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Gli intoccabili. Si tratta dell'ennesimo processo contro il paramilitarismo, che grazie alla
Legge
Giustizia e Pace sta cercando di ripulire la fedina penale di un passato di violenza
e illegalità, per continuare indisturbato a fare esattamente quel che faceva prima,
ma sotto una parvenza di legalità. In questo momento ci sono 14 parlamentari indagati
per collusione con i paramilitari. Il progetto che la giustizia sta smascherando
prevedeva di convertire i paramilitari in un vero e proprio movimento politico.
“I paramilitari continuano come e più di prima – spiega Iván - Ci sono prove che
almeno 40 gruppi siano attivi in tutto il paese. Ormai, si sono ritagliati zone
di controllo territoriale consolidate. Migliaia di persone sono scomparse, per
lo più contadini e indigeni. E l'alleanza politica è portentosa. Non si distinguono
più i politici dai paramilitari. In più abbiamo un regime che tende a soffocare
la democrazia e che sta uccidendo anche quel poco di stato di diritto rimasto”.
Dietro le quinte. In mezzo a questa palude di “legale illegalità”, anche secondo il presidente
del Movimento nazionale delle vittime dei crimini di Stato, dunque, sembra esserci
il presidente
della Repubblica, Alvaro Uribe. Una fitta rete di personaggi molto potenti sono
stati trovati con le mani nel sacco del paramilitarismo, ma nessuna prova diretta
ha incastrato, almeno finora, il presidente. “Il fatto è che tutti questi personaggi
sono stati, chi più chi meno, d'intorno al governo Uribe – riprende Cepeda - L'ex
direttore del dipartimento amministrativo di sicurezza, Jorge Noguera, tanto per
dirne uno, ex console di Milano, è stato arrestato per prove schiaccianti. Come
lui, anche il cugino di Uribe, che ha lavorato in Antioquia a braccetto con il
presidente. Il loro era un movimento politico a cui hanno appartenuto molti politici
finiti nello scandalo. E, nonostante il presidente stia tentando di occultare
i suoi vincoli con i paramilitari, gli scandali continueranno a venir fuori”.
Sui metodi della Giustizia colombiana, Iván è fiducioso: “Le indagini le sta portando
avanti il procuratore generale Fiscal General de la Nación. Finora la Corte Suprema
di Giustizia si sta comportando in maniera impeccabile, anche se naturalmente
gli ostacoli da superare sono tanti. Tutti i magistrati coinvolti sono stati minacciati
e qualcuno sta cercando si spostare i casi ai tribunali regionali, che usano garantire
una certa impunità ai soliti noti. Ma la Corte resiste. Almeno per ora”.
Prima la verità. Sulla questione, accordo umanitario sì accordo umanitario no, Cepeda dice che
innanzitutto va chiarito quanto accaduto agli undici deputati del Valle, da anni
in mano alle Farc e rimasti uccisi in un non meglio precisato scontro a fuoco
nella selva. “È necessario che si chiarisca quello che è successo. Ci sono due
versioni. Il governo ha detto che la guerriglia ha ucciso i deputati senza che
ci fosse stata nessuna azione militare. La guerriglia ribatte si è trattato di
un'operazione militare, un blitz che ha scatenato uno scontro a fuoco letale per
i deputati. Secondo questa versione, sarebbe stato un gruppo di mercenari o di
paras. Al di là di come è andata, l'importante è che venga fuori la verità. E
per questo è necessario che un ente indipendente e internazionale investighi.
Per ora è difficile. Il governo vorrebbe fosse l'Oea, mentre Francia, Spagna e
Svizzera (i cosiddetti paese amici ndr.) hanno proposto una commissione di inchiesta come dettato dal diritto umanitario.
E questa per ora è l'unica soluzione. Non resta che aspettare”. Stella Spinelli
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