23/12/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Amnesty denuncia l’iniquità del processo ai leader indigeni e ne chiede la scarcerazione
soldatp dell'esercito honduregnoPer i fratelli Miranda uno spiraglio di speranza. Finalmente. Sia dal fronte internazionale che da quello giudiziario.

Leonardo e Marcelino Miranda sono prigionieri politici. Che siano liberati”. A dirlo è Amnesty International (AI), una delle organizzazioni umanitarie più autorevoli nella difesa dei diritti umani. E’ intervenuta proprio in questi giorni nel caso dei due dirigenti indios del Consiglio civico delle organizzazioni indigene e popolari (Copinh)del municipio di Gracias, in Honduras, da ormai due anni in prigione con accuse da sempre definite infondate dai loro sostenitori. Che da adesso non sono più soli. Amnesty ha preso posizione, dedicando a questo caso un intero capitolo nel proprio rapporto annuale sul paese centroamericano. Due i punti cardine individuati da AI nella sua denuncia del sistema giudiziario honduregno: i capi di imputazione si basano su motivazioni politiche ed è mancato un giusto processo.

Arresto e torture. I fratelli Miranda sono stati incarcerati nel gennaio 2003. L’accusa è di aver ucciso Juan Reyes Gómez. Un delitto che risale al 2001 e che il Copinh ha sempre definito una montatura a danno dei due capi indigeni: "Non hanno ucciso nessuno. Le accuse sono state costruite dopo l'arresto. E’ chiaro che le vere ragioni di questa violazione dei diritti umani sono la lotta dei nostri leader in difesa delle terre ancestrali e il fatto di essere membri del nostro Consiglio". Eppure i due sono stati condannati a venticinque anni di carcere.
Furono prelevati dalla comunità Lenca a Montaña Verde, dipartimento di Lempira, da agenti di polizia e civili armati che hanno usato gas lacrimogeni ed esploso colpi di arma da fuoco in aria e contro la casa di Marcelino. Secondo quanto riferito, i familiari, compresa una ragazza, sono stati tenuti sotto la minaccia di armi durante tutta la procedura d’arresto. Nel tempo impiegato per raggiungere la prigione di Gracias, i due fratelli sarebbero stati ripetutamente picchiati. Leonardo è stato ferito alla testa con un coltello. Entrambi hanno subito bruciature di sigarette sulle orecchie. E tutti e due sarebbero stati minacciati di morte dai poliziotti. Più tardi, Leonardo Miranda è stato tenuto ripetutamente con la testa sott’acqua. E le violenze non si sono esaurite lì.
Foto di Tina Manley. Bambino LencaAd aprile, i due fratelli sono stati di nuovo torturati da tre agenti dell’Unità Cobra, un corpo scelto della polizia nazionale. A giugno, un poliziotto avrebbe puntato una pistola alla tempia di Leonardo, minacciando di ucciderlo se non avesse avallato le accuse contro di lui. Quindi gli avrebbe presentato un foglio di carta in bianco, per costringerlo a firmare. Inutile dire che il leader indigeno si è rifiutato, facendo appello alle poche forze rimastegli.
A settembre 2003, le accuse di tortura, abuso di potere e danni presentate contro ventuno agenti sono state archiviate, nonostante l’esistenza di referti medici che documentavano abusi fisici.
 
Il processo. Il 16 dicembre dello stesso anno i due fratelli sono stati condannati a 25 anni di carcere. E da quel giorno sono iniziate le proteste, le denuncie, le mobilitazioni dei sostenitori dei due capi carismatici.
E la difesa dei Miranda è ricorsa in appello, respinto però nel giugno scorso. Questo ha provocato perfino uno sciopero della fame, portato avanti per giorni dai Miranda e da molti loro compagni.
Decisi a non arrendersi, gli avvocati hanno anche presentato un secondo appello, questa volta alla Corte suprema di giustizia. E qualcosa è cambiato. L'11 novembre scorso, la Corte si è pronunciata a favore dei Miranda, riconoscendo le irregolarità denunciate. E adesso Amnesty.

La denuncia di Amnesty. “Temiamo che si sia trattato di un processo iniquo”, spiegano. “Tra febbraio e settembre, l’avvocato dei due fratelli, Marcelino Martínez Espinal è stato vittima di atti di intimidazione. E’ una sentenza piena di irregolarità. Mancano le prove e i testimoni non erano imparziali. Sono stati considerati soltanto quelli dell'accusa, mentre le dichiarazioni dei testi della difesa sono state ignorate”, ha aggiunto la ong, appoggiando quindi la posizione della comunità indigena.
"L'unico barlume di speranza alla lotta per la giustizia in questo Paese è la decisione della Corte Suprema, che però ha  Foto di Tina Manley. Vedova Lenca che accende il fuocosolamente annullato la condanna. Adesso è tutto da rifare. Il caso dovrà essere considerato nuovamente dalla Corte d'Appello di Santa Rosa di Copán” spiegano ad Amnesty. “Ribadiamo che le accuse contro Marcelino e Leonardo Miranda non derivano da azioni criminali, bensì dal proposito di impedire le loro attività per proteggere l'ambiente e la proprietà della terra nelle loro comunità. Gli abusi contro i popoli indigeni dell’Honduras e i metodi delle autorità nell’investigare e nell'assicurare i responsabili alla giustizia ci stanno preoccupando da anni. Questo caso conferma che l'obiettivo è quello di ostacolare la lotta per il riconoscimento dei diritti di proprietà della terra agli indios. Sono troppi e troppo forti gli interessi economici e politici che si oppongono a lasciarla nelle mani dei Lenca”. 

L'appello. “A meno che non si presentino delle prove chiare e inconfutabili a loro carico, é ora che Leonardo e Marcelino Miranda recuperino la libertà per continuare il loro prezioso lavoro in difesa dei diritti umani”.

Stella Spinelli

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