18/07/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Kemal Kerincsiz è l'avvocato ultranazionalista che ha portato in tribunale Pamuk e altri intellettuali
Sul tavolo del suo studio, Kemal Kerincsiz ha un libro sui legami tra Cia, Unione Europea e Mossad. Appese al muro, una bandiera della Ue con al centro una svastica, e una stampa con l'albero genealogico delle popolazioni turche. Un complottista paranoico con idee estreme? Non in Turchia. Diventato famoso per aver portato in tribunale Orhan Pamuk, Hrant Dink e altri intellettuali con l'accusa di aver “offeso l'identità del Paese”, l'avvocato è il simbolo del risorgere del nazionalismo turco. Antieuropeo, antiamericano, antiarmeno, anti tutti quelli che infangano la nazione. E a giudicare dall'impennata della retorica nazionalista di tutti i partiti, primo vincitore delle elezioni del 22 luglio.

Kemal Kerincsiz nel suo studio (foto di Umberto Fratini)Le accuse a Pamuk. Oltre al nome (che significa “perfezione”) e alle origini trace in comune con Mustafa Kemal Ataturk, fino a qualche anno fa Kerincsiz non era emerso dall'ombra del ritratto del fondatore della repubblica, che lo guarda da dietro la scrivania. Era uno delle migliaia di avvocati di Istanbul, con in mano ordinari casi di diritto civile. La sua occasione capitò quando Orhan Pamuk dichiarò che “30mila curdi e un milione di armeni sono stati uccisi in questo Paese e nessuno osa parlarne”. Era il febbraio 2005; quattro mesi dopo, nel codice penale turco venne introdotto l'articolo 301, che punisce le offese alla “identità turca”. Kerincsiz fece causa a Pamuk: il caso diventò una vergogna internazionale per le autorità turche, che nel gennaio 2006 lo fecero cadere con un cavillo.

Revival nazionalista. Da lì, Kerincsiz è diventato un fiume in piena. Ha organizzato le manifestazioni nazionaliste contro i commenti del Papa sull'Islam, nonché quelle contro la legge francese che rende punibile la negazione del genocidio armeno. Ha portato in aula una sessantina di persone con la stessa accusa di Pamuk. Spesso ha perso. Una delle sue poche vittorie è stata quella con Dink, condannato. Ma poi ucciso da un fanatico. Molti accusano l'avvocato di essere corresponsabile. Lui non si sente colpevole, e rilancia. “Ho acceso un fuoco – dice – e i frutti del mio lavoro si vedono oggi. Le manifestazioni dell'ultimo mese non sono solo a difesa del laicismo, ma anche della repubblica e della sovranità nazionale”.

Kemal Kerincsiz al suo tavolo, con dietro il ritratto di Ataturk (foto di Umberto Fratini)Turchia piena di nemici. Perché la teoria di Kerincsiz è che la Turchia è sotto assedio. Usa e Ue vogliono indebolirla, impedendole di diventare una potenza mondiale. In questa visione, le questioni del genocidio armeno e dei diritti dei curdi sono un pretesto; gli omicidi di Dink, di don Santoro, dei missionari cristiani sono organizzati da fuori. Idee sempre più popolari, per un'impennata dell'orgoglio nazionale. Tre anni fa l'entrata del Paese nella Ue era caldeggiata da tre turchi su quattro. Oggi, la vorrebbe meno del quaranta percento.

Sguardo verso est. Per Kerincsiz, l'Unione giusta è un'altra: quella con i Paesi turcofoni dell'Asia centrale. “Senza per forza voltare le spalle alla Ue: potremmo mantenere i legami economici, come fanno Svizzera e Norvegia”, dice. L'idea è giudicata folle dall'establishment, ma “di pancia” affascina molti. Come quella che “Pamuk ha vinto il Nobel per la letteratura solo grazie alle sue parole sugli armeni, i suoi libri in realtà valgono poco”. Ma l'avvocato ha imparato la lezione. E chiede al governo di proteggere lo scrittore, in esilio autoimposto. Preoccupato per la vita del rivale? Forse. Ma prima di tutto perché “la Turchia pagherebbe un prezzo salato”. 

Alessandro Ursic

Articoli correlati:

Non ci sono articoli correlati.
Visualizza gli articoli da quest'area : Turchia

Conflitto in quest'area: La scheda paese: Gli argomenti più discussi: Le parole chiave più ricorrenti:
creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità