stampa
invia
Candidati indipendenti. Il Dtp, il principale partito curdo, ha deciso nei mesi scorsi di presentare
i propri candidati come indipendenti. L'escamotage consente di aggirare la soglia
del 10 percento dei voti, applicabile ai partiti. Di conseguenza, si prevede che
nella nuova Assemblea siederanno 30-40 deputati curdi, anche se in molti collegi
elettorali curdi l'Akp darà del filo da torcere al Dtp. La strategia che gli indipendenti
eletti seguiranno è tutta da vedere: difficile che si ritorni al confronto diretto
di Leyla Zana e di altri deputati curdi, che nei primi anni Novanta vennero arrestati
per avere parlato nella loro lingua dopo aver giurato all'Assemblea. Alcuni osservatori
ipotizzano una coalizione con l'Akp, magari solo su alcune questioni, se il partito
di Erdogan avesse bisogno di un sostegno esterno. Ma si prevedono anche tensioni
con i nazionalisti in Parlamento, se il Dtp dovesse rivendicare maggiori diritti
per la minoranza. L'establishment politico del Paese accusa il partito curdo di
connivenza con il Pkk: anche se il Dtp sostiene di riconoscere l'integrità territoriale
della Turchia (come del resto fanno da anni anche i ribelli), di fatto viene percepito
come il braccio politico dei guerriglieri.
L'invasione dell'Iraq. Da inizio anno, gli scontri tra esercito e separatisti curdi hanno provocato
oltre 300 morti. L'impatto sul clima politico del Paese è stato enorme: già in
aprile il capo di stato maggiore turco, generale Yasar Buyukanit, ha definito
“necessaria” un'operazione militare sulle montagne nel nord dell'Iraq, dove Ankara
ritiene si nascondano fino a 4.000 guerriglieri. Un'invasione in grande stile,
minacciata anche dal primo ministro Erdogan, non c'è ancora stata; alcuni bombardamenti
minori però sì, e secondo molti analisti l'esercito turco occupa già una fascia
di alcuni chilometri all'interno dell'Iraq. Repubblicani e nazionalisti hanno
accusato Erdogan di essere troppo morbido con i terroristi, il premier ha fatto
la voce grossa ma sa anche che un'operazione su larga scala comprometterebbe i
rapporti con gli Stati Uniti. La previsione degli osservatori che un'invasione
era improbabile prima delle elezioni – perché l'esercito non voleva fare un favore
al governo Erdogan – si è avverata. Ma cosa succederà dopo il voto rimane un'incognita.Alessandro Ursic