solo un mezzo per arrivare ad altri fini. Se l'Akp cercherà di riscrivere le regole del sistema turco, allora è giusto che l'esercito intervenga".
 
Incomprensioni tra classi. Secondo Ferhat Kentel, un sociologo che insegna alla Bilgi University di Istanbul, "la classe che ha mantenuto il potere da quando esiste la repubblica si sente minacciata dall'emergere delle nuove classi sociali, che finora aveva sempre guardato dall'alto in basso. L'élite che dirige il Paese, che viaggia, che parla inglese, nota che i nuovi quartieri intorno a Istanbul sono abitati da turchi provenienti dall'Anatolia centro-orientale e non ha i mezzi per capire quel mondo. Per loro tutto ciò che riguarda la religione è chiusura e arretratezza: la richiesta di diritti di queste classi emergenti, arricchitesi negli ultimi dieci anni, è percepita come un ritorno al passato e non come un futuro tutto da scrivere".
 
Il centro commerciale di Sisli, a IstanbulSe questa è la sinistra. E dire il Chp, nel panorama politico turco, dovrebbe essere teoricamente il partito di sinistra. Ma ormai, in Turchia sono i conservatori che rappresentano i più poveri. Il leader del Chp, Deniz Baykal, è il più impopolare politico turco: quando anche una ragazza in canottiera attilata, all'uscita di una boutique del centro commerciale più esclusivo di Istanbul, ti dice che ha votato Akp perché non le piace Baykal, capisci che la presunta divisione equazione "Akp uguale islamici" è quantomeno riduttiva. Intanto, nel Chp è iniziata la resa dei conti. I quadri minori del partito chiedono le dimissioni di Baykal, che però non sembra per niente intenzionato a farsi da parte. Prima delle elezioni, il leader aveva promesso che in caso di sconfitta avrebbe nuotato fino a Rodi. Ha voluto copiare Erdogan, che si era impegnato a ritirarsi dalla politica se avesse perso. Ora, chi ha votato Akp prende in giro Baykal: "Non stancarti troppo!", hanno gridato in piazza ad Ankara domenica sera. In molti si chiedono come si faccia a fare una promessa simile senza percepire la batosta elettorale in arrivo. Ma anche questo, forse, si spiega con la crescente distanza dalla realtà dei cosiddetti laici.

Alessandro Ursic

Articoli correlati:

Non ci sono articoli correlati.
Visualizza gli articoli da quest'area : Turchia

Conflitto in quest'area: La scheda paese: Gli argomenti più discussi: Le parole chiave più ricorrenti:
creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità