12/07/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Intervista a Rotimi Adebari, il primo sindaco irlandese di colore
Portlaoise, cittadina di 15.000 abitanti nella fredda Irlanda, è distante migliaia di km dal suo Paese d'origine. Ma Rotimi Adebari, 43 enne dal sorriso franco e dai modi gentili, fuggito nel 2000 dalla Nigeria sulla scia degli scontri interreligiosi che insanguinarono il Paese, si sente a suo agio anche qui.
A fine giugno, Adebari è diventato il primo sindaco nero dell'Irlanda. Grazie anche alla passione e alla tenacia che ha messo nel favorire l'integrazione tra immigrati e società locale. PeaceReporter ne ha raccolto le impressioni in un'intervista.

Rotimi AdebariSignor Adebari, innanzitutto complimenti...
Vi ringrazio. Il prossimo mese, saranno sette anni esatti che sono in Irlanda. In così poco tempo, riuscire a conquistare la fiducia di Portlaoise è stata una grande soddisfazione.

Ci racconti come è cominciata la sua carriera politica
Sono stati gli irlandesi e gli immigrati con cui lavoravo a spingermi a entrarci, io non ci pensavo assolutamente. Dopo tre anni qui, capii che c'era bisogno di qualcuno che rappresentasse le minoranze, così nel 2004 fui eletto nel consiglio municipale. Ma la soddisfazione è stata il venire scelto come sindaco dalla gente locale, che quest'anno è andata a fare campagna elettorale per me casa per casa. La gente ha votato per le mie idee, non per la mia pelle.

I primi tempi in Irlanda sono stati difficili?
Molto. Non conoscevo nessuno, la mia famiglia era spaesata. Non riuscivo a trovare un lavoro, perché le agenzie di collocamento preferivano gli irlandesi. “Le faremo sapere”, era l'immancabile conclusione di ogni colloquio. Ma già sapevo che non avrebbero richiamato.

Poi, arrivò la svolta...
Esatto. Mi mantenevo grazie a lavoretti saltuari, ma nel 2002 decisi di creare un ufficio di consulenza per favorire l'integrazione degli immigrati nelle aziende. Per il primo anno ho fornito assistenza gratuita, solo dopo sono riuscito ad avviare l'attività in maniera vera e propria.
Sono entrato in contatto con un sacco di persone e con diverse realtà. E ho capito che solo tramite la reciproca conoscenza irlandesi e immigrati avrebbero potuto integrarsi appieno.

E' mai stato vittima di episodi di intolleranza?
La prima settimana. Passeggiavo per il centro di Dublino con la mia famiglia, e un uomo si avvicinò dicendoci qualcosa come “cosa siete venuti a fare qui? Voi neri dovreste rimanere nella giungla!”. Ci rimasi malissimo, perché il mio figlio di 8 anni era lì, e sentì tutto. Non volevo che i miei figli pensassero che gli irlandesi erano come quell'uomo. In tutto il mondo c'è gente intollerante, ma è una minoranza.

Figlie di immigrati in una scuola di DublinoL'Irlanda negli ultimi anni ha accolto un gran numero di immigrati. Non pensa che la cosa possa portare gli irlandesi a essere più diffidenti nei confronti di chi viene da fuori?
In dieci anni l'Irlanda è cambiata tantissimo. Da terra di emigrazione si è trasformata in terra di immigrazione. Prima la gente veniva qui a studiare l'inglese, rimaneva qualche mese e tornava indietro con l'immagine di un Paese idilliaco. Ora, l'immigrazione di lungo periodo pone una sfida nuova. E' come andare a trovare un amico che vive lontano e stare in casa sua per tre giorni, oppure diventare suo vicino di casa. Alla lunga le differenze emergono.
Finora, comunque, non ci sono stati grossi problemi: la percezione degli immigrati non è cambiata neanche dopo gli attentati a New York, Madrid e Londra.

Come giudica le elezioni in Nigeria? Alcuni le definiscono un fallimento completo, altri una semplice mancanza di maturità della democrazia nigeriana
La Nigeria viene da decenni di dittatura militare, e più volte ha subìto battute d'arresto sulla strada verso la democrazia. E' un processo graduale, che non avviene certo per diritto divino. Il mio è un Paese straordinario, con grandi risorse naturali e petrolifere, anche se finora sono state usate male. Per questo rimango fiducioso.
Ma l'Irlanda è la nostra nuova casa, ormai. E non abbiamo intenzione di tornare indietro. 

Matteo Fagotto

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