16/07/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Entrata ieri in vigore nelle Filippine una nuova legge anti terrorismo, mentre Padre Bossi è al 36esimo giorno di prigionia
di gianluca Ursini
 
Una nuova, estensiva legge antiterrorismo è stata varata ieri nelle Filippine dal Governo della presidentessa Gloria Maracapagal Arroyo. la 'Legge per la Sicurezza umana' permette alle forze governative di detenere fino a tre giorni cittadini sospetti, senza formalizzare accuse, autorizza interrogatori violenti e il sequestro dei beni del sospettato. Secondo la presidentessa dovrebbe essere la parola fine per alcuni pericolosi gruppi come gli islamici radicali di Abu Sayaff (Spada di Dio in un dialetto locale) che operano nel Sud delle Filippine.
 
La presidentessa Arroyo passa in rivista le truppeAttesa da 36 giorni. Intanto per padre Giancarlo Bossi, missionario lombardo sotto sequestro a opera d'un gruppo di integralisti che non risultano affiliati a nessuno dei grandi gruppi indipendentisti, è arrivato il 36esimo giorno di prigionia nella foresta; era stato prelevato sulla strada per la sua parrocchia il 10 giugno scorso nell'isola di Mindanao, provincia di Zamboanga Sidugay, la più a Sud dell'arcipelago asiatico. Rappresentanti del Pontificio istituto Missioni Estere, che vogliono mantenere l'anonimato, hanno fatto trapelare nei giorni scorsi apprensione per l'approvazione di questa legislazione, che potrebbe fare sentire i settori militari autorizzati a prove di forza, come delle irruzioni che potrebbe facilmente portare a un bagno di sangue. I missionari sono molto scettici sull'eventuale utilità di un blitz militare per liberare padre Bossi, come dimostrano i 10 militari decapitati su 14 morti, in un simile tentativo di irruzione nei territori controllati dai militanti islamici; è successo lo scorso 11 luglio ad un reparto militare filippino, con 14 vittime nella foresta di Tipo-Tipo, versante Sud dell'isola di Basilan, vicino l'area dove si crede che il sacerdote sia trattenuto.
 
Macelleria per l'opposizione. La stessa Chiesa Cattolica ha criticato ufficialmente il provvedimento legislativo divenuto operativo da ieri, sostenendo che potrebbe in realtà servire a chiudere la bocca a personalità troppo critiche con il regime. Nelle parole della presidentessa Arroyo "Con questa legge abbiamo finalmente gli strumenti per combattere i gruppi di insorti, siano comunisti come musulmani, soprattutto con la possibilità di tagliare loro le rendite finanziarie". Principalmente da varie associazioni di difesa dei diritti umani è stato avanzato il timore che le frange più cruente dell'esercito nazionale, che da anni commette diverse violazioni dei diritti umani nel combattere gruppi ribelli, (come evidenziato in un rapporto di Human Rights Watch di fine giugno), con questa nuova legge avrebbero le mani libere per poter di nuovo uccidere e intimidire impunemente.
 
padre Giancarlo Bossi nella sua prigioniaC'è un prezzo per tutto.. Ma i maggiori timori arrivano da quanto trapelato su alcuni incontri avuti dal mediatore militare incaricato dal Governo di Manila di seguire il caso di padre Bossi, generale Norberto Gonzalez, ex ministro della Difesa filippino, con alti esponenti della Chiesa cattolica nelle Filippine. Per quanto appreso da PeaceReporter, il generale avrebbe ventilato più volte la possibilità che a sequestrare padre Bossi siano stati elementi legati ad Al Qaida, il che farebbe entrar in campo addirittura la possibilità di un "intervento degli Usa". Secondo le notizie raccolte, ci sarebbe da parte di alcuni missionari che hanno seguito la trattativa, la sensazione che alcuni militari tentino di alzare la posta dello scontro. Da più parti starebbero arrivando consigli alla Chiesa che "prendere contatti con questi rapitori è difficile, e anche ottenere le foto del sequestrato è stato uno sforzo economico non indifferente". Come a suggerire che per arrivare alla liberazione forse sarebbe necessario un esborso di denaro, anche consistente. Vi sono infatti casi precedenti di sequestrati stranieri, come successe con dei giornalisti libici, che vennero rilasciati dietro il pagamento di diverse milioni di pesos. Al momento, dalle fonti ecclesiastiche non una parola arriva a commento di questa eventualità. Il Vaticano, è cosa risaputa in ambienti internazionali, non può permettersi di pagare riscatti per propri sacerdoti, cosa che scatenerebbe una corsa al sequestro di frati e preti ai quattro angoli del globo. 

Gianluca Ursini

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