21/07/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Dai rifugi antiaerei di Grozny ai palchi di Mosca. La storia di un giovane musicista ceceno

Dead dolphins“Vogliamo essere i primi fiori sbocciati dal sottobosco di una foresta devastata. Vogliamo dimostrare che la Cecenia e i ceceni non sono quello che tutti qui in Russia pensano”. Artur Atsalamov, 27 anni, faccia da buono, capelli castani lisci un po’ spettinati, è il cantante ceceno dei ‘Dead Dolphins’, Myortviye Delfini in russo. Una band musicale arrivata in vetta alle classifiche radiofoniche russe sfidando il sospetto e l’ostilità con cui è stata accolta dalle autorità russe a causa del suo messaggio politico di denuncia dell’atroce conflitto armato ceceno. E sfidando le minacce di morte arrivate da parte dei naziskin russi, votati allo sterminio dei chorniye, i ‘neri’, come vengono spregiativamente definiti i caucasici in Russia. Minacce arrivate anche da parte degli indipendentisti ceceni, che accusano Artur di essersi ‘venduto’ andando a suonare in Russia, senza rendersi conto di quale valore la sua musica abbia anche in relazione alla causa cecena.

Nel 1994, quando la Cecenia era appena stata invasa dalle armate russe, Artur, che all’epoca aveva diciassette anni, ha vissuto per settimane in uno dei tanti rifugi sotterranei di Grozny, dormendo sul pavimento con centinaia di persone e facendo la fame. Le mura tremavano per le bombe e le cannonate della battaglia che infuriava per le strade della città. Per coprire quei rumori di morte, per evadere da quella angosciante realtà, Artur, che ha sempre amato la musica e la poesia, componeva mentalmente le sue canzoni. “Là sotto non avevo strumenti musicali né nulla su cui scrivere, quindi la melodia e le parole le creavo e le tenevo nella mia testa”.

“Finiti i bombardamenti – racconta Artur – di giorno uscivo dal rifugio per trovare cibo e acqua. Appena ho potuto sono andato a vedere come stavano i miei genitori: un missile aveva ridotto in macerie la loro casa, e loro erano morti lì sotto. Pochi giorni dopo, il mio migliore amico è stato ucciso da un cecchino russo che gli ha sparato mentre camminava per la città. La resistenza armata cecena mi ha chiesto di arruolarmi per combattere i russi: ero tentato, ma ho rifiutato perché non volevo prendere parte a quell’orgia di violenza e di vendetta. Grozny era una città spettrale, in rovina, distrutta, ricoperta da una surreale nebbiolina mista al fumo dei tanti incendi. Una devastazione che aveva però un suo tragico fascino. Camminando per le vie deserte, tra i palazzi distrutti e crivellati di colpi e tra gli alberi bruciati, mi veniva voglia di sedermi a ogni angolo, e di pensare. Poi un giorno mi sono reso conto che stavo camminando su un tappeto di ossa. E ho deciso che dovevo andarmene”.

“Sono partito da Grozny nel 1995 – continua a raccontare Artur – a bordo di un vecchio autobus carico di profughi, di famiglie che scappavano dalla guerra come me. Eravamo diretti in Inguscezia. Prima di arrivare al confine, lungo la strada un carro armato russo ci ha sparato una cannonata, mancandoci di poco. Sono andato a vivere in un campo profughi a Nazran. Cercando un lavoro in città ho conosciuto un tizio dell’orchestra cittadina che aveva bisogno di un tecnico del suono. Non mi pagava, ma in cambio mi dava accesso a un magazzino pieno di vecchie chitarre elettriche, amplificatori e altri strumenti musicali. Fu come un sogno: finalmente potevo cantare e suonare la mia musica. Iniziai a farlo in quello stesso magazzino con altri profughi ceceni e ragazzi del posto. Il chitarrista era un ragazzo ingusceto di due anni più giovane di me, Nazir Ilyasov, che fa ancora parte del gruppo”.

Fu così che nacquero i ‘Dead Dolphins’, che iniziarono a fare piccoli concerti in Inguscezia ottenendo subito un gran successo. “Siamo piaciuti subito – spiega Artur – perché eravamo un fenomeno assolutamente nuovo. Ma sapevo che la vera sfida era andare a suonare a Mosca. Così, nell’estate del 2000 abbiamo deciso di fare il grande salto. A bordo di un vecchio furgoncino andammo in Russia e improvvisammo un tour nella regione di Mosca. Il nostro sogno era suonare ai rock-festival della capitale, ma le autorità ce lo impedirono. Per fortuna però riuscimmo a far ascoltare la nostra musica a Mikhail Kozyrev, direttore di una delle più ascoltate radio russe, la Nashe Radio. E così è arrivato il successo vero.

Nel frattempo i componenti del gruppo sono cambiati, e ora, con me e Nazir, ci sono due russi, due ventiquattrenni di Mosca: Sasha Pomaraev, bassista, e Sergei Zolotukhin, batterista”. Russi e ceceni che lavorano insieme: una cosa non da poco. “Mi piace moltissimo lavorare con Artur e Nazir – dice Sergei – perché li stimo tanto per quello che sono riusciti a fare, per aver avuto la forza e il coraggio di portare la loro musica qui, dove di certo non si sentono a casa. Sono dei grandi. E’ una bellissima esperienza lavorare con loro”.

La malinconica melodia e i poetici testi della loro musica, per cui Artur dice di essersi ispirato ai Radiohead e ai Doors, fanno spesso riferimento alla tragedia cecena, con parole molto tristi, ma sempre caratterizzate da uno spiraglio di speranza. “Siamo figli dell’inferno. Non abbiamo bisogno della luce del sole. Ci dissetiamo con le nostre lacrime. Ma ridiamo”, recita “Città morta”, dedicata alla gente di Grozny. “E’ difficile vivere, ma molto facile morire. Ho dimenticato come si cammina, ma ho imparato a volare”, dice invece “Musica nel fuoco”. Prive di riferimenti diretti alla guerra, ma anch’esse cariche di incubi e sogni che da essa traggono origine, altre canzoni del gruppo, tra cui spiccano il singolo di maggior successo, la melodiosa e triste “Sulla mia Luna”, oppure “Monogamia” e “Narcotici”.

Nonostante il successo dei loro concerti russi e il fatto che le loro canzoni inondino ormai l’etere russo, i ‘Dead
Dolphins’ vengono ancora boicottati in Russia. Forse proprio perché i politici del Cremlino si sentono minacciati dal fatto che le nuove generazioni russe, invece di seguire la propaganda razzista e guerrafondaia del governo, si appassionino alla musica di un gruppo in cui ceceni e russi, invece di odiarsi, cantano insieme il dramma umano di una guerra di cui in Russia è vietato anche solo parlare.

Enrico Piovesana

Categoria: Guerra
Luogo: Cecenia (Russia)