dal nostro inviato
Alessandro Ursic
Mamma li turchi stavolta vorrebbero solo tornare a casa per votare domenica 22,
altro che invaderci; fosse anche in sella a un cavallo. Ma per loro disgrazia,
e per quella di numerosi turisti italiani nelle stesse condizioni, hanno prenotato
da mesi un volo MyAir Milano-Istanbul che è stato cancellato senza preavviso,
alle 5 di venerdì mattina, mentre gli aspiranti passeggeri si stavano mettendo
in coda per il check-in. E' iniziata così un'odissea di cui, a mezzogiorno di
oggi, ancora non si vede la fine: se gli italiani rischiano di veder saltare la
vacanza o una coincidenza aerea, per decine di turchi la democrazia si è fermata
a Orio al Serio. Lasciandosi dietro uno spaccato della società anatolica, bloccata
in terra italiana.
Panico al check-in. Ancora insonnoliti, non tutti realizzano subito la gravità della scritta “cancellato”
che compare al check-in del volo 8I-1650 per Istanbul, delle 7.10. “Sarà un ritardo,
ci metteranno su quello dopo...”, abbozza una turista italiana. Macchè: appena
arrivano tre hostess dell'aeroporto, al bancone si forma la ressa e le facce cambiano
di colpo. Non c'è proprio l'aereo, e non esiste un altro volo per la Turchia oggi.
Le hostess distribuiscono una fotocopia col numero del call center MyAir, “non
possiamo fare altro”. Tuttavia, alle 5.30, la voce automatica del centralino ti
informa che “gli uffici sono aperti dalle 7 alle 19”. Se ne accorgono in tanti,
la tensione cresce, qualcuno prende a male parole le incolpevoli hostess. Esasperate
pure loro, “perché questi ogni giorno ce ne combinano una diversa”: dopo un po',
consigliano informalmente di andare a casa e farsi rimborsare. Gli italiani, forse
più abituati a situazioni del genere, si rassegnano presto. Ma alcuni turchi non
ci stanno. “Devo andare a votare, trovatemi un aereo”, ripete agitata Fazilet,
che studia al Politecnico di Milano. Neanche le pressioni di un poliziotto la
domano.
Prime speranze. Dai e ridai, a furia di proteste di Fazilet e di altri uomini arriva la svolta.
Un dirigente dell'aeroporto strappa alla MyAir la promessa di cercare un altro
volo per Istanbul, tra la folla torna l'ottimismo. Le hostess compilano una lista
dei passeggeri che vogliono provarci, dicono che la MyAir lì manderà in un albergo.
“Ma probabilmente entro sera vi faranno partire, da dove non si sa”, ammettono.
La giornata, iniziata prima dell'alba, si prospetta lunga. Dopo un cappuccino
e brioche offerti come colazione riparatoria, e in attesa di nuove disposizioni,
tra i passeggeri si fa conoscenza. Ci sono turchi che studiano in Europa, alcuni
sono in vacanza, altri lavorano da anni qui. Donne velate e non. Un professore
universitario chiama il consolato turco pregandolo di fare qualcosa. E' sì passione
politica e senso civico, ma non solo: “Se non votiamo, possiamo incorrere in sanzioni
e restrizioni future”, confida l'accademico. “Nessuno vuole che, vicino al suo
nome, sui registri venga scritto che non ha votato”.
Opinioni varie. Inizia a correre la voce, infondata, che sono arrivati i bus per l'albergo.
I naufraghi del volo 8I-1650 si sistemano nella sala d'attesa per i voli charter.
Parli con loro e scopri sostenitori di tutti i partiti. La pasionaria Fazilet
voterà per un piccolo movimento di sinistra che non ha possibilità di entrare
in Parlamento. Il professore sceglie da sempre il Chp, i repubblicani custodi
del laicismo di Ataturk, “perché so chi sono e cosa vogliono, il premier Erdogan
è un trasformista”. Yusuf, un altro studente venuto a trovare alcuni amici in
Italia, voterà – se ci riuscirà – per l'Akp: “Hanno governato bene. Le paure sulla
fine della Turchia laica sono messe in giro dall'élite che vuole mantenere il
potere”, dice. I fratelli Hasan ed Emre, poi, sono un caso unico: vivono a Como
con i genitori da quando avevano dieci anni, si sono diplomati qui e parlano con
l'accento milanese: ad Hasan scappa pure un “ciula!”. Ma voteranno “per i Lupi
Grigi”, cioè per i nazionalisti del Mhp. “Erdogan sta svendendo il Paese agli
stranieri, la ricchezza degli ultimi anni è fragile perché dipende dall'estero.
La Turchia deve fare da sè”, spiegano.
Divisi ma non troppo. A confermare i sondaggi degli ultimi anni, che segnalano una crescente disaffezione
verso l'Unione Europea, l'idea di un'entrata del Paese nella Ue provoca risposte
univoche. Tutti credono che Europa e Stati Uniti vogliano indebolire la Turchia,
dividendola: tra laici e islamici, tra turchi e curdi, tra turchi e armeni. Ed
è vero che tra gli sfortunati di Orio non sembra esserci l'abisso che secondo
la stampa straniera spacca la società turca. Laica e al tempo stesso offesa, Fazilet
si lamenta che “l'Europa non ci vuole perché siamo musulmani, e quindi tutti terroristi”.
Emre, il Lupo Grigio di Como che teoricamente dovrebbe considerare tabù l'idea
di erodere i principi laici della repubblica, è contrario al divieto di portare
il velo negli uffici pubblici. “Alle donne bisogna lasciare libertà di scelta,
imporre il capo scoperto è una porcheria”, dice.
Sconsolati. Mentre i naufraghi dell'aria vengono divisi tra alberghi, ci si mette il cuore
in pace. Prima o poi si partirà, in fondo le elezioni sono tra due giorni e ormai
è tutto spesato. Ma si allarga sconsolati le braccia per l'impatto con il nostro
Paese. “Nessuno si compra l'Alitalia al collasso, questa MyAir non la vedo bene.
Ma che sistema è?”, ti chiede il professore di Istanbul che ha vissuto anche in
Germania. O come il turco-svizzero che davanti alle hostess sotto assedio ottomano
se ne è uscito con un “Dovevamo prendere la Turkish Airlines...”. Saranno cose
turche. Ma da oggi, forse, anche “mamma li italiani”.
P.s.: Alla fine, l'aereo è partito alle 3.50 del sabato, 21 ore dopo l'orario
previsto, con apertura del check-in accolta da un applauso liberatorio. Gli elettori
turchi, e con essi il giornalista italiano, sono arrivati a Istanbul in tempo
per votare. E per scrivere.