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Attesa da 36 giorni. Intanto per padre Giancarlo Bossi, missionario lombardo sotto sequestro a opera
d'un gruppo di integralisti che non risultano affiliati a nessuno dei grandi gruppi
indipendentisti, è arrivato il 36esimo giorno di prigionia nella foresta; era
stato prelevato sulla strada per la sua parrocchia il 10 giugno scorso nell'isola
di Mindanao, provincia di Zamboanga Sidugay, la più a Sud dell'arcipelago asiatico.
Rappresentanti del Pontificio istituto Missioni Estere, che vogliono mantenere
l'anonimato, hanno fatto trapelare nei giorni scorsi apprensione per l'approvazione
di questa legislazione, che potrebbe fare sentire i settori militari autorizzati
a prove di forza, come delle irruzioni che potrebbe facilmente portare a un bagno
di sangue. I missionari sono molto scettici sull'eventuale utilità di un blitz
militare per liberare padre Bossi, come dimostrano i 10 militari decapitati su 14 morti, in un simile tentativo di irruzione
nei territori controllati dai militanti islamici; è successo lo scorso 11 luglio ad un reparto militare filippino, con 14 vittime
nella foresta di Tipo-Tipo, versante Sud dell'isola di Basilan, vicino l'area
dove si crede che il sacerdote sia trattenuto.
C'è un prezzo per tutto.. Ma i maggiori timori arrivano da quanto trapelato su alcuni incontri avuti dal
mediatore militare incaricato dal Governo di Manila di seguire il caso di padre
Bossi, generale Norberto Gonzalez, ex ministro della Difesa filippino, con alti
esponenti della Chiesa cattolica nelle Filippine. Per quanto appreso da PeaceReporter, il generale avrebbe ventilato più volte la possibilità che a sequestrare padre
Bossi siano stati elementi legati ad Al Qaida, il che farebbe entrar in campo
addirittura la possibilità di un "intervento degli Usa". Secondo le notizie raccolte,
ci sarebbe da parte di alcuni missionari che hanno seguito la trattativa, la sensazione
che alcuni militari tentino di alzare la posta dello scontro. Da più parti starebbero
arrivando consigli alla Chiesa che "prendere contatti con questi rapitori è difficile,
e anche ottenere le foto del sequestrato è stato uno sforzo economico non indifferente".
Come a suggerire che per arrivare alla liberazione forse sarebbe necessario un
esborso di denaro, anche consistente. Vi sono infatti casi precedenti di sequestrati
stranieri, come successe con dei giornalisti libici, che vennero rilasciati dietro
il pagamento di diverse milioni di pesos. Al momento, dalle fonti ecclesiastiche
non una parola arriva a commento di questa eventualità. Il Vaticano, è cosa risaputa
in ambienti internazionali, non può permettersi di pagare riscatti per propri
sacerdoti, cosa che scatenerebbe una corsa al sequestro di frati e preti ai quattro
angoli del globo. Gianluca Ursini
Parole chiave: Padre Bossi, Arroyo, Gonzalez, Vaticano, terrorismo, Ursini