17/07/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Un venditore su ebay, un generale ottimista e i profeti di sventura: strategie per una guerra perduta
"Offro al miglior offerente la soluzione per la guerra in Iraq". Pare uno scherzo e invece si tratta di un annuncio vero, comparso da qualche giorno sul sito di aste online ebay. Il New York Post ha identificato il venditore, si tratta del capitano Thrad Krasnesky, ufficiale dell'intelligence Usa con una lunga esperienza dello scenario mediorientale, in cui ha svolto più di 400 missioni. Krasnesky è in disaccordo con la gestione della guerra e sostiene di conoscere una soluzione per ottenere un successo onorevole. Il prezzo per la strategia vincente? 5 milioni di dollari. Ma finora la cifra raggiunta è stata di 20, offerti da un privato collezionista di gadget bellici.

Il generale Peter paceCambiamento abissale. Lunedì scorso il generale statunitense Peter Pace ha parlato di “un cambiamento abissale” delle condizioni di sicurezza in Iraq. Pace riferisce che i miliziani di Al Qaeda sono stati cacciati dalla provincia di Ramadi con l'aiuto delle tribù locali, e ha invitato il presidente Usa a proseguire con l'attuale strategia. La fiducia del generale Pace stride con le opinioni espresse ultimamente da alti ufficiali dell'esercito Usa e da politici iracheni di spicco, secondo i quali lo scenario iracheno è nero e, in prospettiva, peggiorerà senza un deciso cambiamento di strategia. A fine giugno il generale David Petraeus, ideatore dell'operazione sicurezza a Baghdad e dintorni, ha dichiarato che "Il successo sembra ormai improbabile". il generale ha riferito di lievi miglioramenti nella provincia di Al Anbar, ma ha anche ammesso di aspettarsi "Una varietà di attacchi spettacolari prima di settembre". Petraeus sta anche lavorando a un report sulla situazione che a settembre verrà sottoposto al Congresso Usa. Secondo alcune anticipazioni, nel documento si sostiene che tutti gli obiettivi dell'amministrazione Bush sull'Iraq sono stati mancati, ufficiali vicini al presidente, però, hanno ribadito che "non c'è abbastanza volenza in Iraq per giustifciare un cambio di strategia". Sempre lunedì, l'ex premier iracheno Yiad Allawi ha dichiarato in un'intervista che il paese si trova alla vigilia di un disastro ancora maggiore di quello attuale e che la violenza si aggraverà nei prossimi mesi. "Lo spargimento di sangue è terrificante e inaccettabile e, francamente, non credo che il processo politico possa procedere come ora, perchè il paese è alla vigilia di un grande disastro. L'insorgenza è più forte che mai e si sta pure rinforzando. La riconciliazione non è mai stata così lontana".

Violenze settarie. Dal febbraio scorso l'esercito Usa ha cercato di riportare sotto controllo almeno la provincia attorno a Baghdad, dapprima con un'operazione nella periferia meridionale a maggioranza sciita, poi, a fine giugno, in quella settentrionale. L'esercito Usa ha schierato altri 28 mila uomini extra e quello iracheno 30 mila, ma nonostane ciò gli attacchi non sono calati di numero e, ogni giorno, muoiono mediamente un centinaio di persone, vittime delle cosiddette violenze settarie. Da più di due anni, infatti, ogni mattina, le forze dell'ordine trovano decine di corpi abbandonati nelle strade, nelle fogne a cielo aperto e anche nelle acque del Tigri. Quasi sempre i cadaveri hanno le mani legate e presentano segni di orribili torture. Per fermare questo massacro tre mesi fa è stata lanciata l'operazione Law and Order. Ma oggi, rispetto ad allora, le vittime delle violenze settarie sono aumentate di oltre il 40 percento. Nel solo mese di giugno i cadaveri recuperati sono stati 540. La scorsa settimana alcuni importanti politici sunniti e sciiti hanno invitato la popolazione a prendere le armi per difendersi da sola. Un gesto che suona come una vera e propria ammissione di impotenza di fronte a una violenza che le operazioni militari non sono riuscite a estirpare. Le pattuglie dell'esercito non sono servite nemmeno a mettere in sucurezza i punti vitali della città, come le moschee e i mercati, che ogni giorno vengono colpiti da mortai, razzi e autobombe.

Civili. La più recente operazione anti-terrorismo lanciata dalle truppe Usa, battezzata Arrowhead Ripper, si è svolta nella provincia di Dyala e nella città di Baquba, a nord di Baghdad, ritenute roccaforti dei jihadisti vicini ad Al Qaeda dai servizi segreti Usa. Il raid, iniziato il 18 giugno, ha suscitato le ire della popolazione locale secondo cui i bombardamenti sul centro abitato hanno distrutto diverse abitazioni uccidendone gli abitanti. Non solo, molti dei civili sono stati colpiti mentre tentavano di lasciare la città e i loro corpi sono rimasti abbandonati per le strade. Il 22 giugno, poco dopo l'inizio delle operazioni, un comandante Usa sosteneva che l'80 percento dei miliziani aveva lasciato la città prima dell'inizio dell'offensiva. "lo sanno tutti che gli Stati Uniti usano il nome di Al Qaeda per coprire gli attacchi contro i combattenti che si oppongono all'occupazione e contro i civili" ha dichiarato Hilmi Saed, un giornalista di Baghdad. Rabbia e dolore trapelano anche da un comunicato del partito Islamico Iracheno, scritto il primo luglio, in cui si accusano gli Usa di avere ucciso 350 persone e distrutto più di 150 abitazioni a Baquba. Il partito sunnita ha parlato di "punizione collettiva" e di "crimini di massa". Anche in questo caso il sangue dei civili non ha portato a una maggiore sicurezza. Questa mattina 29 civili sono stati uccisi da uomini armati in uniformi della polizia, proprio in un villaggio vicino a Dyala, mentre un'autobomba ha ucciso 10 persone vicino all'ambasciata iraniana, nel pieno centro di Baghdad.
 

Naoki Tomasini

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