24/07/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Alan Johnston, dopo 4 mesi di rapimento a Gaza, ritorna alla sede della Bbc
Scritto per noi da
Vlora Krasniqi Johnston
 
Un folto gruppo di giornalisti è riunito nel retro della Bush House di Londra della Bbc, tutti in trepidante attesa dell'eroico ritorno del caro collega Alan Johnston.

Alan JohnstonAppena Johnston appare in cima alle scale armato di un sorriso franco e silenzioso e inizia a salutare con la mano i colleghi, tutti sono in estasi e i mormorii dell'attesa vengono interrotti da una valanga di applausi, sorrisi e fischi. "Grazie a tutti, grazie", dice allegramente Alan Johnston. Mentre la folla di giornalisti pronuncia le ultime acclamazioni, il sorriso di Jonhston lascia spazio alle parole. "Sono così contento di essere qui, temevo che mi avrebbero tenuto lì per anni. Mi sono chiesto se mi avrebbero trattenuto come un uccello in una gabbia per molto tempo. Non si apprezza la libertà finchè non viene meno. Le cose più semplici, come un cappuccino o l'andare in giro con un taxi fanno la differenza, anche se non mi sento di meritare tutta quest'attenzione. Però, è meraviglioso essere di nuovo alla Bush House", dice Johnston a cui torna il sorriso. I colleghi rispondono al sorriso come ad un profeta resuscitato dalla morte.

Alan Johnston con la famiglia"Potevo sentire dalle vostre voci che volevate tutti che tornassi a casa. Sono stati i momenti più bui della mia vita. Il programma in arabo di Christian Amanpour è stato il primo a parlare di me. Dopo alcuni giorni, ho sentito qualcosa e ho pensato che stessero parlando del Papa, poi ho capito che si trattava di me e ho pensato, oh no, non sono nemmeno cattolico", ha aggiunto Johnston provocando l'ilarità generale. Parlando dei giorni della sua prigionia, Johnston racconta del popolo palestinese e della gente meravigliosa che sono. Sono stati molto ospitali, dice. "Alle volte mi permettevano di guardare le partite di calcio e siamo quasi diventati amici. Però era strano perchè dopo, per 12 o 13 giorni non mi dicevano neanche più 'ciao'. Non mi hanno mai picchiato. Almeno fino all'ultima mezzora prima del mio rilascio. Quello è stato quando si sono arrabbiati, e allora hanno iniziato a malmenarmi. Credo che sia successo perchè non erano riusciti ad ottenere quello che volevano. Ad un certo punto avevano iniziato a scuotermi i kalashnikov in faccia. Non gli ho mai detto arrivederci. Sono solo uscito dalla macchina e ho scoperto che c'era Hamas", ricorda Johnston.

Alan Johnston C'erano file di giornalisti che gli stringevano la mano e ognuno di loro ha celebrato il suo ritorno a modo proprio. I giornalisti palestinesi lo hanno circondato e abbracciato da uomo a uomo. Ma ognuno di loro aveva le lacrime agli occhi e continuava a dire quanto era dispiaciuto. Jonhston li ha presi da parte e con una voce amichevole e calma gli ha ricordato che nonostante tutto erano ancora amici. La Bbc ha ripetutamente detto che Alan Jonhston era stato sequestrato, talvolta è stato detto che Jonhston era stato rapito. Mi ha guardato tristemente e mi ha detto: "Temo di essere stato rapito." Tutti chiedono a Jonhston se ha intenzione di tornare a Gaza, per il momento no, dice. Gli ho augurato un buon ritorno e come centinaia di altri colleghi sono tornata al mio tavolo di lavoro con uno spirito diverso. Una vita è stata risparmiata, questa volta, ma dobbiamo ancora lavorare per dare voce alle migliaia che non sono fortunati quanto Alan Jonhston.