13/07/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Haiti, una strada collegherà il nord del Paese con il confine dominicano. A costruirla un'impresa italiana, la Ghella
 
Uno dei problemi principali di Haiti è la mancanza di infrastrutture e di vie di comunicazione. Quindi è facile immaginare come due o tre ore di pioggia tropicale possano, oltre causare seri danni, vietare praticamente gli spostamenti in determinate zone del paese.

La strada in costruzione nel nord di Haiti (foto A.Grandi/PeaceReporter)La strada. Come accade nel nord del paese, in quel lembo di territorio che da Port de Paix giunge fino alla città di Dajabon (passando per Cap Haitien) al confine con la Repubblica Dominicana.
In questa zona, una tempesta tropicale mette in seria difficoltà la popolazione. Gli allagamenti costringono chi abita nella zona ad abbandonare le proprie umili case e molto spesso il tributo da pagare alla dea natura va ben oltre un semplice e momentaneo trasloco: i morti durante le forti piogge in quest'area di Haiti sono sempre molti.
E non è facile nemmeno intervenire da queste parti. Le vie di comunicazione sono pochissime e tutte in condizioni pietose. Troppo spesso ci si deve mettere in marcia su strade di terra battuta che presentano enormi buche anzi delle vere e proprie voragini, avvallamenti e sassi grandi come macigni. In questo modo le strade diventano anche molto pericolose.
Immaginiamo cosa possano diventare queste vie di comunicazione quando piove forte. Il fango diventa inesorabilmente padrone di tutto. Le strade si trasformano in piccolissimi fiumi percorribili solo a bordo di un potente 4x4 ben alto dal terreno e con delle ottimi sospensioni. Per percorrere pochi chilometri ci si possono impiegare delle ore.

Un lavoratore (foto A. Grandi/PeaceReporter)Il caso. Il caso tipico riguarda la strada che da Cap Haitien si dirige verso oriente per giungere a Dajabon, città di confine. Di per sé la strada è già poco percorribile, come dicevamo, per via delle buche dei macigni e della sua totale irregolarità.
Da qualche tempo, però, un grande progetto sta prendendo vita da queste parti: si sta realizzando una strada asfaltata che regala la possibilità a tutti gli abitanti dell'area di spostarsi in tuta sicurezza e con una certa velocità.
Dalla costruzione di questa via di comunicazione il nord del Paese potrà trarne un beneficio enorme. I commerci fra Haiti e la Repubblica Dominicana potranno essere più facili, veloci e continui anche in caso di maltempo. Per le forze di polizia, inoltre, la possibilità di raggiungere con una strada asfaltata determinate zone del paese rende più facile controllare il flusso di cittadini haitiani che clandestinamente cercano di entrare in Repubblica Dominicana. Questo è uno dei problemi maggiori di questa zona del Paese.
Alla realizzazione del progetto ci pensa una compagnia italiana. Il direttore dei lavori, insieme alla sua meravigliosa segretaria, racconta il progetto. “Finora siamo arrivati a costruire il 30 percento della strada. Contiamo di terminate entro 16 mesi”. Non è stato facile far capire agli haitiani che il progetto era essenziale. “All'inizio ci guardavano con un pochino di diffidenza. Ora è tutto differente e molti abitanti del luogo lavorano per la nostra impresa”.

Lo stabilimento per l'estrazione della ghiaia (Foto A.Grandi/Peacereporter)A bordo di un enorme fuoristrada blindato. “Quando siamo arrivati qui in Haiti la situazione era tutt'altro che tranquilla” racconta il direttore, ci dirigiamo verso l'impianto di estrazione di terra che serve alla realizzazione della strada. L'impianto è attivo 24 ore su 24, con il sole o la pioggia, d'estate e d'inverno. Gli operai, tutti haitiani, sembrano felici di dare il loro contributo al Paese lavorando ad un progetto veramente rivoluzionario. “Siamo felici e percepiamo uno stipendio discreto”, raccontano sudatissimi sotto il sole cocente.
Via dall'impianto,dopo aver percorso con difficoltà (la pioggia torrenziale degli ultimi giorni ha fatto tornare il fango padrone di tutto) qualche chilometro incontriamo un gruppo di bambini. Sono tutti scalzi e a piedi nudi. Uno di loro sta mangiando uno strano granchio crudo di colore grigio che non ha un bell'aspetto. “Siamo felici di avere questa nuova strada. Grazie agli italiani”, dicono in coro come se avessero imparato a memoria il ritornello dei ringraziamenti. Saranno loro, i bambini, che fra qualche anno potranno godere in pieno della strada. Percorrendola potranno recarsi al lavoro, potranno portare i prodotti della terra che coltivano al di là del confine. Oppure potranno direttamente trasferirsi nella Repubblica Dominicana, in cerca di un sogno di libertà e tranquillità che nel loro paese è ancora un'utopia.
 

Alessandro Grandi

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità