23/07/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Hugo Chavez vuole cambiare la Costituzione per avere la possibilità di ricandidarsi e farsi rieleggere. Almeno fino al 2021 data entro la quale il Venezuela diventerà un paese socialista
  
Il progetto del presidente Hugo Chavez è grande e ambizioso: trasformare il Venezuela in un paese socialista entro il 2021.
Per farlo, però, il caudillo venezuelano avrebbe bisogno di governare fino a quell'anno grazie esclusivamente ad una netta trasformazione della Costituzione del paese sudamericano. E allora via con la presentazione di una proposta di cambiamento costituzionale che fra pochi giorni giungerà sui tavoli parlamentari, tutti occupati dai suoi fedelissimi.
C'è già chi, sia all'interno del paese che fuori, grida allo scandalo e giura che questo è solo la continuazione della brutta piega totalitarista del Venezuela chavista.

I fatti. La proposta del tenete colonnello bolivariano prestato alla politica, che in qualsiasi modo dovrà essere supportata dal referendum popolare, è quella di dare la possibilità alla più alta carica istituzionale del Paese di ricandidarsi e quindi poter essere rieletto tutte le volte che vuole. Ma questo varrebbe solo per il presidente. Tutte le altre cariche statali elettive, infatti, godrebbero della legge attuale. Quello delle rielezione presidenziale è un argomento che tiene banco in Venezuela da diversi anni. Secondo la Costituzione (rimaneggiata nel 1999), infatti, il leader bolivariano sarebbe all'ultimo mandato governativo, un periodo nettamente insufficiente per completare la sua 'opera di ricostruzione socialista' del Venezuela. Ecco quindi l'esigenza di una crociata politica che miri ad ottenere un cambio della Costituzione e quindi la possibilità di poter essere ricandidato e rieletto fino alla data fatidica: il 2021.

Chavez con i suoi fedeli alleati e amici Castro e MoralesIn Parlamento. Non dovrebbe essere difficile per Chavez riuscire a far approvare la sua proposta di cambiamento costituzionale nel parlamento che, in pratica, è totalmente schierato con lui. La cosa veramente difficoltosa sarà riuscire a convincere i militanti di tre partiti, Partito Comunista, Podemos e Patria para todos (che dal 1999 sono sostenitori della politica chavista) ad entrare in un'unica formazione politica, il Partito socialista unito, elemento indiscutibilmente importante per un eventuale lavoro sul cambio della costituzione. Ma i musi lunghi si sono già fatti notare così come si è fatta sentire la voce del presidente. Tempo fa Chavez in merito ai mugugni dei tre partiti aveva detto: “Ci sono molti modi di uscire da una coalizione: te ne puoi andare in silenzio, te ne puoi andare abbracciando i presenti, ma anche tirando pietre. Se qualcuno dovesse uscire dalla coalizione tirando pietre, però, non vengano poi a proporre patti politici”. Anche questa volta il leader bolivariano ha voluto far sapere ai leader dei tre movimenti che senza la sua presenza loro non sarebbero in grado di esistere da soli.
Inoltre, Chavez ha voluto mandare un messaggio forte a tutte quelle persone straniere che si trovano in Venezuela e criticano pesantemente il suo lavoro.

Monito agli stranieri. Dal suo programma domenicale 'Alò presidente' il leader venezuelano ha chiesto ai ministeri degli Esteri e dell'Interno di espellere dal paese coloro che 'parlano male' del suo governo.“Nessuno straniero può venire nel nostro paese e attaccarci” ha detto una volta in onda, aggiungendo che “chi lo farà sarà espulso”.
Nessun riferimento particolare, nessun nome citato ma è evidente che Chavez possa essere preoccupato da quello che si pensa all'estero sul suo mandato. Manuel Espino, membro del partito messicano Pan (Partido de Accion Nacional) aveva fatto sapere nei giorni scorsi che la tendenza del governo di Caracas è “demagogica, populista e autoritaria e si scaglia contro le libertà e i diritti fondamentali dei cittadini”, scatenando, appunto, la reazione del presidente. Fino a quando permetteremo che qualsiasi persona possa venire nel nostro paese a dirci che qui c'è una dittatura e che il presidente è un tiranno? Ecco questo è proibito a tutti gli stranieri. E questo non è un problema personale ma un problema di dignità nazionale”. La saga politica venezuelana sulla rielezione del presidente durerà ancora molto tempo.
 

Alessandro Grandi

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