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Teatro. Nonostante
il governo dello Zimbabwe non sia mai stato tenero nei confronti
degli artisti dissidenti, dal 2006 a oggi la censura, soprattutto
verso musica e teatro, è diventata sistematica. Nelle ultime
settimane, sotto osservazione è finito il regista teatrale
Cont Mhlanga, le cui satire non sono state gradite dalle autorità.
La messa in scena di uno dei suoi ultimi lavori, The Good
President, in cui il regime di Mugabe è condannato per la
sua brutalità dei suoi metodi repressivi, è stata
interrotta dalla polizia a Bulawayo, la seconda città del
Paese. “I poliziotti sono entrati nel teatro e hanno dato cinque
minuti di tempo agli spettatori per abbandonare la sala. Chi fosse
rimasto dentro sarebbe stato arrestato per aver partecipato a una
riunione non autorizzata”, conferma lo stesso autore a
PeaceReporter. Ora, tutti i lavori di Mhlanga dovranno
ricevere il via libera del comitato di censura. Ma gli altri artisti
non se la passano di certo meglio.
Fuga. La
videofotografa Berry Bickle, il musicista Thomas Mapfumo, lo scultore
Tapfuma Gutsa e tanti altri. Ogni anno che passa, la lista degli
artisti zimbabwani che emigrano all'estero si allunga, e non solo a
causa della censura. “Gli artisti fanno salti mortali per reperire
i materiali, vista la mancanza di valuta straniera, e le gallerie
riducono all'osso le esibizioni – fa sapere a PeaceReporter
uno sconfortato Raphael Chikukwa, curatore di eventi internazionali
quali l'esibizione Visions of Zimbabwe, organizzata nel 2004
alla Manchester Art Gallery, in Gran Bretagna – Al momento,
tantissimi artisti promettenti emigrano in Namibia, Botswana,
Sudafrica, perché qui non c'è speranza”.
Graffiti. Così,
artisti e gente comune sono stati costretti a trovare nuovi modi per
esprimere il dissenso. La principale valvola di sfogo sono diventati
i graffiti, con cui durante la notte vengono tappezzate le strade
della capitale Harare. Un fenomeno definito “la voce dei senza
voce” dal poeta Chirikure Chirikure, visto che il governo non
riesce ad arginarlo neanche raddoppiando le pattuglie della polizia.
Alcuni temerari si sono spinti fino a graffitare un muro a poche
decine di metri dalla casa del presidente Mugabe con slogan che
inneggiano all'opposizione.
Matteo Fagotto