Un
folto gruppo di giornalisti è riunito nel retro della Bush
House di Londra della Bbc, tutti in trepidante attesa dell'eroico
ritorno del caro collega Alan Johnston.

Appena
Johnston appare in cima alle scale armato di un sorriso franco e
silenzioso e inizia a salutare con la mano i colleghi, tutti sono in
estasi e i mormorii dell'attesa vengono interrotti da una valanga di
applausi, sorrisi e fischi. "Grazie a tutti, grazie", dice
allegramente Alan Johnston. Mentre la folla di giornalisti pronuncia
le ultime acclamazioni, il sorriso di Jonhston lascia spazio alle
parole. "Sono così contento di essere qui, temevo che mi
avrebbero tenuto lì per anni. Mi sono chiesto se mi avrebbero
trattenuto come un uccello in una gabbia per molto tempo. Non si
apprezza la libertà finchè non viene meno. Le cose più
semplici, come un cappuccino o l'andare in giro con un taxi fanno la
differenza, anche se non mi sento di meritare tutta quest'attenzione.
Però, è meraviglioso essere di nuovo alla Bush House",
dice Johnston a cui torna il sorriso. I colleghi rispondono al
sorriso come ad un profeta resuscitato dalla morte.

"Potevo
sentire dalle vostre voci che volevate tutti che tornassi a casa.
Sono stati i momenti più bui della mia vita. Il programma in
arabo di Christian Amanpour è stato il primo a parlare di me.
Dopo alcuni giorni, ho sentito qualcosa e ho pensato che stessero
parlando del Papa, poi ho capito che si trattava di me e ho pensato,
oh no, non sono nemmeno cattolico", ha aggiunto Johnston
provocando l'ilarità generale. Parlando dei giorni della sua
prigionia, Johnston racconta del popolo palestinese e della gente
meravigliosa che sono. Sono stati molto ospitali, dice. "Alle
volte mi permettevano di guardare le partite di calcio e siamo quasi diventati
amici. Però era strano perchè dopo, per
12 o 13 giorni non mi dicevano neanche più 'ciao'. Non mi
hanno mai picchiato. Almeno fino all'ultima mezzora prima del mio
rilascio. Quello è stato quando si sono arrabbiati, e allora
hanno iniziato a malmenarmi. Credo che sia successo perchè non
erano riusciti ad ottenere quello che volevano. Ad un certo punto
avevano iniziato a scuotermi i kalashnikov in faccia. Non
gli ho mai detto arrivederci. Sono solo uscito dalla macchina e ho
scoperto che c'era Hamas", ricorda Johnston.

C'erano file di
giornalisti che gli stringevano la mano e ognuno di loro ha celebrato
il suo ritorno a modo proprio. I giornalisti palestinesi lo hanno
circondato e abbracciato da uomo a uomo. Ma ognuno di loro aveva le
lacrime agli occhi e continuava a dire quanto era dispiaciuto.
Jonhston li ha presi da parte e con una voce amichevole e calma gli
ha ricordato che nonostante tutto erano ancora amici. La Bbc ha
ripetutamente detto che Alan Jonhston era stato sequestrato, talvolta
è stato detto che Jonhston era stato rapito. Mi ha guardato
tristemente e mi ha detto: "Temo di essere stato rapito."
Tutti chiedono a Jonhston se ha intenzione di tornare a Gaza, per il
momento no, dice. Gli ho augurato un buon ritorno e come centinaia di
altri colleghi sono tornata al mio tavolo di lavoro con uno spirito
diverso. Una vita è stata risparmiata, questa volta, ma dobbiamo
ancora lavorare per dare voce alle migliaia che non sono fortunati
quanto Alan Jonhston.