21/07/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



I voti di 20 milioni di turchi saranno ancora inutili: un effetto della soglia di sbarramento al 10 percento
dal nostro inviato
 
Si sa già che vincerà il partito di governo, a meno di clamorose sorprese. E anche la posta in palio, con la ridondante “divisione tra laici e islamici” riproposta ovunque dai commentatori, è chiara da mesi: il futuro della repubblica. Ma il risultato più prevedibile, nelle elezioni in Turchia, riguarda quelli che nel dibattito sull'avvenire del Paese saranno senza voce. Cioè 20 milioni di turchi: più di un quarto della popolazione, quasi metà degli elettori potenziali. Una massa che, soprattutto per colpa di una legge elettorale unica al mondo, non avrà nessuno che la rappresenti in Parlamento.

(foto di A. Ursic)Tre sfidanti. Basta camminare per Istanbul con il naso all'insù, per capire come le previsioni dei sondaggisti difficilmente verranno smentite dai fatti. Le elezioni di domenica 22 luglio sono una partita riservata ad Akp, Chp e Mhp. Nella parte più povera del distretto di Beyoglu, a qualche centinaio di metri dai bar e ristoranti della commercialissima Istiklal Caddesi, le vie sono tappezzate in pratica solo dalle bandierine di questi tre partiti. Bianca e azzurra quella dell'Akp del premier Erdogan; rosse, rossissime quelle dei laici e nazionalisti Chp e Mhp, con mezzalune turche in bella evidenza. Il quartiere, colorato come sanno esserlo solo quelli abitati da molti zingari, è potenziale terra di conquista, non un feudo blindato a priori. Ma la decina abbondante di altri partiti, qui, è invisibile.

(foto di A. Ursic)Come funziona la soglia. Potenza della soglia di sbarramento al 10 percento: sotto quella fetta di voti, per un partito all'Assemblea non c'è posto. Per questo, il prossimo Parlamento dovrebbe essere composto solo da deputati di questi tre partiti, più forse una trentina di indipendenti eletti tra le fila del partito curdo Dtp. Tutti i voti dispersi tra i partiti che non raggiungono la soglia vengono redistribuiti tra quelli che invece ce l'hanno fatta. Il vantaggio è che il premio di maggioranza è spesso enorme: nel 2002, l'Akp conquistò il 34 percento dei voti e si ritrovò a controllare quasi i due terzi dei seggi. Lo svantaggio è una crisi di rappresentanza politica sempre più sentita. Che radicalizza gli esclusi, come i partiti curdi, e alimenta la tensione. Quando si fa notare a un sostenitore del Chp – l'unico altro partito eletto nell'Assemblea cinque anni fa – che, se l'Akp ha i numeri per governare da solo, avrà anche il diritto di farlo come gli pare, la risposta piccata è sempre la stessa: non sono la maggioranza del Paese, non possono essere i padroni!

(foto di A. Ursic)Disaffezione in crescita. Vero. Ma chi lo è stato mai, numericamente? Anche quando i governi turchi erano di coalizione, bastava meno del 50 percento dei voti per controllare il Parlamento. Effetti perversi della soglia introdotta dopo il colpo di stato del 1980, con l'obiettivo di dare più stabilità ai governi. In confronto ai fragili governicchi italiani, funziona. Ma come in Italia, anche in Turchia crescono i cittadini che non si sentono rappresentati da nessuno. Uno su cinque sceglie di non andare ai seggi. Oppure, come alcuni milioni di emigrati in Europa, non ha scelta perché il voto all'estero non è permesso. Quelli che votano scoprono spesso che è stato inutile: nel 2002, tra assenze alle urne e preferenze disperse tra partiti rimasti sotto il 10 percento, si sono persi per strada 24 milioni di voti su un elettorato di 41 milioni di persone. Anche tra i giovani sale la disaffezione: “Tutti uguali i nostri politici: io voterei un partito di sinistra, ma non arriverà mail al 10 percento. Io starò a casa”, dice Ester, giovane manager di un ostello di Istanbul. Alì, che studia economia a Londra, nota l'assenza di trasparenza nei finanziamenti elettorali : “E' uno schifo, nessuno dice niente sulla provenienza di questi soldi”.

(foto di A. Ursic)I candidati indipendenti. La crescente crisi di rappresentanza è stata fatta notare da diversi giornali turchi durante la campagna. “Che, per quanto si tratti di elezioni sentite, è stata più moscia del previsto proprio perché sembra che la conclusione sia già scritta”, confida a PeaceReporter un osservatore politico turco. Alcuni partitini hanno cercato di coalizzarsi, con scarsi risultati. I poster elettorali degli altri movimenti, alcuni anche con un passato al governo, si perdono nel mare di bandierine bianco-azzurre e bianco-rosse: il senso di rassegnazione alla sconfitta emerge muro dopo muro. Per aggirare la soglia, applicabile solo ai partiti, molti candidati si presentano come indipendenti. La strategia promette di funzionare bene in particolare per i curdi del Dtp: una volta eletti da soli, se in Assemblea supereranno quota venti potranno riunirsi in gruppo parlamentare, e così i curdi potrebbero essere di nuovo rappresentati in Parlamento dopo 13 anni. Ai principali partiti turchi, questa assenza andava bene.
Ma secondo Harry Tzimitras, professore di politica internazionale alla Bilgi University, se la soglia è ancora in piedi è colpa anche della popolazione, turca e curda: “C'è una tendenza ad aggregarsi ai partiti principali, e dopo le elezioni i politici se ne dimenticano e non se ne riparla per cinque anni. Anche stavolta rischia di essere così”, spiega a PeaceReporter. Sotto il sole impietoso della vigilia elettorale, un gruppettino di giovani attivisti, impegnati a coprire i poster su Istiklal Caddesi con manifesti del partito comunista, probabilmente non è d'accordo. Quando gli si chiede quanti voti sperano di ottenere, uno di loro risponde, per niente scorato: “Meno dell'uno percento. Però intanto lottiamo”. Come altre proposte alternative, però, anche la loro da domenica sarà di fatto cancellata dalla vita politica del Paese.

Alessandro Ursic

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