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Collaborazioni di vecchia data. Secondo il portale ‘South Asian Terrorism’, il patto che accorda copertura
a questi network terroristici verrebbe dalla collaborazione tra l’Isi pachistano,
che da sempre vuole destabilizzare Nuova Delhi, e il Dgfi (Directorate General of Field Intelligence) del Bangladesh; Islamabad e Daccra sono ora due stati, che nel 1948 si separarono
dall’India per la loro matrice musulmana; divisi dal 1971 in due nazioni distanti
migliaia di km, non hanno mai smesso di cooperare a livello di intelligence.
Terreno favorevole. Secondo le intelligence indiana e britannica, il panorama politico bengalese
sarebbe più favorevole a questi gruppi dal 2001, con la vittoria elettorale dei
nazionalisti di Begum Khaleda Zia del Bangladesh National Party (BNP). Questo
partito patriottico avrebbe riallacciato i rapporti con l'intelligence pachistana,
mirati a fornire appoggio alle reti jihadiste legate anche ad Al Qaida (Osama
bin Laden avrebbe visitato nel 2000 i campi dei guerriglieri islamici bengalesi,
che finanziava già dal 1992). Il panorama non sarebbe cambiato con l'arrivo in
gennaio di una giunta di militari che vuole moralizzare il Paese: liberare la
politica dai corrotti va bene, ma cacciare chi addestra i terroristi non sembra
un apriorità in agenda pèer i nuovi governanti bengalesi.
Rivalità di confine. Questi network islamici internazionali si gioverebbero di un tessuto già sperimentato
negli anni dai gruppi indipendentisti indiani del Nordest, che hanno riparo in
Bangladesh da decenni. Il 3 luglio Nuova Delhi ha denunciato per l’ennesima volta
l’esistenza di 176 campi di addestramento terroristico in territorio bengalese.
Prontamente smentita dal responsabile della Guardia Frontiera bengalese, maggiore
Shakil Ahmed. Ma l'accusa veniva dalla controparte indiana, generale A. K. Mitra
della 'Border Force' di Delhi. "Molti di questi - secondo Mitra - sono accampamenti
mobili,che possono essere smontati nel giro di un giorno e trasferiti a poca distanza.
Servono stabilmente per insegnare tecniche di guerriglia a vari gruppi terroristici,
islamici o maoisti o indipendentisti". Il suo predecessore M. H. Mushahari ha
messo il carico: "Forse sono quasi 200 campi, e sono in mano ai 18 gruppi indipendentisti
più sanguinari".
Il mercato del terrore. Le strutture verrebbero anche usate da movimenti indipendentisti del Nord Est
indiano. Nell'elenco si leggono decine di sigle, alcune dai nomi curiosi come
Ulfa, i "patrioti dell’Assam", o i patrioti Tripura, dalle ‘All Tripura Tiger forces’ al NFLT, (Liberation Front of Tripura ), per non dire di 'National Democratic front of Bodoland, o Katampur Liberation Organisation. Ci sono poi i maoisti, i Naxaliti, che negli ultimi anni si stanno dimostrando
molto attivi in 14 stati indiani su 29. Un sootbosco terroristico che può fiorire
su 4mila chilometri di frontiera porosa in una zona di paludi, dove è facile fare
passare armi e terroristi alla macchia; specie nei 2.200 km di confine con il
Bengala Occidentale. Gianluca Ursini
Parole chiave: M16, Foreign Office, Osama Bin Laden, Jamaat Islamiya, Ursini