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Rio è in guerra. Con una media di nove morti al giorno,
la città del Cristo Redentore è diventata uno dei
luoghi più violenti al mondo. A scontrarsi sono le bande di
narcotrafficanti, che si uccidono per il controllo del territorio,
che altro non è se non una zona franca dove smerciare droga e
armi. Nel contesto si inseriscono sia le forze di polizia, con blitz
estemporanei che non fanno che inasprire le reazione delle gang, e
gruppi paramilitari, che armati fino ai denti tengono testa alle
mafie locali, in una spirale di violenza senza fine.
A scuola di guerriglia. La cartina delle mafie di Rio de
Janeiro è quanto più di complesso e variabile possa
esistere. Il territorio, sterminato, ospita milioni di persone. I
gruppi e i gruppuscoli sono migliaia e ogni giorno si affiliano e si
scindono in un rimescolamento di ruoli e poteri. Chi è più
violento vince. Regola che ben conoscono le bande del Complejo
Alemao, una delle peggiori favelas di Rio, che per apprendere nuove
tecniche di battaglia hanno ingaggiato niente meno che un ex
paracadutista dell'esercito brasiliano, che ha dismesso la divisa per
passare tra le fila dei narcotrafficanti. Giorni fa, in una delle
casupole adibite a nascondiglio, i poliziotti hanno rinvenuto un
manuale di 50 pagine destinato al “ramo guerrigliero” della
temuta banda Comando Rojo, scoperta durante una maxi operazione che
ha lasciato sul tappeto 44 morti.
La testimonianza. “Si muovono come un battaglione di
militari – ha spiegato alla stampa il commissario carioca Oscar
Olivera – hanno lanciatori di granate e cecchini, e
sono sempre accompagnati da addetti alla logistica. I più
giovani sono incaricati di trasmettere informazioni via radio e per ogni battaglia
esistono persino squadre di pronto intervento per evacuare i
feriti”. L'ufficiale di polizia ha partecipato al blitz che ha
portato alla scoperta del manuale e lo descrive con parole che dicono
molto sull'evoluzione della situazione carioca: “In 22 anni di
servizio mai ho partecipato a uno scontro a fuoco tanto intenso. Il
capo dei narco, Antonio Ferreira detto Tota, è riuscito a
scappare perché ha un corpo di guardia di 38 uomini che non
hanno smesso un attimo di lanciarci bombe a mano. Hanno applicato il
manuale alla perfezione”. Stella Spinelli