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I fatti. La proposta del tenete colonnello bolivariano prestato alla politica, che in
qualsiasi modo dovrà essere supportata dal referendum popolare, è quella di dare
la possibilità alla più alta carica istituzionale del Paese di ricandidarsi e
quindi poter essere rieletto tutte le volte che vuole. Ma questo varrebbe solo
per il presidente. Tutte le altre cariche statali elettive, infatti, godrebbero
della legge attuale. Quello delle rielezione presidenziale è un argomento che
tiene banco in Venezuela da diversi anni. Secondo la Costituzione (rimaneggiata
nel 1999), infatti, il leader bolivariano sarebbe all'ultimo mandato governativo,
un periodo nettamente insufficiente per completare la sua 'opera di ricostruzione
socialista' del Venezuela. Ecco quindi l'esigenza di una crociata politica che
miri ad ottenere un cambio della Costituzione e quindi la possibilità di poter
essere ricandidato e rieletto fino alla data fatidica: il 2021.
In Parlamento. Non dovrebbe essere difficile per Chavez riuscire a far approvare la sua proposta
di cambiamento costituzionale nel parlamento che, in pratica, è totalmente schierato
con lui. La cosa veramente difficoltosa sarà riuscire a convincere i militanti
di tre partiti, Partito Comunista, Podemos e Patria para todos (che dal 1999 sono
sostenitori della politica chavista) ad entrare in un'unica formazione politica,
il Partito socialista unito, elemento indiscutibilmente importante per un eventuale
lavoro sul cambio della costituzione. Ma i musi lunghi si sono già fatti notare
così come si è fatta sentire la voce del presidente. Tempo fa Chavez in merito
ai mugugni dei tre partiti aveva detto: “Ci sono molti modi di uscire da una coalizione:
te ne puoi andare in silenzio, te ne puoi andare abbracciando i presenti, ma anche
tirando pietre. Se qualcuno dovesse uscire dalla coalizione tirando pietre, però,
non vengano poi a proporre patti politici”. Anche questa volta il leader bolivariano
ha voluto far sapere ai leader dei tre movimenti che senza la sua presenza loro
non sarebbero in grado di esistere da soli.
Monito agli stranieri. Dal suo programma domenicale 'Alò presidente' il leader venezuelano ha chiesto
ai ministeri degli Esteri e dell'Interno di espellere dal paese coloro che 'parlano
male' del suo governo.“Nessuno straniero può venire nel nostro paese e attaccarci”
ha detto una volta in onda, aggiungendo che “chi lo farà sarà espulso”.
Alessandro Grandi
Parole chiave: alessandro grandi, pace, guerra, peacereporter