20/07/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Fatah al Islam sta per capitolare, mentre rivelazioni svelano il supporto della Siria
L'esercito libanese è ormai vicino alla conquista del campo di Nahr el Bared. Dopo giorni di combattimenti corpo a corpo, casa per casa, le truppe hanno conquistato il quartier generale di Fatah al Islam. Oggi però in Libano si parla soprattutto delle rivelazioni di uno dei miliziani arrestati e dell'ex vicepresidente siriano, secondo cui dietro Fatah al Islam si nasconde la Siria, nella persona del capo dei servizi segreti, cognato del presidente Assad.

Banidiera libanese sul tetto di una casa distrutta a Nahr el BaredStretti all'angolo.
Stando alle fonti militari, i miliziani nel campo profughi sono costretti in uno spazio di circa cento metri quadri, che viene bersagliato dall'artiglieria libanese mentre loro tentano di reagire all'assedio sparando razzi che, anche ieri, hanno ucciso quattro soldati. Perdite a parte, la fine della battaglia durata due mesi sembra prossima. Mano a mano che la conquista del campo procede, aumenta anche il numero delle bandiere libanesi, messe dai soldati sui tetti degli edifici conquistati, I militari hanno anche piazzato dei megafoni attorno all'area dove sono assediati i miliziani per invitarli alla resa. “Arrendetevi e avrete un giusto processo” gracchiano gli altoparlanti tra una raffica di mitra e l'altra. Fonti rimaste anonime dell'esercito riferiscono che i ribelli avrebbero risposto all'invito e che attorno alla loro postazione sono state piazzate telecamere per seguirne i movimenti. Ieri, però, il portavoce di Fatah al Islam, Abu Salim Taha, minacciava di mandare attentatori suicidi contro le truppe se l'esercito non avesse tolto l'assedio. Fino ad ora i soldati libanesi che hanno perso la vita nei combattimenti sono stati 111, mentre più incerto è il bilancio dei guerriglieri, almeno 60, e dei civili, più di 20. Taha, intervistato da un quotidiano locale, ha rifiutato di rivelare se il capo del gruppo, Shaker al Absi e il suo vice, Abu Hureira, siano ancora in vita. Dopo due mesi di bombardamenti e battaglie il campo di Nahr el Bared è ridotto a un cumulo di macerie. 32 mila civili palestinesi che vi erano rifugiati sono dovuti fuggire e ora non avranno più delle case in cui tornare. Lo confermano anche le Nazioni Unite, secondo cui è urgente raccogliere milioni di dollari per la ricostruzione e per creare strutture provvisorie adatte a ospitare tutti quei civili, che d'ora in poi saranno profughi due volte.

Asef ShawkatRivelazioni. Oggi in Libano, più che la conquista del campo palestinese vicino a Tripoli, tengono banco le rivelazioni di uno dei miliziani di Fatah al Islam catturato a fine maggio. L'uomo, Ahmed Merje, ha rivelato che il gruppo sarebbe anche responsabile dell'omicidio di Pierre Gemayel, il deputato maronita ucciso a Beirut lo scorso novembre. Non solo, pare che Ahmed Merje abbia confessato di essere stato il tramite tra il capo del gruppo, Shaker al Absi, e il generale dei servizi segreti siriani Asef Shawkat, che è cognato del presidente siriano Bashar Assad. Shawkat avrebbe fornito ai miliziani il materiale esplosivo e le consulenze tecniche per preparare gli attentati, alcuni dei quali sarebbero rimasti in fase di preparazione. Queste accuse dirette alla Siria fanno certamente piacere alla corrente cosiddetta anti-siriana, che fa capo a Saad Hariri e al premier libanese Fouad Siniora. Oltre alla testimonianza del miliziano, la stessa accusa contro Damasco viene mossa anche dall'ex vicepresidente siriano -ora in esilio- Abdel Halim Khaddam, che ha dichiarato alla stampa: “Fatah al Islam è stato creato dal servizio di intelligence militare siriano”. Khaddam sostiene che gli esplosivi usati dalla milizia infiltrata nel campo palestinese provengono dagli arsenali siriani e che ”il generale Shawkat dirige personalmente il gruppo terrorista”. Il possibile coinvolgimento del cognato di Assad nell'omicidio di Rafiq Hariri era già stato ipotizzato dalla commissione di inchiesta delle Nazioni Unite e potrebbe spiegare l'opposizione del presidente siriano all'istituzione del tribunale internazionale, voluto dalle Nazioni Unite in Libano. Bashar Assad, infatti, ha più volte dichiarato che “se il tribunale verrà istituito il Libano esploderà”.
 

Naoki Tomasini

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