24/07/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Anche gli artisti vittime della repressione di Mugabe
Musica, teatro, arti visive, fotografia, cinema. Nessuna forma d'arte sfugge alla censura del regime di Robert Mugabe, impegnato da due anni in un pesante giro di vite nei confronti degli artisti. Che vivono una stagione di precarietà tra censura, mancanza di fondi drenati dalla crisi economica e fughe all'estero. Per quelli che decidono di rimanere nel Paese il prezzo da pagare è alto, tanto che molti di essi si sono lanciati nell'unica forma di protesta che il regime non riesce a reprimere: i graffiti.
 
Cont Mhlanga a teatroTeatro. Nonostante il governo dello Zimbabwe non sia mai stato tenero nei confronti degli artisti dissidenti, dal 2006 a oggi la censura, soprattutto verso musica e teatro, è diventata sistematica. Nelle ultime settimane, sotto osservazione è finito il regista teatrale Cont Mhlanga, le cui satire non sono state gradite dalle autorità. La messa in scena di uno dei suoi ultimi lavori, The Good President, in cui il regime di Mugabe è condannato per la sua brutalità dei suoi metodi repressivi, è stata interrotta dalla polizia a Bulawayo, la seconda città del Paese. “I poliziotti sono entrati nel teatro e hanno dato cinque minuti di tempo agli spettatori per abbandonare la sala. Chi fosse rimasto dentro sarebbe stato arrestato per aver partecipato a una riunione non autorizzata”, conferma lo stesso autore a PeaceReporter. Ora, tutti i lavori di Mhlanga dovranno ricevere il via libera del comitato di censura. Ma gli altri artisti non se la passano di certo meglio.

Un lavoro di Berry Bickle che denuncia il giro di vite contro la libertà di stampaFuga. La videofotografa Berry Bickle, il musicista Thomas Mapfumo, lo scultore Tapfuma Gutsa e tanti altri. Ogni anno che passa, la lista degli artisti zimbabwani che emigrano all'estero si allunga, e non solo a causa della censura. “Gli artisti fanno salti mortali per reperire i materiali, vista la mancanza di valuta straniera, e le gallerie riducono all'osso le esibizioni – fa sapere a PeaceReporter uno sconfortato Raphael Chikukwa, curatore di eventi internazionali quali l'esibizione Visions of Zimbabwe, organizzata nel 2004 alla Manchester Art Gallery, in Gran Bretagna – Al momento, tantissimi artisti promettenti emigrano in Namibia, Botswana, Sudafrica, perché qui non c'è speranza”.
Manco a dirlo, gli spazi televisivi e radiofonici sono riservati agli artisti che cantano le lodi del regime, i quali si arricchiscono partecipando agli eventi sponsorizzati dal governo. Anche la mancanza di soggetti privati nel settore dell'informazione impedisce ai dissidenti di far sentire la propria voce.
 
Graffiti anti-Mugabe ad HarareGraffiti. Così, artisti e gente comune sono stati costretti a trovare nuovi modi per esprimere il dissenso. La principale valvola di sfogo sono diventati i graffiti, con cui durante la notte vengono tappezzate le strade della capitale Harare. Un fenomeno definito “la voce dei senza voce” dal poeta Chirikure Chirikure, visto che il governo non riesce ad arginarlo neanche raddoppiando le pattuglie della polizia. Alcuni temerari si sono spinti fino a graffitare un muro a poche decine di metri dalla casa del presidente Mugabe con slogan che inneggiano all'opposizione. Il contrasto con il passato è tanto più stridente in quanto, fino all'indipendenza ottenuta nel 1980, l'arte era stata utilizzata dai dissidenti neri proprio per cementare lo spirito delle masse. A farne le spese sono stati tanti artisti, come Mapfumo, in precedenza sostenuti da Mugabe. “Ora che la lotta per l'indipendenza è finita, gli stessi strumenti che venivano usati dai colonialisti per reprimere l'arte sono stati adottati dal regime – si lamenta Chikukwa –. Ma gli artisti sono lo specchio della società, e non si può impedire loro di riflettere liberamente ciò che vedono”.
 
Protesta. Eppure, nonostante tutte le difficoltà, Mugabe non riesce a mettere la museruola alla società. Progetti come la Rooftop Promotions, una casa di produzione teatrale e cinematografica che ha come obiettivo quello di aumentare il livello di coscienza politica e sociale della popolazione, stanno avendo un grande successo. Prova ne sono i numerosi “tutti esauriti” fatti registrare dai lavori di Mhlanga, che ha deciso di non arrendersi alla censura: “Il mio lavoro è mostrare alla gente in che condizioni viviamo, e allo stesso tempo far capire loro che nessuna condizione, neanche la più precaria, è permanente. Noi artisti abbiamo il dovere di parlare per le masse. Perché la maggior voce di protesta non violenta al mondo è proprio l'arte”.

Matteo Fagotto

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità