21/07/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Le immagini di Peter Van Agtmael delle perquisizioni dei soldati Usa a Baghdad
Raid notturni
di Peter van Agtmael
 
Nelle zone calde dell’Iraq, le truppe statunitensi o irachene compiono più volte alla settimana dei raid notturni nelle case di sospetti ribelli. I raid vengono effettuati verso le due o le tre di notte. Gli obiettivi variano, alcuni sono sospettati di aver costruito IED, ovvero Improvised Explosive Devices (lett. detonatori costruiti artigianalmente), senza dubbio la causa principale delle morti di soldati nordamericani in Iraq. Altri sono sospettati di formare piccoli gruppi, preparare imboscate alle truppe, in genere dopo un attacco IED, e di sparire subito dopo, grazie soprattutto all’aiuto della popolazione locale.
 
Quasi sempre le case colpite sono situate in quartieri residenziali. Vi entrano con la forza, senza preavviso. Una dozzina di soldati si schiera ai due lati della porta. Uno la butta giù con un calcio, poi irrompe nell’abitazione insieme ai suoi commilitoni, urlando frasi in inglese e in arabo e immobilizzano subito i sospettati. Legano loro mani e piedi con nastri di plastica, li fanno inginocchiare e intanto perquisiscono la casa in cerca di qualche prova. Nel frattempo il comandante della compagnia o del plotone, di solito con i gradi di capitano, controlla le identità dei presenti e li interroga con l’aiuto di un interprete.
 
Ci sono vari tipi di interpreti. Pochi, molto pochi in realtà, sono cittadini statunitensi di origine araba, al soldo di compagnie nordamericane. Molti altri sono cittadini curdi di lingua araba, soprattutto giovani laureati che odiano gli iracheni. Il resto sono iracheni, la maggior parte sono sciiti del luogo, ma che vivono in zone o quartieri diversi da quelli perlustrati. In genere indossano maschere nere e occhiali da sole oppure passamontagna, per nascondere la propria identità.
 
Se i soldati trovano delle prove, o ritengono insoddisfacenti le risposte dei fermati, li bendano e li portano via. Gli ufficiali e gli interpreti entrano nelle stanze delle donne e dei bambini, sempre controllati a vista, e spiegano loro che il marito, il padre, o il figlio è stato arrestato. Al sentire la notizia, in genere, le donne si disperano, si graffiano, si afferrano la testa con le mani e chiedono il perdono o la grazia. Gli uomini vengono caricati su un furgone e portati in un luogo di detenzione. Se non ci sono abbastanza prove a loro carico, in genere li rilasciano dopo un paio di giorni. Altre volte li trattengono a tempo indeterminato nelle prigioni americane o irachene. Circa il 25% dei raid cui ho presenziato sono finiti con l’arresto di sospetti ribelli. Il resto non è andato a buon fine, perché i soldati hanno ricevuto informazioni sbagliate o non sono intervenuti al momento opportuno.


traduzione di Chiara Marmugi
Categoria: Guerra, Armi
Luogo: Iraq