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"Finora Erdogan ha nascosto la sua vera anima, e ora che ha ancora più potere
credo che cercherà di cambiare molte cose in questo Paese", dice Asli, una giovane
studentessa in canottiera e capelli sciolti. "Già in questi anni ci sono state
delle avvisaglie, a Istanbul hanno cercato di anticipare l'orario di chiusura
dei locali notturni. E poi mettono il velo alle bambine, credo che una ragazzina
dovrebbe poter essere libera di scegliere. Ora che anche tanti ricchi votano Akp,
perché hanno fatto soldi con questo governo, non so dove finiremo", si preoccupa
Asli.
Lontani dalla gente. Analizzando la disfatta del Chp, che dopo le enormi manifestazioni a difesa
del secolarismo credeva di poter sfidare l'Akp per il predominio nel Paese, gli
osservatori politici turchi hanno fatto notare la crescente distanza tra la gente
comune e i dirigenti del Chp, considerato ormai il partito di burocrati che non
capiscono i cambiamenti della società turca. E combattono quindi una battaglia
di retroguardia, per difendere sistemi e privilegi formatisi decenni fa. Ciò spiega
anche l'assenza di parole come "riforme" ed "Europa" dal vocabolario dei repubblicani.
Non a caso, i circoli politici ed economici stranieri hanno festeggiato la netta
vittoria dell'Akp. Lo stesso concetto di democrazia ha un significato diverso,
per molti sostenitori del Chp che non vedono niente di male in un intervento dall'alto
dell'esercito. "Io credo nelle forze armate come custodi dei valori di questo
Paese, quindi non mi scandalizzo se i militari si muovono per difendere la Turchia",
dice convinta Zeynip. "La democrazia turca funziona benissimo, ma una volta è
stato proprio Erdogan a dire che la democrazia è solo un mezzo per arrivare ad
altri fini. Se l'Akp cercherà di riscrivere le regole del sistema turco, allora
è giusto che l'esercito intervenga".
Se questa è la sinistra. E dire il Chp, nel panorama politico turco, dovrebbe essere teoricamente il
partito di sinistra. Ma ormai, in Turchia sono i conservatori che rappresentano
i più poveri. Il leader del Chp, Deniz Baykal, è il più impopolare politico turco:
quando anche una ragazza in canottiera attilata, all'uscita di una boutique del
centro commerciale più esclusivo di Istanbul, ti dice che ha votato Akp perché
non le piace Baykal, capisci che la presunta divisione equazione "Akp uguale islamici"
è quantomeno riduttiva. Intanto, nel Chp è iniziata la resa dei conti. I quadri
minori del partito chiedono le dimissioni di Baykal, che però non sembra per niente
intenzionato a farsi da parte. Prima delle elezioni, il leader aveva promesso
che in caso di sconfitta avrebbe nuotato fino a Rodi. Ha voluto copiare Erdogan,
che si era impegnato a ritirarsi dalla politica se avesse perso. Ora, chi ha votato
Akp prende in giro Baykal: "Non stancarti troppo!", hanno gridato in piazza ad
Ankara domenica sera. In molti si chiedono come si faccia a fare una promessa
simile senza percepire la batosta elettorale in arrivo. Ma anche questo, forse,
si spiega con la crescente distanza dalla realtà dei cosiddetti laici.Alessandro Ursic