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Le proteste nelle
moschee delle grandi città. Alla moschea Mahabat Khan di Peshawar, al
termine della preghiera del venerdì, Maulana Yousaf Qureshi ha chiesto a
centinaia di fedeli se volevano emulare il leader della Moschea Rossa, Abdul
Rashid Ghazi, diventando martiri dell’islam: tutti hanno urlato di sì.
Tensione alle stelle nelle aree tribali. Il rischio è così reale che Musharraf ha
mobilitato migliaia di soldati laddove questa potrebbe scoppiare: le province
pashtun alla frontiera con l’Afghanistan, in particolare nella bucolica Valle
di Swat, nel North-West Frontier Province, roccaforte del Tehreek e-Nafaz e-Shariat e-Mohammadi (Tnsm) di Maulana Fazalullah,
movimento filo-talebano per l’applicazione della sharìa in Pakistan – che è
quello chiedevano i militanti della Moschea Rossa. In queste vallate, durante
e
dopo i fatti di Islamabad, la protesta ha assunto toni violenti. Martedì i
militanti del Tnsm hanno assaltato i locali uffici della Croce Rossa francese
e
dell’Ong Care International. Nei giorni scorsi hanno bloccato tutte le strade
della regione, compresa la famosa Karakorum Highway, l’antica Via della Seta
che collega il Pakistan con la Cina. Poi sono iniziati gli attacchi contro i
militari: giovedì un kamikaze si è fatto esplodere uccidendo tre militari,
mentre diciassette razzi venivano lanciati contro un accampamento dell’esercito
e una bomba telecomandata esplodeva al passaggio di un convoglio militare. Un
altro kamikaze si faceva esplodere nelle stesse ore in un ufficio governativo,
uccidendo quattro funzionari, nel vicino Nord Waziristan, altra roccaforte
degli integralisti filotalebani. Dall’inizio degli scontri alla Moschea Rossa,
il 3 luglio, gli attacchi contro militari e funzionari governativi hanno già
ucciso una trentina di persone.
Ahmed Rashid: “Musharraf ha fatto un grave errore”. “Nella gestione della crisi della Moschea
Rossa, Musharraf ha sbagliato tutto”, ha dichiarato a PeaceReporter Ahmed Rashid, famoso giornalista pachistano e massimo
esperto mondiale di talebani e integralismo islamico. “Ha ignorato il problema
per
mesi, quando era ancora possibile risolverlo pacificamente, lasciando montare
la cosa fino a trovarsi in un vicolo cieco. Alla fine non ha avuto altra scelta
se non l’intervento militare, che ora però rischia di ritorcersi contro di lui.
Le bellicose proteste nelle moschee integraliste del Paese sono un segnale molto
preoccupante”, spiega Rashid da Lahore. “Ma, almeno per ora, rimangono un
fenomeno sociologicamente marginale e minoritario: parliamo di poche migliaia
di persone in tutto il Paese. I veri problemi per Musharraf verranno da dove
sono sempre venuti dal 2001 in poi: le aree tribali pashtun al confine con
l’Afghanistan, ovvero North-West Frontier Province e Aree Tribali. Lì non solo
si concentrano tutti i movimenti integralisti filo-talebani del Paese e i gruppi
armati, pachistani e stranieri, legati ad al Qaeda. Da lì proveniva la
stragrande maggioranza delle centinaia di studenti uccisi o feriti negli
scontri alla Moschea Rossa: da quelle parti ci sono ora migliaia di persone,
parenti, amici e compagni delle vittime, che hanno sete di vendetta”. Enrico Piovesana
Parole chiave: pakistan, moschea rossa, musharraf, talebani, ahmed rashid