di gianluca Ursini
La denuncia arriva da organizzazioni non governative come 'Amnesty international',
'Saferworld' e 'Rete italiana per il disarmo'. l'India aggira un embargo europeo
del 1988 nei confronti della dittatura militare birmana per la fornitura di armi
o componenti militari.
"I paesi Ue devono rispettare l’obbligo europeo di impedire che i suoi equipaggiamenti
militari vengano usati da Myanmar e sollecitare il governo indiano a bloccare
il trasferimento dell’Alh'" , ha chiesto InfoBirmanie, ong francese. Per Amnesty International “occorre maggiore attenzione ai cosiddetti
accordi sull’uso finale e sulla riesportazione di componenti da parte degli Stati
membri" ha detto Helen Hughes, esperta per il controllo delle armi.
Da sei Paesi europei. "Questo tipo di elicottero leggero viene costruito con 29 componenti diversi"
ricorda a
PeaceReporter Luigi Barbato della sezione italiana di Amnesty, "difficile quindi un controllo
capillare dei pezzi che andranno a formare una macchina da guerra: quel che manca
è un potere sanzionatorio a livello europeo. La stessa Unione ha imposto un embargo
nel 1988, ma non ha il potere d'imporre il rispetto di quegli obblighi. Ci vuole
una visione globale per affrontare il problema: l'industria degli armamenti è
un settore globale, che per arrivare al prodotto finale assembla le singole parti
prodotte in Paesi differenti. Come l'Alh che Nuova Delhi sta per fornire ai militari
birmani; ben sei dei suoi 29 componenti vengono dall'europa:
Belgio, lanciamissili Forges de Zarbrugge
Francia, motori Turbomecca, pistole Giat, missili Matra Bae Dynamics;
Germania, componenti motore da Sitec Aerospaces
Regno Unito, sistema idraulico da Apph Precision Hydraulics Ltd, serbatoi e scatola cambio da Gkn Westland
Svezia, equipaggiamento di autodifesa Avitronic
Italia, sistema frenante di Elettronica Aster
Italia? Barlassina, provincia di Varese, a metà strada tra MIlano e l'aeroporto internazionale
di Malpensa. Una piccola azienda, ma un ricco portafoglio clienti (
www.elaster.it) da Oto Melara a Alenia a Finmeccanica, Eurofighter (partecipa alla produzione
dei caccia
Tornado e
F104), Agusta WestLand (quella degli elicotteri da combattimento) e la Hindustan Aeronautics
Limited. Quella che produce gli Alh.
"Per loro produciamo solo un piccolo componente - risponde al telefono a PeaceReporter
Giuseppe Vigo, che cura i rapporti con l'India - l'apparato frenante per il rotore
quando il mezzo è atterrato". In breve, il meccanismo che blocca le pale quando
l'elicottero è fermo. "Un semplice apparato di sicurezza che non c'entra niente
con la guerra. L'elicottero è un mezzo usato anche per scopi civili, se poi uno
lo usa per altre cose.. se io anche le vendessi una Punto, ma poi lei ci monta
un mitragliatore, non è certo colpa mia." Logica inappuntabile. Altri dipendenti
danno una versione ulteriormente edulcorata. "Sia chiaro che questa azienda non
produce nulla di richiamabile all'industria bellica, non produce armamenti - sostiene
con forza Edoardo Cupolo, assistente della Direzione Generale - tutto quello che
esce da qui deve passare il visto del ministero della Difesa, che certifichi che
non vada a finire in mani irresponsabili. E anche dal ministero degli Esteri,
come stabilito dalla legge 185 (Unità per le Autorizzazioni di Materiali d’Armamento
Uama, legge 9-7-90). E in più in base alla 185, ogni nostro cliente deve presentarci
un certificato che garantisca l'uso finale dei nostri componenti."
"Il problema non è per aziende come Aster che ha 130 dipendenti - spiega Barbato
di Amnesty - ma risiede a Bruxelles. Da lì dobbiamo controllare che fine facciano
i componenti che dall'Italia, da tutta Europa, vendiamo a Paesi che possono rivendere
a terzi censurabili. Solo l'Europa intera può imporre a un Paese terzo di non
trasferire tecnologia prodotta assemblando componenti europee a Paesi come la
Birmania che probabilmente la useranno per perseguitare le proprie minoranze etniche".