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“Meglio morire che smettere di lottare”. Marcelino e Leonardo Miranda, i due
leader indigeni imprigionati più di un anno fa non hanno intenzione di arrendersi.
Nel momento in cui la Corte di Appello ha rifiutato il ricorso, riconfermando
loro la condanna a venticinque anni, si sono detti sereni e pronti a tutto pur
di dimostrare la propria innocenza. Le imputazioni sono pesanti: omicidio, appropriazione
indebita, danni, usurpazione, violazione di domicilio, furto di bestiame e lesioni.
“Le accuse sono chiaramente false. I giudici sono corrotti. Questa è una detenzione
di stampo politico”, non si stancano di ripetere gli attivisti del Consiglio Civico
delle organizzazioni popolari e indigene dell’Honduras (Copinh), che da mesi vanno avanti con manifestazioni di protesta e appelli per chiederne
la liberazione.
I Miranda sono indios Lenca della comunità di Montagna Verde, una riserva silvestre
ubicata nelle montagne occidentali del Paese. Sono due personaggi chiave nella
lotta indios, figure centrali del Consiglio indigeno comunale, hanno sempre avuto
molte responsabilità comunitarie e sono rispettati e ascoltati.
Nella loro azione di salvaguardia dei terreni ancestrali i due hanno messo i
bastoni fra le ruote a una ricca e potente famiglia della zona, intenzionata ad
appropriarsi di buona parte di quei preziosi ettari.
“Questo arresto è tutta una messa in scena, con tanto di testimoni falsi. Uno sporco tentativo di eliminare i due capi carismatici del movimento indigeno, che da sempre si oppongono all’appropriazione indebita delle terre - aggiungono -. E la decisione della Corte d’Appello è l’ennesimo sopruso. Ma non ci arrendiamo all’ingiustizia. Abbiamo appena iniziato nuove azioni per denunciare questa palese mancanza di rispetto dei diritti umani e rinforzeremo la nostra campagna internazionale in difesa dei due companeros innocenti”.
Per sottolineare quanto e come sia ingiusta questa carcerazione il Copinh ha seguito l’esempio dei due Miranda che alle 5 di mercoledì 30 giugno hanno iniziato uno sciopero della fame durato fino alle 17 di venerdì 2 luglio. Per solidarietà più di trecento persone delle differenti comunità indigene dell’Honduras si sono date appuntamento sotto l’edificio della Corte Suprema e si sono rifiutati di mangiare per tre giorni.
“Martedì scorso [29 giugno ndr] siamo andati a trovare Marcelino e Leonardo nel centro penitenziario di Gracias – racconta un attivista del Consiglio Civico – Erano intenzionati a iniziare uno sciopero della fame ad oltranza sia per protestare contro le ingiustizie subite sia per denunciare la situazione di Montagna Verde, costretta da troppo tempo a sopportare i soprusi dei ricchi. Fortunatamente siamo riusciti a convincerli che non mangiare per un periodo di tempo indefinito significa morte sicura, dato che questo governo e questo potere giudiziario sono indifferenti e corrotti. Invece noi tutti li vogliamo liberi sì, ma soprattutto vivi e forti nella lotta”.
Questo il testo della denuncia al governo, alla comunità nazionale e a quella internazionale.
"Il nostro Paese continua la politicizzazione del potere giudiziario da parte
dei signori che ostentano il potere politico, economico e militare con la recente
conferma della condanna a 25 anni di prigione contro i fratelli Miranda, in un
processo manipolato, razzista, parziale ed ingiusto. E’ chiaro che le vere ragioni
di questa violazione ai diritti umani fondamentali sono la lotta di questi leader
indigeni in difesa delle proprie terre e il fatto di essere membri del Copinh.
I nostri compagni sono in prigione da 17 mesi e al momento dell’arresto sono
stati torturati in molti modi da 28 ufficiali di polizia e paramilitari in un
atto repressivo contro tutta la comunità di Montaña Verde. Adesso quei torturatori
stanno godendo dell'impunità e alcuni sono stati perfino citati per testimoniare
contro i nostri compagni che continuano a mantenere tutta la loro fermezza e a
credere nei principi del loro popolo, nonostante tutto. Nonostante le torture
selvagge, le minacce ricevute in carcere dall’ “inteligencia” del Ministerio de
Seguridad, le condanne giudiziarie, gli ostacoli alla giustizia del Pubblico Ministero
e il palese accanimento.
La Corte di Appello di Santa Rosa de Copan, invece di riportare la legalità nel
caso dei nostri compagni Lencas Marcelino e Leonardo Miranda, ha ufficializzato
l’arbitrarietà del giudice di Gracias, confermando le accuse pur senza il minimo
sostegno probatorio e addirittura contraddicendo le perizie.
La sentenza approvata va contro ogni equità e giustizia: convalida come prova
le dichiarazioni di testimoni mai citati, rese senza la convocazione della difesa
e fuori dal periodo probatorio.
Le formalità, i diritti e le garanzie stabilite dalla Costituzione della Repubblica
sono state completamente violate.
Quanto sopra, dimostra che quando si tratta di amministrare la giustizia in
accuse contro gli Indigeni, la legge e la vera giustizia vengono meno se ci
sono da proteggere gli interessi dei gruppi di potere, con ciò si evidenzia che
il Poder Judicial si é strumentalizzato a favore dei potenti.
Perciò, la nostra organizzazione ha deciso di continuare in maniera energica
un processo di lotta, di denuncia, di resistenza davanti alla Corte Suprema
di Giustizia, davanti al resto dei poteri dello stato, e alle istanze internazionali,
in tutte le forme che i nostri diritti costituzionali, storici e ancestrali ci
permettono, uniti ai nostri compagni Marcelino y Leonardo in carcere, dichiaratisi
in Sciopero della Fame da mercoledì 30 giugno alle 5:00 fino alle 17:00 del 2
luglio del 2004.
Condanniamo il Governo del burattino e dittatore Ricardo Maduro, condanniamo
l’operato della Corte di Appello di Santa Rosa de Copan ed esigiamo che sia data
la libertà immediata ai nostri compagni prigionieri politici in Honduras.
Stella Spinelli