13/07/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Il Bangladesh sta per diventare il nuovo Afganistan, Bengodi dei gruppi teroristici. Un allarme dei servizi indiani e britannici
di gianluca Ursini
 
Come in un copione già letto tante volte, arriva dal Sud Asia un allarme sulle infiltrazioni dei maggiori gruppi terroristici in un Paese che finora non compariva nei report dei servizi segreti: il Bangladesh. E come in un copione già letto, l'accoglienza agli estremisti guerrafondai arriva da Esecutivi che promettono di moralizzare la vita politica del Paese col rigore e con le manette. Come quelle scattate stamani nella capitale Dacca ai polsi dell'ex Prima ministra Sheikh Hasina, primogenita del Padre della nazione Sheikh Mujibur Rahman. Le accuse contro di lei dal nuovo esecutivo di militari insediatosi in gennaio, riguardano vari episodi di corruzione risalenti al suo periodo al Governo, dal '96 al 2001. Hasina sarebbe accusata anche di aver ordito l'uccisione di quattro avversari politici.
Ma in mano ai moralizzatori della vita pubblica, il territorio bengalese può diventare la nuova zona franca per l’addestramento di varie reti terroristiche; lo dice un rapporto dei servizi segreti indiani in collaborazione con i colleghi dell’M16 inglese. Il referto apre scenari innovativi sulle roccaforti che il terrorismo di matrice jihadista e maoista cerca di conquistare ad est, visto che i rifugi un tempo sicuri in Afganistan e Pakistan sono sotto il tiro degli eserciti occidentali.
Un rapporto lasciato trapelare dai servizi inglesi alla stampa britannica ha avuto risalto in alcuni articoli del ‘The Guardian' a inizio di luglio, riecheggiando vecchie fissazioni dei servizi indiani, ossia che il vicino Bangladesh, musulmano, offre da anni ospitalità a gruppi terroristici che minano la stabilità dello stato Indiano, con la copertura del potentissimo Isi (Inter Services Intelligence) pachistano.
 
l'ultimo attacco dei maoistiCollaborazioni di vecchia data. Secondo il portale ‘South Asian Terrorism’, il patto che accorda copertura a questi network terroristici verrebbe dalla collaborazione tra l’Isi pachistano, che da sempre vuole destabilizzare Nuova Delhi, e il Dgfi (Directorate General of Field Intelligence) del Bangladesh; Islamabad e Daccra sono ora due stati, che nel 1948 si separarono dall’India per la loro matrice musulmana; divisi dal 1971 in due nazioni distanti migliaia di km, non hanno mai smesso di cooperare a livello di intelligence.
 
arsenale sequestrato agli UlfaTerreno favorevole. Secondo le intelligence indiana e britannica, il panorama politico bengalese sarebbe più favorevole a questi gruppi dal 2001, con la vittoria elettorale dei nazionalisti di Begum Khaleda Zia del Bangladesh National Party (BNP). Questo partito patriottico avrebbe riallacciato i rapporti con l'intelligence pachistana, mirati a  fornire appoggio alle reti jihadiste legate anche ad Al Qaida (Osama bin Laden avrebbe visitato nel 2000 i campi dei guerriglieri islamici bengalesi, che finanziava già dal 1992). Il panorama non sarebbe cambiato con l'arrivo in gennaio di una giunta di militari che vuole moralizzare il Paese: liberare la politica dai corrotti va bene, ma cacciare chi addestra i terroristi non sembra un apriorità in agenda pèer i nuovi governanti bengalesi. 
A insospettire i servizi inglesi e indiani, c'è da riportare anche l'accoglienza fornita da un partito islamico presente al Governo, Jamaat Islamiya a vari esponenti radicali dell'omonimo movimento in Indocina, che vuole instaurare un grande stato islamico tra Singapore, Indonesia Malesia Thailandia e Filippine.
 
strage attribuita ai nazionalisti tripuraRivalità di confine. Questi network islamici internazionali si gioverebbero di un tessuto già sperimentato negli anni dai gruppi indipendentisti indiani del Nordest, che hanno riparo in Bangladesh da decenni. Il 3 luglio Nuova Delhi ha denunciato per l’ennesima volta l’esistenza di 176 campi di addestramento terroristico in territorio bengalese. Prontamente smentita dal responsabile della Guardia Frontiera bengalese, maggiore Shakil Ahmed. Ma l'accusa veniva dalla controparte indiana, generale A. K. Mitra della 'Border Force' di Delhi. "Molti di questi - secondo Mitra - sono accampamenti mobili,che possono essere smontati nel giro di un giorno e trasferiti a poca distanza. Servono stabilmente per insegnare tecniche di guerriglia a vari gruppi terroristici, islamici o maoisti o indipendentisti". Il suo predecessore M. H. Mushahari ha messo il carico: "Forse sono quasi 200 campi, e sono in mano ai 18 gruppi indipendentisti più sanguinari".
 
l'ultimo attentato delle Tigri del TripuraIl mercato del terrore. Le strutture verrebbero anche usate da movimenti indipendentisti del Nord Est indiano. Nell'elenco si leggono decine di sigle, alcune dai nomi curiosi come Ulfa, i "patrioti dell’Assam", o i patrioti Tripura, dalle ‘All Tripura Tiger forces’ al NFLT, (Liberation Front of Tripura ), per non dire di 'National Democratic front of Bodoland, o Katampur Liberation Organisation. Ci sono poi i maoisti, i Naxaliti, che negli ultimi anni si stanno dimostrando molto attivi in 14 stati indiani su 29. Un sootbosco terroristico che può fiorire su 4mila chilometri di frontiera porosa in una zona di paludi, dove è facile fare passare armi e terroristi alla macchia; specie nei 2.200 km di confine con il Bengala Occidentale.
 

Gianluca Ursini

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