20/07/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



La città di Washington porta alla Corte Suprema la sentenza che annulla il suo divieto di possedere armi

Le carte legali si sposteranno solo di qualche chilometro, ma l'effetto potrebbe farsi sentire su tutti gli Stati Uniti. Nei prossimi mesi, è probabile che la Corte Suprema di Washington si pronuncerà sul diritto individuale di possedere armi da fuoco. Il caso arriverà sui banchi dei nove giudici per il ricorso delle autorità cittadine, che a marzo si sono viste definire incostituzionali le trentennali restrizioni applicate alla proprietà di pistole e fucili, con una sentenza della Corte di Appello per il District of Columbia. Ma il sindaco di Washington non ci sta, e ha deciso di chiedere alla Corte Suprema di dirimere la questione. Così, la massima autorità giudiziaria statunitense dovrebbe tornare a pronunciarsi sul problema, per la prima volta dal 1939. E la sua decisione potrebbe dettare la linea per i prossimi decenni.

Il sindaco di Washington, Adrian FentyLa situazione di Washington. La legge di Washington proibisce di possedere qualsiasi arma non registrata prima del 1976. Senza una licenza, non si può neanche trasportare un'arma da una camera all'altra della stessa casa. E le pistole in regola non devono avere il proiettile in canna. Un provvedimento così severo, rispetto al resto della nazione, era stato introdotto nel tentativo di fermare la cronica violenza nelle strade, che aveva fatto guadagnare a Washington il soprannome di “capitale degli omicidi”. L'effetto non fu immediato, anzi. La città toccò il suo picco di assassini nei primi anni Novanta (nel 1991 furono quasi 500), per poi scendere fino agli attuali 200 scarsi in un anno. L'efficacia della legge è messa in dubbio da molti, ma gli abitanti di Washington sono favorevoli a mantenerla. “La messa al bando delle armi da fuoco ha salvato molte vite e continuerà a farlo, se rimarrà in vigore”, ha detto il sindaco democratico Adrian Fenty. “Dovunque vada, la gente mi dice 'signor Fenty, deve continuare a lottare fino alla Corte Suprema'”.

La decisione della Corte d'Appello. Perché la sentenza dello scorso marzo rischia di cambiare tutto. Il Secondo emendamento della Costituzione Usa (“Una milizia ben regolamentata, necessaria alla sicurezza di uno stato libero, non dovrebbe vedersi negato il diritto di possedere e portare con sé delle armi”), è stato interpretato dalla Corte d'Appello in maniera più ampia rispetto ad altri pronunciamenti. In sostanza, ha garantito ai singoli individui il diritto di possedere armi, e non solo al concetto settecentesco di “milizia”. A seconda di come si interpreta un Emendamento scritto oltre duecento anni fa, le conclusioni sono insomma ben diverse. E in questo caso, iniziato su richiesta di sei abitanti di Washington che volevano continuare a tenere armi in casa, la Corte d'Appello ha optato per il diritto all'autodifesa.

L'attuale composizione della Corte SupremaCorte Suprema conservatrice. Portare la questione alla Corte Suprema rischia però di essere un'arma a doppio taglio, per i sostenitori del controllo delle armi. L'attuale composizione della Corte, con i due innesti nominati dal presidente Bush (John Roberts e Samuel Alito), ha cambiato gli equilibri: nelle decisioni degli ultimi mesi, spesso i giudici hanno deciso con verdetti per cinque voti a quattro, nei quali hanno sempre prevalso interpretazioni conservatrici. Non a caso, lobby pro-armi come la National Rifle Association quasi quasi sperano che la Corte Suprema accetti di pronunciarsi sul ricorso delle autorità di Washington. Perché se il diritto individuale di possedere armi sarà sancito dal più alto organo giudiziario degli States, anche le restrizioni minore attive in altre città potrebbero essere cancellate.

Alessandro Ursic

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