12/07/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Tre cittadini israeliani raccontano il loro ricordo della guerra in Libano
Scritto per noi da
Cecilia Anesi 
 
Haifa colpita dai KatyushaL'arabo-israeliano. “Non avevo mai pensato che un razzo di Hezbollah potesse colpire una città araba dentro Israele. Ero sdraiato sul letto nella mia casa a Nazareth quando ho visto tre missili cadere verso il centro della città. Poco dopo ero incollato alla televisione che sfornava notizie sulla guerra e mostrava le immagini della gente in fuga”. Così la guerra tra Israele e Libano è entrata nella vita di Mazen, un giovane ragazzo arabo-israeliano. “Appena uscito di casa ho appreso della morte di due bambini di 3 e 7 anni. Non capivo perchè Hezbollah avesse colpito proprio una città araba. Per la prima volta ho realizzato che nessun luogo è sicuro e mi è crollato il mondo addosso”. Un anno fa Mazen studiava a Tel aviv, dove si erano riparate migliaia di persone in fuga dalle città del nord. “Nei giorni successivi ho visto in televisione Nasrallah che si scusava con la gente di Nazareth per la morte dei due bambini e offriva un risarcimento alla famiglia. Loro hanno preso il denaro perché sapevano che la guerra non è stata colpa di Hezbollah, la guerra c'era e loro dovevano accettarla”.

Soldati israeliani nel GolanIl soldato. A.B. invece, è un israeliano di origine Ucraina che durante la guerra prestava servizio militare nel nord del Golan. “C'era sempre molta tensione -ricorda- perché si temeva un attacco della Siria”. A.B. si rese conto da subito di alcuni problemi organizzativi: “La base era sovraffollata perché erano giunti molti riservisti e noi ragazzi dormivamo per terra o in cucina. Sapevamo già in che condizioni versasse l'esercito, dunque quando sono stati divulgati i risultati della commissione Winograd (sugli errori che hanno portato alla sconfitta il Libano, ndr) non mi sono stupito per niente. Non mi ha sorpreso nemmeno la campagna di informazione seguita al rapimento dei due soldati da parte di Hezbollah: è evidente che ci sono persone che hanno usato quella cattura per i loro scopi personali, per esempio i capi dell'esercito come Dan Halutz, che in seguito ha dovuto dare le dimissioni”. A.B. ricorda le visite dei comandanti che annunciavano una vittoria schiacciante in cinque giorni e la fiducia che, con il passare dei giorni, andava calando, “A un certo punto -dice- abbiamo realizzato che l'esercito non era in grado di tenere sotto controllo la situazione. Ero molto confuso, c'era tantissimo lavoro da svolgere e non si dormiva”. Come la maggior parte dei suoi connazionali, A.B. ha seguito gli eventi bellici dalla televisione israeliana e ammette di non aver dato molto peso alle notizie delle distruzioni e dei massacri in Libano: “Seguivo la guerra con la Tv della base e le immagini che mi sono rimaste impresse sono quelle di Haifa colpita dai missili Katyusha, gli stessi che hanno colpito un treno su cui viaggiavano dei miei amici”.

Le tombe dei bambini uccisi a Qana. Foto di Naoki TomasiniIl giornalista. Dimitri Reider è un giornalista israeliano di origine russa, non era al fronte ma quegli eventi li ricorda bene. Mette subito in chiaro: “La guerra non è andata come era stata pianificata: Israele voleva spingere Hezbollah lontano dal confine e minare le basi del suo consenso all'interno del paese. Il rapimento dei due soldati è stato un pretesto per attaccare, ma è arrivato un po' prima del previsto. Durante quei giorni -ricorda- la sensazione era che Israele puntasse a un'escalation perché non era in grado di fermare il lancio dei missili, mentre la gente provava rabbia verso il governo e un opprimente senso di vulnerabilità”. Anche Dimitri non fu sorpreso nell'apprendere le conclusioni dell'inchiesta Winograd, ma sottolinea come l'inchiesta sia stata interna al governo: “il documento ha un valore storico ma è stato usato come arma politica contro Olmert, ma in sé la commisione non ha portato giustizia né alle vittime israeliane, né a quelle libanesi”. “Conservo il ricordo di quei soldati, più o meno della mia età, che sono stati mandati al fronte, a morire e a uccidere, in una guerra inutile, voluta da un governo irresponsabile. Ma le immagini che mi hanno colpito di più -conclude il giornalista- sono quelle del massacro di bambini avvenuto a Qana. Non mi sono mai sentito così arrabbiato e impotente.
 
Categoria: Guerra
Luogo: Libano
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