In balia dei cartelli sudamericani, la Guinea Bissau è il primo esempio di narco-Stato al mondo
Che cos'è un narco-Stato? La risposta migliore è sintetizzata nelle parole di
un diplomatico europeo, residente in Guinea-Bissau, sentito da PeaceReporter dietro garanzia dell'anonimato: “Qui non ci sono istituzioni, i salari dei dipendenti pubblici vengono pagati
ogni 4-5 mesi, non c'è acqua e l'elettricità manca da 16 anni. Non c'è neanche
una prigione, la polizia ha in dotazione tre radio e due auto, ma senza la benzina
per farle partire. La comunità internazionale ha dimenticato questo Paese, e si
limita a interventi dell'ultimo minuto per pagare gli stipendi alle Forze Armate
e evitare colpi di stato”. La Guinea-Bissau, una guerra civile alle spalle e nessun
futuro davanti, è finita alla mercé dei signori della droga. Che l'hanno trasformata
in uno dei centri di stoccaggio di stupefacenti più importanti al mondo.
Storia. Ex-colonia portoghese indipendente dal 1974, la Guinea-Bissau non è mai stata
un Paese particolarmente fortunato: una lunga serie di colpi di Stato (l'ultimo
nel 2003) e due guerre civili ne hanno minato la stabilità interna e lo sviluppo
economico. La principale esportazione è la sconosciuta noce di acagiù e, nonostante
i manghi crescano spontanei per le vie della capitale Bissau, il Paese deve inportarne
il succo dall’Olanda, vista l’assenza di qualsiasi attività produttiva.
Non stupisce che i cartelli della droga abbiano fatto della Guinea-Bissau il
loro paradiso. Qui, i carichi provenienti dall’America Latina, dal Marocco o dall’Asia
vengono stoccati e spediti in Europa. “La mancanza di strutture fa sì che i trafficanti
in Africa corrano rischi molto ridotti, sia per eventuali sequestri sia in termini
giudiziari, se venissero arrestati”, dichiara a PeaceReporter Antonio Mazzitelli, responsabile dello United Nations Office on Drugs and Crime per l’Africa centrale e occidentale.
Profitti. A favorire i signori della droga ci si mette anche la natura: la miriade di isole
di mangrovie situate sulla costa sono dei nascondigli ideali per i carichi provenienti
via mare, mentre per quelli via aerea sono sufficienti le improvvisate piste d’atterraggio
costruite durante la guerra civile. “Per far atterrare un Antonov o un Gulfstream
basta un km di pista in terra battuta – continua Mazzitelli – Sono aerei che costano
700 mila dollari e possono caricare due tonnellate e mezzo di droga, per un valore
di 150 milioni di dollari”.
Profitti enormi, una piccola parte dei quali rimane nel Paese per ‘comprare’
polizia e ufficiali. “E come potrebbe essere altrimenti – confida la nostra fonte
anonima – Stiamo parlando di somme enormi in uno stato dove non c’è un euro. Per
opporsi al potere della droga bisogna essere un eroe, e neanche quello basta:
minacce e intimidazioni contro chi combatte il traffico sono sempre più frequenti”.
A giugno, il capo della polizia è stato inspiegabilmente sostituito, nonostante
avesse contribuito al sequestro di due partite di cocaina complessivamente superiori
a 1200 chili. Per la cronaca, metà del carico sequestrato è inspiegabilmente ‘scomparso’,
e la commissione d’inchiesta creata per indagare sull’accaduto ha messo sotto
accusa l’ex-premier e i ministri di Difesa, Finanze e Giustizia.
Traffico. I margini di guadagno sono talmente alti che nel commercio si sono inseriti anche
alcuni freelance, europei o africani con regolare permesso di soggiorno che acquistano tre o
quattro chili di droga alla volta per venderla in Europa. Secondo i dati dell’Onu.,
nel 2005 un chilo di cocaina in Africa occidentale costava 16 mila dollari, in
Europa 42 mila all’ingrosso. Per la vendita al dettaglio, i prezzi salgono fino
a 80 mila dollari.
Lo scorso aprile, l’Unione Europea ha creato un’agenzia ad hoc per combattere
il traffico di droga. In quattro mesi, la task-force ha portato al sequestro di
5 tonnellate di droga provenienti dalle Americhe. Un buon risultato, ma una goccia
nel mare se comparato con le almeno 200 tonnellate di stupefacenti che, secondo
i dati dell’Interpol, transitano ogni anno in Africa occidentale.
Problemi. Per rendersi conto della gravità della situazione, basti pensare che la droga
sequestrata nell’ultimo anno in Guinea-Bissau aveva un valore pari al 10 percento
del Pil del Paese. I trafficanti la fanno da padroni, tanto da permettersi di
girare per le strade di Bissau senza armi. Il fenomeno è così grave da mettere
in pericolo le stesse istituzioni. “In un Paese così povero, un politico sostenuto
dai trafficanti con qualche milione di dollari quanti voti si compra? E, una volta
al potere, cosa fa?”, continua il diplomatico. Senza contare che la Guinea-Bissau
deve affrontare anche altri problemi: l’instabilità politica, il traffico di minori
verso i Paesi circostanti e le incursioni dei ribelli della vicina Casamance,
per esempio. Troppo per uno stato, anzi un narco-stato, ormai liquefatto. “Narco
sì, ma dov’è lo stato? – conclude ironica la nostra fonte – Quali servizi offre
la Guinea-Bissau ai suoi cittadini? Qui manca tutto, di conseguenza viene meno
il ‘contratto’ tra cittadini e Stato. Che incentivo ha la gente a rispettare le
leggi?”
Problemi non risolvibili senza un intervento della comunità internazionale. Che,
come gesto di buona volontà, potrebbe cominciare col ricostruire l’unica prigione
del Paese, distrutta durante la guerra civile. Da allora, tutti i delinquenti
del Paese vengono ospitati in celle di fortuna all’interno del ministero del Commercio…