“I militari brasiliani sono così
incompetenti e corrotti (...) che se il governo non metterà
fine al sabba di Infrareo (la
società che gestisce gli aereoporti, in mano ai militari della
Forza aerea brasiliana, Fab) ci sono le condizioni perché da
un momento all'altro accada una nuova tragedia”. Queste parole,
pronunciate due giorni prima del grande disastro aereo di San Paolo,
avvenuto martedì scorso e costato la vita a 200 persone, lette
oggi suonano quale nefasta premonizione. A pronunciarle, uno dei
controllori di volo, volutamente anonimo, che da settembre - quando
sui cieli dell'Amazzonia un Boeing si scontrò con un piccolo
aereo privato facendo 154 morti - è sul piede di guerra nei
confronti della Fab, responsabile anche degli aeroporti civili. Per
quell'incidente, infatti, dopo indagini sommarie gli unici a pagare
furono i controllori. Nessuno ha mai approfondito la questione e
fatto piena luce sulle responsabilità.
Questa volta
lo scenario è differente. Il più grave disastro aereo
brasiliano si inserisce proprio nel bel mezzo di un crocevia di
accuse ai militari, che da anni andrebbero intascando, attraverso
Infrareo, copiose tangenti sborsate dalla lobby delle compagnie aeree
private. Il tutto per ottenere in cambio occhi semichiusi e
favoritismi.
Al centro del
presunto scandalo, proprio l'aeroporto Congonhas, che nasce nel cuore
della città di San Paolo, vicinissimo a strade e case. Si
calcola, infatti, che una decina di persone morte per l'incidente di
martedì scorso fossero residenti dei dintorni dell'aeroporto.
Non solo.
Quell'immenso scalo aeroportuale negli ultimi tempi ha visto
circolare 17 milioni di passeggeri all'anno, quando invece la sua
capacità raggiunge al massimo i 15 milioni. E, nonostante da
quattro anni sia stata avviata la privatizzazione, il solo risultato
è stato un fitto programma milionario di riforme che vede
quale priorità l'ampliamento dell'area commerciale. E le piste
d'atterraggio vecchie e obsolete? Nemmeno a pensarlo, tanto che
martedì, a causa della fitta pioggia, il sistema di drenaggio
che deve impedire ai velivoli di sbandare è andato in tilt.
E il governo che
fa? L'unica cosa certa è che il presidente Luis Inacio Lula da
Silva ha rinnovato fiducia e rispetto proprio al comandante della
Fab, il brigadiere Juniti Saito, mentre circolano voci di probabili
dimissioni del ministro della Difesa, da sempre strenuo sostenitore
di una maggiore ingerenza civile nella gestione aeroportuale. Forse
il presidente non sa come stanno le cose?
La preoccupazione
di Lula è parsa quella di tranquillizzare la nazione e di
annunciare la costruzione di un nuovo aeroporto fuori dal centro
urbano e controllato dallo Stato, sempre però con
partecipazioni di capitale privato. E se finora uno dei più grandi
problemi era la mancanza di forti politiche pubbliche tese a limitare
lo strapotere di quello che qualcuno si è affrettato a
definire “il cartello degli aerocrati”, il futuro non sembra
promettere dinamiche differenti.
I colpevoli. La compagnia aerea
Tam, nel frattempo, sta cercando di arginare la caduta libera in
borsa, 17 percento in pochi giorni, e l'enorme somma da sborsare
quale indennizzo alle famiglie delle vittime. Per quanto riguarda il
prestigio, invece, la scelta dell'azienda è stata confondere
le acque dell'informazione per attenuare le proprie responsabilità.
Soltanto dopo che
amici e parenti delle duecento persone morte hanno minacciato di
occupare gli uffici dell'impresa a Porto Alegre (città da dove
è partito il volo, destinazione San Paolo), la Tam si è
decisa ad ammettere che a bordo viaggiavano 187 persone, assai di più
di quelle ammesse sul velivolo. In più, è emerso che
quell'aereo ha continuato a viaggiare nonostante i tecnici, 4 giorni
prima dell'incidente, avessero individuato falle nel dispositivo
frenante.
Conseguenze. Ai familiari non
resta che restare sul chi va là, nel tentativo che ognuno
venga inchiodato alle proprie responsabilità, e cercare di
aver pazienza: riavere indietro i corpi dei propri cari sembra
impresa assai ardua. Le ricerche stanno proseguendo a ritmi serrati,
ma la difficoltà di recupero fanno prevedere circa un mese di
lavoro. Intanto, ieri, l'arcivescovo della capitale paulista, Odilo
Scerer, ha officiato una messa in memoria delle vittime, a cui hanno
partecipato oltre duemila persone.
Il disastro aereo
ha avuto anche un forte impatto sull'opinione pubblica
internazionale. È in atto un'ondata di ferie cancellate o
posticipate, e di eventi internazionali sospesi, nel tentativo di
evitare l'aeroporto di San Paolo. Il problema, però, è
che quello scalo è il centro dell'intero traffico brasiliano e
la stima è che il movimento di stranieri calerà del 40
percento rispetto alle medie stagionali.
E il clima di sfiducia continua a diffondersi specialmente dopo che ieri, per
due ore consecutive, il radar dell'aereoporto di Manaus ha smesso di funzionare
mandando in tilt i voli di tutto il paese.