23/07/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



'L'incompetenza e la corruzione dei militari provocheranno un disastro'
“I militari brasiliani sono così incompetenti e corrotti (...) che se il governo non metterà fine al sabba di Infrareo (la società che gestisce gli aereoporti, in mano ai militari della Forza aerea brasiliana, Fab) ci sono le condizioni perché da un momento all'altro accada una nuova tragedia”. Queste parole, pronunciate due giorni prima del grande disastro aereo di San Paolo, avvenuto martedì scorso e costato la vita a 200 persone, lette oggi suonano quale nefasta premonizione. A pronunciarle, uno dei controllori di volo, volutamente anonimo, che da settembre - quando sui cieli dell'Amazzonia un Boeing si scontrò con un piccolo aereo privato facendo 154 morti - è sul piede di guerra nei confronti della Fab, responsabile anche degli aeroporti civili. Per quell'incidente, infatti, dopo indagini sommarie gli unici a pagare furono i controllori. Nessuno ha mai approfondito la questione e fatto piena luce sulle responsabilità.

Incidente aereoQuesta volta lo scenario è differente. Il più grave disastro aereo brasiliano si inserisce proprio nel bel mezzo di un crocevia di accuse ai militari, che da anni andrebbero intascando, attraverso Infrareo, copiose tangenti sborsate dalla lobby delle compagnie aeree private. Il tutto per ottenere in cambio occhi semichiusi e favoritismi.
Al centro del presunto scandalo, proprio l'aeroporto Congonhas, che nasce nel cuore della città di San Paolo, vicinissimo a strade e case. Si calcola, infatti, che una decina di persone morte per l'incidente di martedì scorso fossero residenti dei dintorni dell'aeroporto.
Non solo. Quell'immenso scalo aeroportuale negli ultimi tempi ha visto circolare 17 milioni di passeggeri all'anno, quando invece la sua capacità raggiunge al massimo i 15 milioni. E, nonostante da quattro anni sia stata avviata la privatizzazione, il solo risultato è stato un fitto programma milionario di riforme che vede quale priorità l'ampliamento dell'area commerciale. E le piste d'atterraggio vecchie e obsolete? Nemmeno a pensarlo, tanto che martedì, a causa della fitta pioggia, il sistema di drenaggio che deve impedire ai velivoli di sbandare è andato in tilt.

Familiari delle vittime con un cartello per il diritto alla vitaE il governo che fa? L'unica cosa certa è che il presidente Luis Inacio Lula da Silva ha rinnovato fiducia e rispetto proprio al comandante della Fab, il brigadiere Juniti Saito, mentre circolano voci di probabili dimissioni del ministro della Difesa, da sempre strenuo sostenitore di una maggiore ingerenza civile nella gestione aeroportuale. Forse il presidente non sa come stanno le cose?
La preoccupazione di Lula è parsa quella di tranquillizzare la nazione e di annunciare la costruzione di un nuovo aeroporto fuori dal centro urbano e controllato dallo Stato, sempre però con partecipazioni di capitale privato. E se finora uno dei più grandi problemi era la mancanza di forti politiche pubbliche tese a limitare lo strapotere di quello che qualcuno si è affrettato a definire “il cartello degli aerocrati”, il futuro non sembra promettere dinamiche differenti.

I colpevoli. La compagnia aerea Tam, nel frattempo, sta cercando di arginare la caduta libera in borsa, 17 percento in pochi giorni, e l'enorme somma da sborsare quale indennizzo alle famiglie delle vittime. Per quanto riguarda il prestigio, invece, la scelta dell'azienda è stata confondere le acque dell'informazione per attenuare le proprie responsabilità.
Soltanto dopo che amici e parenti delle duecento persone morte hanno minacciato di occupare gli uffici dell'impresa a Porto Alegre (città da dove è partito il volo, destinazione San Paolo), la Tam si è decisa ad ammettere che a bordo viaggiavano 187 persone, assai di più di quelle ammesse sul velivolo. In più, è emerso che quell'aereo ha continuato a viaggiare nonostante i tecnici, 4 giorni prima dell'incidente, avessero individuato falle nel dispositivo frenante.

Due persone in lacrime per aver perso un proprio caro nel disastro aereoConseguenze. Ai familiari non resta che restare sul chi va là, nel tentativo che ognuno venga inchiodato alle proprie responsabilità, e cercare di aver pazienza: riavere indietro i corpi dei propri cari sembra impresa assai ardua. Le ricerche stanno proseguendo a ritmi serrati, ma la difficoltà di recupero fanno prevedere circa un mese di lavoro. Intanto, ieri, l'arcivescovo della capitale paulista, Odilo Scerer, ha officiato una messa in memoria delle vittime, a cui hanno partecipato oltre duemila persone.
Il disastro aereo ha avuto anche un forte impatto sull'opinione pubblica internazionale. È in atto un'ondata di ferie cancellate o posticipate, e di eventi internazionali sospesi, nel tentativo di evitare l'aeroporto di San Paolo. Il problema, però, è che quello scalo è il centro dell'intero traffico brasiliano e la stima è che il movimento di stranieri calerà del 40 percento rispetto alle medie stagionali.
E il clima di sfiducia continua a diffondersi specialmente dopo che ieri, per due ore consecutive, il radar dell'aereoporto di Manaus ha smesso di funzionare mandando in tilt i voli di tutto il paese.

Stella Spinelli

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità