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Tre sfidanti. Basta camminare per Istanbul con il naso all'insù, per capire come le previsioni
dei sondaggisti difficilmente verranno smentite dai fatti. Le elezioni di domenica
22 luglio sono una partita riservata ad Akp, Chp e Mhp. Nella parte più povera
del distretto di Beyoglu, a qualche centinaio di metri dai bar e ristoranti della
commercialissima Istiklal Caddesi, le vie sono tappezzate in pratica solo dalle
bandierine di questi tre partiti. Bianca e azzurra quella dell'Akp del premier
Erdogan; rosse, rossissime quelle dei laici e nazionalisti Chp e Mhp, con mezzalune
turche in bella evidenza. Il quartiere, colorato come sanno esserlo solo quelli
abitati da molti zingari, è potenziale terra di conquista, non un feudo blindato
a priori. Ma la decina abbondante di altri partiti, qui, è invisibile.
Come funziona la soglia. Potenza della soglia di sbarramento al 10 percento: sotto quella fetta di voti,
per un partito all'Assemblea non c'è posto. Per questo, il prossimo Parlamento
dovrebbe essere composto solo da deputati di questi tre partiti, più forse una
trentina di indipendenti eletti tra le fila del partito curdo Dtp. Tutti i voti
dispersi tra i partiti che non raggiungono la soglia vengono redistribuiti tra
quelli che invece ce l'hanno fatta. Il vantaggio è che il premio di maggioranza
è spesso enorme: nel 2002, l'Akp conquistò il 34 percento dei voti e si ritrovò
a controllare quasi i due terzi dei seggi. Lo svantaggio è una crisi di rappresentanza
politica sempre più sentita. Che radicalizza gli esclusi, come i partiti curdi,
e alimenta la tensione. Quando si fa notare a un sostenitore del Chp – l'unico
altro partito eletto nell'Assemblea cinque anni fa – che, se l'Akp ha i numeri
per governare da solo, avrà anche il diritto di farlo come gli pare, la risposta
piccata è sempre la stessa: non sono la maggioranza del Paese, non possono essere
i padroni!
Disaffezione in crescita. Vero. Ma chi lo è stato mai, numericamente? Anche quando i governi turchi erano
di coalizione, bastava meno del 50 percento dei voti per controllare il Parlamento.
Effetti perversi della soglia introdotta dopo il colpo di stato del 1980, con
l'obiettivo di dare più stabilità ai governi. In confronto ai fragili governicchi
italiani, funziona. Ma come in Italia, anche in Turchia crescono i cittadini che
non si sentono rappresentati da nessuno. Uno su cinque sceglie di non andare ai
seggi. Oppure, come alcuni milioni di emigrati in Europa, non ha scelta perché
il voto all'estero non è permesso. Quelli che votano scoprono spesso che è stato
inutile: nel 2002, tra assenze alle urne e preferenze disperse tra partiti rimasti
sotto il 10 percento, si sono persi per strada 24 milioni di voti su un elettorato
di 41 milioni di persone. Anche tra i giovani sale la disaffezione: “Tutti uguali
i nostri politici: io voterei un partito di sinistra, ma non arriverà mail al
10 percento. Io starò a casa”, dice Ester, giovane manager di un ostello di Istanbul.
Alì, che studia economia a Londra, nota l'assenza di trasparenza nei finanziamenti
elettorali : “E' uno schifo, nessuno dice niente sulla provenienza di questi soldi”.
I candidati indipendenti. La crescente crisi di rappresentanza è stata fatta notare da diversi giornali
turchi durante la campagna. “Che, per quanto si tratti di elezioni sentite, è
stata più moscia del previsto proprio perché sembra che la conclusione sia già
scritta”, confida a PeaceReporter un osservatore politico turco. Alcuni partitini hanno cercato di coalizzarsi,
con scarsi risultati. I poster elettorali degli altri movimenti, alcuni anche
con un passato al governo, si perdono nel mare di bandierine bianco-azzurre e
bianco-rosse: il senso di rassegnazione alla sconfitta emerge muro dopo muro.
Per aggirare la soglia, applicabile solo ai partiti, molti candidati si presentano
come indipendenti. La strategia promette di funzionare bene in particolare per
i curdi del Dtp: una volta eletti da soli, se in Assemblea supereranno quota venti
potranno riunirsi in gruppo parlamentare, e così i curdi potrebbero essere di
nuovo rappresentati in Parlamento dopo 13 anni. Ai principali partiti turchi,
questa assenza andava bene.Alessandro Ursic