06/07/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



I due leader indigeni imprigionati ingiustamente non si arrendono

“Meglio morire che smettere di lottare”. Marcelino e Leonardo Miranda, i due leader indigeni imprigionati più di un anno fa non hanno intenzione di arrendersi. Nel momento in cui la Corte di Appello ha rifiutato il ricorso, riconfermando loro la condanna a venticinque anni, si sono detti sereni e pronti a tutto pur di dimostrare la propria innocenza. Le imputazioni sono pesanti: omicidio, appropriazione indebita, danni, usurpazione, violazione di domicilio, furto di bestiame e lesioni.
“Le accuse sono chiaramente false. I giudici sono corrotti. Questa è una detenzione di stampo politico”, non si stancano di ripetere gli attivisti del Consiglio Civico delle organizzazioni popolari e indigene dell’Honduras (Copinh), che da mesi vanno avanti con manifestazioni di protesta e appelli per chiederne la liberazione.

I Miranda sono indios Lenca della comunità di Montagna Verde, una riserva silvestre ubicata nelle montagne occidentali del Paese. Sono due personaggi chiave nella lotta indios, figure centrali del Consiglio indigeno comunale, hanno sempre avuto molte responsabilità comunitarie e sono rispettati e ascoltati.
Nella loro azione di salvaguardia dei terreni ancestrali i due hanno messo i bastoni fra le ruote a una ricca e potente famiglia della zona, intenzionata ad appropriarsi di buona parte di quei preziosi ettari.

“Questo arresto è tutta una messa in scena, con tanto di testimoni falsi. Uno sporco tentativo di eliminare i due capi carismatici del movimento indigeno, che da sempre si oppongono all’appropriazione indebita delle terre - aggiungono -. E la decisione della Corte d’Appello è l’ennesimo sopruso. Ma non ci arrendiamo all’ingiustizia. Abbiamo appena iniziato nuove azioni per denunciare questa palese mancanza di rispetto dei diritti umani e rinforzeremo la nostra campagna internazionale in difesa dei due companeros innocenti”.

Per sottolineare quanto e come sia ingiusta questa carcerazione il Copinh ha seguito l’esempio dei due Miranda che alle 5 di mercoledì 30 giugno hanno iniziato uno sciopero della fame durato fino alle 17 di venerdì 2 luglio. Per solidarietà più di trecento persone delle differenti comunità indigene dell’Honduras si sono date appuntamento sotto l’edificio della Corte Suprema e si sono rifiutati di mangiare per tre giorni.

“Martedì scorso [29 giugno ndr] siamo andati a trovare Marcelino e Leonardo nel centro penitenziario di Gracias – racconta un attivista del Consiglio Civico – Erano intenzionati a iniziare uno sciopero della fame ad oltranza sia per protestare contro le ingiustizie subite sia per denunciare la situazione di Montagna Verde, costretta da troppo tempo a sopportare i soprusi dei ricchi. Fortunatamente siamo riusciti a convincerli che non mangiare per un periodo di tempo indefinito significa morte sicura, dato che questo governo e questo potere giudiziario sono indifferenti e corrotti. Invece noi tutti li vogliamo liberi sì, ma soprattutto vivi e forti nella lotta”.

Questo il testo della denuncia al governo, alla comunità nazionale e a quella internazionale.

"Il nostro Paese continua la politicizzazione del potere giudiziario da parte dei signori che ostentano il potere politico, economico e militare con la recente conferma della condanna a 25 anni di prigione contro i fratelli Miranda, in un processo manipolato, razzista, parziale ed ingiusto. E’ chiaro che le vere ragioni di questa violazione ai diritti umani fondamentali sono la lotta di questi leader indigeni in difesa delle proprie terre e il fatto di essere membri del Copinh.
I nostri compagni sono in prigione da 17 mesi e al momento dell’arresto sono stati torturati in molti modi da 28 ufficiali di polizia e paramilitari in un atto repressivo contro tutta la comunità di Montaña Verde. Adesso quei torturatori stanno godendo dell'impunità e alcuni sono stati perfino citati per testimoniare contro i nostri compagni che continuano a mantenere tutta la loro fermezza e a credere nei principi del loro popolo, nonostante tutto. Nonostante le torture selvagge, le minacce ricevute in carcere dall’ “inteligencia” del Ministerio de Seguridad, le condanne giudiziarie, gli ostacoli alla giustizia del Pubblico Ministero e il palese accanimento.
La Corte di Appello di Santa Rosa de Copan, invece di riportare la legalità nel caso dei nostri compagni Lencas Marcelino e Leonardo Miranda, ha ufficializzato l’arbitrarietà del giudice di Gracias, confermando le accuse pur senza il minimo sostegno probatorio e addirittura contraddicendo le perizie.  
La sentenza approvata va contro ogni equità e giustizia: convalida come prova le dichiarazioni di testimoni mai citati, rese senza la convocazione della difesa e fuori dal periodo  probatorio.
Le formalità, i diritti e le garanzie stabilite dalla Costituzione della Repubblica sono state completamente violate.
Quanto sopra, dimostra che quando si tratta  di amministrare la giustizia  in accuse  contro gli Indigeni, la legge e  la vera giustizia vengono meno se ci sono da proteggere gli interessi  dei gruppi di potere, con ciò si evidenzia che il   Poder Judicial  si é strumentalizzato  a favore dei potenti. 
 
Perciò, la nostra organizzazione ha deciso di continuare  in maniera  energica un processo di lotta, di denuncia, di  resistenza davanti alla Corte  Suprema di Giustizia, davanti al resto dei  poteri dello stato, e alle istanze internazionali, in tutte le forme che i nostri diritti costituzionali, storici e ancestrali  ci permettono, uniti ai nostri compagni  Marcelino y Leonardo in carcere, dichiaratisi in Sciopero della Fame da mercoledì 30 giugno alle 5:00 fino alle 17:00 del 2 luglio del 2004.
Condanniamo il Governo  del  burattino e dittatore Ricardo Maduro, condanniamo l’operato della Corte di Appello  di Santa Rosa de Copan ed esigiamo che sia data la libertà immediata ai nostri compagni prigionieri politici in Honduras.

Ci uniamo in maniera attiva alla richiesta  presentata al governo e alle azioni intraprese dal Magisterio Nacional e dalla Coordinadora Nacional de Resistencia Popular, della quale siamo membri. Chiamiamo il popolo hondureño a lottare con forza e dignità.
 
La lettera dal carcere dei fratelli Miranda 

Stella Spinelli

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