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I numeri. Quasi il 47 percento dei voti per l'Akp (341 seggi), 20 percento abbondante
per il Chp (112), oltre il 14 percento per l'Mhp (70). In più 27 candidati indipendenti
in maggioranza curdi del Dtp, presentatisi in ordine sparso per aggirare la soglia
di sbarramento al 10 percento, ma che ora potranno raggrupparsi. La nuova Assemblea
turca sarà divisa tra questi quattro movimenti. L'Akp è il primo partito in 76
province su 85, e nell'Anatolia centro-orientale ha ottenuto risultati plebiscitari,
tra il 60 e il 70 percento dei voti. Il Chp si è difeso nella Turchia occidentale,
ma si è imposto solo in 7 province. A Istanbul, il partito di Erdogan ha conquistato
il 45 percento. Soprattutto, l'Akp è ampiamente il primo partito anche nel sud-est
curdo: in sostanza, è l'unica forza politica davvero nazionale. "Oggi la democrazia
turca ha dato un esempio al mondo: la nazione ha dimostrato che siamo noi il centro
della società nel Paese", ha detto Erdogan parlando alla folla di sostenitori
in festa, nella notte di Ankara illuminata dai fuochi d'artificio, in un mare
di bandiere bianche.
Leader vicino alla gente. Difficile dargli torto. Parlando con gli abitanti di Istanbul alla vigilia del
voto, una vittoria sonante dell'Akp sembrava inevitabile. Votano Akp non solo
i più religiosi, ma in gran parte anche i disoccupati, la piccola borghesia, quelli
che si interessano poco di politica: tutti affascinati dal modo di fare di Erdogan
e del ministro degli esteri Abdullah Gul, considerati vicini alla gente comune.
In questi anni l'Akp ha distribuito ai più poveri i fondi pubblici a sua disposizione,
per esempio pagando la scuola a chi non ce la faceva. A livello di presenza sul
territorio, non c'è paragone con gli altri partiti. Nella metropoli sul Bosforo,
ormai le aree controllate politicamente dai repubblicani sono solo quelle della
parte europea lungo lo stretto, dove vivono i più ricchi. Figuriamoci nel resto
del Paese, che l'élite occidentale guarda spesso dall'alto in basso, ma che negli
ultimi anni ha vissuto un boom economico con protagonista la base sociale che
vota Akp.
Il significato del voto. Per l'Akp, nato solo sei anni fa, è un risultato da record. Prima di oggi, solo
una volta un partito al governo era riuscito ad aumentare i suoi consensi dopo
un mandato; e una vittoria così ampia non si vedeva dalle elezioni dagli anni
Sessanta. Se nel 2002 l'exploit dell'Akp era stato interpretato come una volontà
di cambiamento degli elettori, stufi dei partiti che avevano portato la Turchia
sull'orlo del disastro, questo trionfo premia i buoni risultati economici degli
ultimi anni. La questione del terrorismo curdo – in campagna elettorale Erdogan
era stato accusato di essere troppo morbido – non ha nuociuto al premier ma sta
alla base del successo del Mhp, che ha sfruttato un aumento del sentimento nazionalistico
nel Paese. Chi non sorride è il Chp, lo storico partito laico fondato da Ataturk,
che ha sfidato l'Akp per diventare la prima forza del Paese e si ritrova con meno
della metà dei voti rispetto ai rivali. Se il voto era una battaglia tra "laici
e islamici" per l'anima della Turchia, come è stata presentata da molti, per i
laici è stato un massacro.
Vincitori e sconfitti. Euforia da una parte, difficile accettazione della realtà dall'altra. Mentre
a Istanbul e Ankara sostenitori dell'Akp festeggiavano nelle strade, tra i supporter
del Chp l'umore era grigio. "Abbiamo dimostrato che quelle del Chp erano infamie:
la Turchia vuole essere governata da Erdogan", esulta Ferhat, un commerciante
trentenne che non ha esitato a votare Akp. "Le elezioni sono state organizzate
in fretta, se la campagna fosse stata più lunga il Chp avrebbe avuto un risultato
migliore", dice Sibel, una giovane repubblicana di Istanbul che teme per la graduale
islamizzazione del Paese. "Sì, l'Akp ha ottenuto il 47 percento, ma se l'opposizione
si mette insieme in fondo è ancora la maggioranza del Paese", ragiona uno sconsolato
Emre, che tiene un blog dove l'antipatia verso Erdogan non manca.Alessandro Ursic