stampa
invia
La festa è finita. Pieni di soldi e di autostima, i
bianchi tirano le fila dell'economia peruviana e si sono ritagliati
angoli di lusso off-limits in ogni parte del paese. Dall'altra parte,
la massa di cittadini, indios o meticci, costretti al limite della
soglia di povertà e senza prospettive, se non quella di
emigrare e spedire le rimesse alla famiglia. Quasi la metà dei
peruviani vive sotto la soglia di povertà, ossia con meno di
due dollari al giorno. Di questi, cinque milioni su una popolazione
di 28, vivono in situazioni drammatiche, con meno di 30 dollari al
mese
Reazioni. È come se il fenomeno Humala
abbia fatto scattare l'allarme nella testa della élite,
dimostrandole che le disuguaglianze sociali ed economiche non solo
intorpidiscono lo sviluppo del Perù, ma minacciano il posto al
sole di chi in questa situazione ci ha sempre sguazzato. Da qui una
reazione a 360 gradi. Da una parte, la decisione, adottata un mese
fa, di inaugurare due metodi per combattere la povertà
endemica: trasferire ai governi regionali e locali 16 milioni di
soles (circa 4 mila milioni di euro) da investire in infrastrutture e
in aiuti sociali, e inaugurare il Programma Crecer
(Crescere), che unito a quello minerario di solidarietà con il
popolo lanciato a dicembre, interverrà su 3milioni di persone, di cui un terzo
bambini. Dall'altra,
l'inasprimento delle pene per i razzisti e la chiusura del Café
del Mar.Stella Spinelli
Parole chiave: perù, razzismo, lima, café del mar, alan garcia, stella spinelli