14/07/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



In Pakistan monta la rabbia integralista. Intervista ad Ahmed Rashid
Il bagno di sangue in cui si è conclusa la crisi della Moschea Rossa di Islamabad ha scatenato la rabbia degli integralisti islamici pachistani che ieri, dalle moschee delle principali città del Paese, hanno giurato vendetta.
 
Le proteste di venerdìLe proteste nelle moschee delle grandi città. Alla moschea Mahabat Khan di Peshawar, al termine della preghiera del venerdì, Maulana Yousaf Qureshi ha chiesto a centinaia di fedeli se volevano emulare il leader della Moschea Rossa, Abdul Rashid Ghazi, diventando martiri dell’islam: tutti hanno urlato di sì.
Alla moschea Qadsia di Lahore, Mohammad Saeed, leader del movimento Jamaat-ud-Dawa (legato alla guerriglia islamica kashmira), ha detto: “Musharraf ha commesso un genocidio, sfidando tutti i musulmani pachistani. Ai brutali responsabili di questo terrorismo di Stato diciamo che avranno un destino orribile”.
A Islamabad, non lontano dalla Moschea Rossa, durante una manifestazione di protesta organizzata dall’alleanza dei partiti islamici Muttahida Majlis-e-Amal (Mma), il vicepresidente del partito ha urlato alla folla: “Questo massacro diventerà l’ultimo chiodo che sigillerà il coperchio della bara in cui già si trova la dittatura di Musharraf. Ora ci saranno Moschee Rosse ovunque in Pakistan!”.
Il giorno prima, Maulana Abdul Aziz Ghazi, al funerale del fratello ucciso nei combattimenti alla Moschea Rossa, aveva detto: “Dio volendo, il Pakistan vedrà presto una rivoluzione islamica”.
 
MappaTensione alle stelle nelle aree tribali. Il rischio è così reale che Musharraf ha mobilitato migliaia di soldati laddove questa potrebbe scoppiare: le province pashtun alla frontiera con l’Afghanistan, in particolare nella bucolica Valle di Swat, nel North-West Frontier Province, roccaforte del Tehreek e-Nafaz e-Shariat e-Mohammadi (Tnsm) di Maulana Fazalullah, movimento filo-talebano per l’applicazione della sharìa in Pakistan – che è quello chiedevano i militanti della Moschea Rossa. In queste vallate, durante e dopo i fatti di Islamabad, la protesta ha assunto toni violenti. Martedì i militanti del Tnsm hanno assaltato i locali uffici della Croce Rossa francese e dell’Ong Care International. Nei giorni scorsi hanno bloccato tutte le strade della regione, compresa la famosa Karakorum Highway, l’antica Via della Seta che collega il Pakistan con la Cina. Poi sono iniziati gli attacchi contro i militari: giovedì un kamikaze si è fatto esplodere uccidendo tre militari, mentre diciassette razzi venivano lanciati contro un accampamento dell’esercito e una bomba telecomandata esplodeva al passaggio di un convoglio militare. Un altro kamikaze si faceva esplodere nelle stesse ore in un ufficio governativo, uccidendo quattro funzionari, nel vicino Nord Waziristan, altra roccaforte degli integralisti filotalebani. Dall’inizio degli scontri alla Moschea Rossa, il 3 luglio, gli attacchi contro militari e funzionari governativi hanno già ucciso una trentina di persone.  
 
Ahmed Rashid (Foto E.Piovesana)Ahmed Rashid: “Musharraf ha fatto un grave errore”. “Nella gestione della crisi della Moschea Rossa, Musharraf ha sbagliato tutto”, ha dichiarato a PeaceReporter Ahmed Rashid, famoso giornalista pachistano e massimo esperto mondiale di talebani e integralismo islamico. “Ha ignorato il problema per mesi, quando era ancora possibile risolverlo pacificamente, lasciando montare la cosa fino a trovarsi in un vicolo cieco. Alla fine non ha avuto altra scelta se non l’intervento militare, che ora però rischia di ritorcersi contro di lui. Le bellicose proteste nelle moschee integraliste del Paese sono un segnale molto preoccupante”, spiega Rashid da Lahore. “Ma, almeno per ora, rimangono un fenomeno sociologicamente marginale e minoritario: parliamo di poche migliaia di persone in tutto il Paese. I veri problemi per Musharraf verranno da dove sono sempre venuti dal 2001 in poi: le aree tribali pashtun al confine con l’Afghanistan, ovvero North-West Frontier Province e Aree Tribali. Lì non solo si concentrano tutti i movimenti integralisti filo-talebani del Paese e i gruppi armati, pachistani e stranieri, legati ad al Qaeda. Da lì proveniva la stragrande maggioranza delle centinaia di studenti uccisi o feriti negli scontri alla Moschea Rossa: da quelle parti ci sono ora migliaia di persone, parenti, amici e compagni delle vittime, che hanno sete di vendetta”.

Enrico Piovesana

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